Il dibattito sull’immigrazione in Europa, questione attualissima, comprende la gestione degli arrivi irregolari via mare e terraferma, la difficoltà di ripartire i richiedenti asilo in modo equo tra gli Stati membri, l’efficacia dei rimpatri e l’integrazione sociale ed economica dei nuovi residenti, tematiche in qualche modo vicine alla filosofia di Kalergi*, figura spesso messa in discussione per gli effetti che noi tutti abbiamo sotto gli occhi.
Kalergi fondatore del movimento “Unione Paneuropea” immaginava un’Europa in cui:
- gli Stati europei rinunciassero progressivamente a una parte della propria sovranità a favore di istituzioni comuni;
- le guerre tra Paesi europei diventassero impossibili o estremamente difficili grazie all’interdipendenza;
- si creasse una federazione europea, sul modello di una struttura politica sovranazionale;
- gli europei sviluppassero una coscienza e identità europea accanto alle identità nazionali;
- ci fosse una forte cooperazione economica, politica e diplomatica tra gli Stati;
- l’Europa potesse presentarsi come una potenza unitaria nei confronti delle altre grandi potenze mondiali;
- il nazionalismo aggressivo venisse progressivamente sostituito da un ideale paneuropeo;
- Francia e Germania, in particolare, superassero la loro storica rivalità e diventassero uno dei pilastri dell’unificazione europea.
Il suo progetto era quindi molto più ampio della semplice idea di “Europa unita”: puntava a una trasformazione politica e culturale dell’Europa, dalla somma di Stati nazionali separati a una comunità europea federale.
Sul meticciato, la sua posizione era distinta dal semplice progetto politico di unificazione europea.
In Praktischer Idealismus (1925), Coudenhove-Kalergi immaginava che nel futuro i matrimoni e le mescolanze tra popolazioni diverse avrebbero potuto aumentare progressivamente, portando a una popolazione più “meticcia” e cosmopolita.
In particolare, sosteneva che le identità razziali tradizionali dovevano attenuarsi nel lungo periodo e che l’umanità sarebbe potuta evolvere verso una maggiore mescolanza, una umanità più omogenea e cosmopolita con il superamento dei nazionalismi e delle divisioni tra popoli.
Va precisato che queste idee erano accompagnate da concezioni eugenetiche ed elitiste tipiche di alcuni intellettuali dell’epoca.
Quindi, in estrema sintesi: ipotizzava il meticciato come possibile evoluzione futura dell’umanità, collegandolo alla progressiva perdita di importanza delle distinzioni razziali e nazionali.
Non volendo ipotizzare la volontà da parte dell’Europa di adottare la teoria Kalergi, è comunque innegabile che è in corso una maggiore mescolanza tra popolazioni di diversa origine, la mescolanza demografica esiste ed è in costante aumento in vari contesti e questo può ricordare ciò che Kalergi immaginava nel 1925.
*Il conte Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi (1894–1972) fu un aristocratico e intellettuale austro-giapponese, tra i primi sostenitori dell’unificazione europea e fondatore del movimento paneuropeo.
Il padre Heinrich von Coudenhove-Kalergi, diplomatico austro-ungarico. La famiglia paterna Coudenhove era di origine fiamminga, mentre il ramo Kalergi aveva origini greche e cretesi. La Madre, Mitsuko Aoyama, giapponese, figlia di un commerciante e antiquario di Tokyo.
Quanto alla religione, fu cresciuto come cattolico, ma il suo pensiero politico e filosofico aveva una forte componente cosmopolita che si basa sulla ragione laica e sui diritti umani e non sulla fede o su dogmi divini.
