Asse Ppe e destre sulle nuove norme, previsti anche i centri di rimpatrio nei Paesi terzi
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il nuovo regolamento UE sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione. Il testo è passato con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni.
Cosa cambia concretamente
- Obbligo di lasciare l’UE e maggiore cooperazione
Chi riceve una decisione di rimpatrio dovrà lasciare immediatamente o entro un termine stabilito il territorio dello Stato membro e sarà obbligato a collaborare con le autorità durante la procedura.
- Trattenimento più lungo
Il regolamento amplia le possibilità di trattenimento amministrativo (nei centri per il rimpatrio) per persone considerate a rischio di fuga, non collaborative o pericolose per la sicurezza.
La durata massima può arrivare fino a 24 mesi, con una possibile proroga di altri 6 mesi in determinate circostanze, per un totale di 30 mesi.
- “Return hubs” nei Paesi terzi
È probabilmente la novità più discussa.
L’UE potrà concludere accordi con Paesi extraeuropei per trasferire lì persone destinatarie di un provvedimento di rimpatrio. Questi centri, spesso chiamati “return hubs”, consentirebbero di ospitare i migranti in attesa del rimpatrio definitivo verso il loro Paese d’origine.
Per questo molti commentatori parlano di una “europeizzazione” del modello sperimentato dall’Italia con l’accordo con l’Albania, anche se il regolamento non riguarda esclusivamente quel caso.
- Misure coercitive più ampie
Gli Stati potranno imporre:
- obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità;
- obbligo di soggiornare in un luogo determinato;
- garanzie finanziarie;
- monitoraggio elettronico in alternativa al trattenimento.
- Ordini di rimpatrio più coordinati a livello europeo
L’obiettivo è rendere più uniforme l’esecuzione delle espulsioni nell’UE e ridurre i casi in cui una persona destinataria di un provvedimento in uno Stato si sposta semplicemente in un altro Paese membro.
La Commissione europea sostiene che oggi solo una quota relativamente bassa delle decisioni di rimpatrio viene effettivamente eseguita e che servivano procedure più rapide e uniformi il nuovo regolamento si inserisce nel più ampio Patto europeo su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno 2026.
Le organizzazioni per i diritti umani, parte della sinistra europea e la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’UE (COMECE) temono che l’estensione del trattenimento possa comprimere le garanzie individuali che i centri in Paesi terzi rendano più difficile il controllo sul rispetto dei diritti fondamentali e, in ultimo, aumenti il rischio di violazioni del diritto d’asilo e della tutela delle persone vulnerabili.
In sintesi, la giornata di oggi è per i sostenitori una svolta netta nella gestione dell’immigrazione irregolare, mentre per i critici il rischio di indebolire le tutele dei diritti fondamentali.
