Nel 2025 in Germania hanno cessato l’attività 187.744 imprese, circa il 10% in più rispetto al 2024 e il livello più alto dal 2007. I dati provengono dall’analisi congiunta di Creditreform e ZEW.
Il punto più preoccupante è che solo circa il 13% delle chiusure è legato a procedure d’insolvenza.
I settori più colpiti
- Ristorazione e alberghi: circa 15.000 chiusure, +15%.
- Studi medici: quasi 5.500 chiusure, +23%, spesso per mancanza di successori.
- Industria: circa 11.000 imprese hanno cessato l’attività, +10%.
Il quadro si inserisce in una fase di debolezza più ampia: nel secondo trimestre 2026 l’occupazione nel settore dei servizi tedesco è scesa per la prima volta dall’epoca Covid, mentre nell’industria il calo degli occupati è stato ancora più marcato.
Il problema principale è che il vecchio modello tedesco — industria manifatturiera + energia relativamente economica + grandi esportazioni + forte domanda cinese — è stato colpito contemporaneamente da diversi shock.
- La produttività è troppo debole.
Il FMI individua tra le cause profonde il sotto investimento in infrastrutture, competenze e innovazione, oltre all’eccesso di burocrazia. - L’industria ha perso competitività.
Energia più costosa*, maggiore concorrenza cinese e tensioni commerciali stanno mettendo sotto pressione soprattutto la manifattura e le industrie energivore. Gli istituti economici tedeschi considerano ormai il problema della competitività un fattore strutturale. - Il fattore demografico è molto pesante.
La popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi rapidamente. Il FMI prevede che nei prossimi cinque anni la Germania avrà il calo della popolazione in età lavorativa più marcato tra le economie del G7. - Gli investimenti privati sono insufficienti.
Il capitale produttivo cresce lentamente e questo riduce la capacità dell’economia di aumentare la produttività. La Bundesbank stima infatti una crescita del prodotto potenziale di appena 0,3% nel 2027 e nel 2028. - Le esportazioni non stanno più svolgendo il ruolo di motore.
La Commissione europea rileva che le esportazioni tedesche hanno subito tre anni consecutivi di contrazione e prevede che rimangano sostanzialmente stagnanti, anche a causa dei dazi e dell’incertezza geopolitica.
Quali compensazioni?
Berlino sta aumentando enormemente la spesa per infrastrutture e difesa, proprio per compensare anni di investimenti insufficienti. Tra il 2027 e il 2030 il governo prevede circa 838 miliardi di euro di nuovo debito.
Il problema è che questo può far ripartire il PIL senza necessariamente risolvere il problema della produttività.
Il vero rischio è che il Paese si ritrovi in una situazione di stagnazione strutturale, cioè una crescita molto bassa per un periodo lungo.
Gli stessi istituti economici tedeschi parlano ormai esplicitamente di una crisi profonda e affermano che le forze di crescita potenziale rischiano di esaurirsi entro la fine del decennio senza riforme strutturali.
Non è quindi una Germania sull’orlo del collasso, ma qualcosa di più insidioso: una grande economia che sta lentamente perdendo il proprio potenziale.
* La perdita del gas russo ha provocato lo shock, la dipendenza da un modello industriale costruito attorno a quell’energia relativamente abbondante ed economica ha trasformato lo shock in un problema strutturale. La Germania ha sostituito una parte importante del gas via tubo con GNL acquistato sul mercato mondiale, oltre ad altre forniture, ma ha lasciato l’industria con costi energetici molto più elevati.
La stessa Bundesbank afferma che la forte dipendenza dal gas russo ha amplificato lo shock dei prezzi energetici e che le conseguenze sono ancora visibili nelle industrie energivore. E qui sta il punto fondamentale: prezzo dell’energia e disponibilità dell’energia non sono la stessa cosa, la Germania oggi riesce a procurarsi il gas, ma procurarselo a condizioni competitive è molto più difficile.
