Chi ha il vero potere sull’isola non è il Partito Comunista cubano ma il gruppo GAESA (Grupo de Administración Empresarial S.A.) un imponente conglomerato economico cubano gestito dall’esercito con il 95enne Raul Castro tuttora al vertice.
GAESA è considerato il vero cuore finanziario del Paese, arrivando a controllare tra il 40% e oltre 70% dell’intera economia nazionale e quasi tutti i settori che generano valuta estera soprattutto il turismo oggi praticamente azzerato.
Nei primi cinque mesi di quest’anno Cuba ha accolto 360 mila turisti un crollo del 56% in rapporto allo stesso periodo del 2025, nel solo mese di maggio 31.000, mentre l’occupazione generata dal settore è sempre più esigua, un 13% circa.
La pressione di Trump su Miguel Díaz-Canel si sta intensificando in un momento in cui Cuba potrebbe essere sull’orlo dell’isolamento totale. Mentre le sanzioni statunitensi colpiscono la rete di imprese legate a GAESA e le principali catene alberghiere internazionali si ritirano, il presidente opta per una svolta rivelatrice: invita i cubani all’estero a investire in un settore turistico in difficoltà.
Crescono pertanto i dubbi sul futuro del potere a Cuba, anche se si puntano i riflettori sulla famiglia Castro citando una fuga di notizie relative a conversazioni tra il nipote di Raúl Castro, noto come “El Cangrejo” (Il Granchio), e un candidato repubblicano statunitense.
Tutto ciò accade mentre l’economia cubana è allo stremo, la produzione agricola è scesa al penultimo posto in America Latina, il paniere alimentare di base equivale a 14 stipendi medi, il dollaro informale è arrivato a 680 CUP e l’euro a 775 (alla data di ieri 16 giugno) con le proiezioni che indicano una ulteriore contrazione economica della regione entro il 2026.
