Ci siamo ricascati: ancora una volta il destino del nostro Paese viene deciso altrove, in altri luoghi e da altri soggetti; ancora una volta il “vincolo esterno” si stringe al collo della nazione come un fil di ferro; ancora una volta la logica o, meglio, il ricatto di un’emergenza assai dubbia ci costringe a scelte senza senso.
Una situazione internazionale incandescente ha portato i governi occidentali, fra cui quello italiano, alla scelta di un riarmo che nessun popolo vuole ma che le classi dirigenti impongono sulla base di visioni e previsioni assolutamente opinabili e molto probabilmente dettate da oscuri interessi politici ma, soprattutto, economici. E ci dispiace molto, moltissimo che Giorgia Meloni, di cui apprezziamo il carattere personale e politico e di cui abbiamo apprezzato il programma iniziale, oggi si sia accodata a queste logiche del tutto in contrasto con i nostri interessi nazionali.
Andiamo con ordine. Un paio di mesi fa è uscito l’ultimo libro di Marcello Foa, La società del ricatto (Guerini e associati, 2025) in cui l’autore sostiene la tesi, tutt’altro che inattendibile, per cui le nostre società sono ormai preda di una “cultura del ricatto” che costringe la politica a scelte apparentemente “obbligate”, le quali vengono giustificate di fronte all’opinione pubblica da situazioni costruite mediaticamente e proposte come assolutamente necessarie, inevitabili, indiscutibili. La versione attuale del vecchio T.I.N.A. (there is no alternative) di thatcheriana memoria si basa su emergenze incomprimibili, indilazionabili, spesso apocalittiche, oltre che su altre forme di ricatto meno catastrofiche ma sempre molto efficaci. Emergenza ambientale, Covid e, oggi, minaccia russa e islamica ne sono esempi lampanti. E contro queste minacce ogni obiezione è respinta, ogni alternativa è esclusa, ogni ritardo è colpevole.
L’adesione alle politiche di riarmo, con le loro drammatiche conseguenze economiche e sociali, si basa proprio su questa logica stralunata.
Ogni paese deve avere, ovviamente, un suo apparato militare di difesa, ma la sua natura e le sue dimensioni vanno valutate attentamente. Oggi, in estrema sintesi, abbiamo da una parte gli Stati Uniti che non vogliono più sobbarcarsi gli oneri della difesa europea e, dall’altra, la pesante azione di lobbying del complesso militare-industriale dell’Occidente che vede nella prospettiva di riarmo una ricca occasione di profitti. Ecco, quindi, la narrazione bellicista che prende quota e vola sulle ali della promozione mediatica e del terrorismo costruiti dalle grandi centrali dell’informazione.
Russia, Iran, Cina, Corea del Nord, Houti, terrorismo islamico in genere (si dovrebbe dire “islamista”, ma fa lo stesso): ecco chi minaccia l’Occidente libero, democratico, tollerante, pacifico, solidale. Stati Uniti, Israele, Europa ne sono l’incarnazione mediatica e hollywoodiana secondo questa narrativa molto diffusa che però occulta gran parte della realtà reale, costituita da cinici interessi economici e di potere.
C’è qualcuno che ci spiega perché mai la Russia, un paese enorme, con risorse enormi, con una popolazione relativamente contenuta, che non ha saputo al momento sconfiggere definitivamente una Nazione minore come l’Ucraina, dovrebbe attaccare l’Europa e l’Italia trovandosi di fronte una schiera di eserciti già ben armati e ben addestrati e tecnologicamente avanzati? Magari spianando le terre d’Europa da conquistare, ricche e pasciute, con le sue armi nucleari? C’è qualcuno che crede questo? Bene, fatecelo conoscere.
Ma c’è un’altra componente di questo immenso potere ricattatorio che ci opprime, ed è la menzogna condivisa, che le centrali mediatiche utilizzano senza scrupolo e con grande efficacia.
Due semplicissimi ma illuminanti esempi: uno, ben conosciuto, è dato dalla capacità nucleare dell’Iran, capacità ipotetica anche prima del raid israelo-americano, tant’è che l’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, si è contraddetta e non sembra avere validato il pericolo di un’imminente atomica iraniana.
Il secondo esempio è la tanto esibita -con orrore e disgusto- affermazione contenuta nella costituzione dell’Iran secondo cui la Repubblica islamica ha come obiettivo conclamato e prioritario la distruzione di Israele; cosa totalmente falsa dal momento che basta leggere, con un minimo di buona volontà, quella Costituzione per scoprire che nessuna affermazione del genere vi è contenuta e che il termine “Israele” non è neppure menzionato. Potenza, appunto, della menzogna condivisa, secondo il ben noto assioma di Goebbels per cui una falsità ripetuta migliaia di volte diventa verità. E permetteteci qui di richiamare ancora alcuni altri lavori di Foa (Gli stregoni della notizia, Guerini e associati, 2006 e 2018; Il sistema (in)visibile, Guerini e associati, 2022) che, per chi avrà voglia di leggerli, costituiscono una illuminante conferma di quanto stiamo dicendo.
Ma da dove viene tutta questa potenza coercitiva della menzogna elevata a politica?
La risposta è abbastanza semplice: viene dal complesso finanziario internazionale che, nella sua costante ricerca di investimenti remunerativi, ha individuato nella spesa militare una ricchissima occasione di profitto, così come nelle varie emergenze ambientali odierne e sanitarie del passato.
Alessandro Volpi, storico e docente presso l’Università di Pisa, è uno dei più affermati studiosi delle relazioni fra potere finanziario e politica (I padroni del mondo, Laterza 2024) e ha fatto notare recentemente come stiano proliferando una gran quantità di ETF (exchange traded funds, fondi di investimento che replicano l’andamento borsistico di determinati settori) legati al settore militare, come la tedesca Rheinmetall o l’italiana Leonardo; oppure come un ETF legato addirittura a un indice NATO che riporta la spesa militare effettiva o anche solo annunciata dei paesi membri: più i paesi spendono o promettono di spendere in ambito militare più l’ETF acquista valore, e da gennaio 2025 si è incrementato del 30%.
Ma ancora: chi crea questi ETF, chi li gestisce, chi li promuove?
Non ci vuole molto a individuare i loro proprietari: Blackrock, Vanguard, State Street e gli altri soliti Padroni del Mondo. Consigliamo ai nostri lettori più curiosi di dare un’occhiata al numero di Millennium dell’ottobre 2024, un periodico edito dal Fatto quotidiano ma, nonostante questa discutibile paternità, interessante e ben strutturato; un numero dove viene tracciata una mappa molto dettagliata e ben documentata del potere finanziario nel mondo, con nomi, cognomi, dati eccetera.
Da tutto ciò risulta ancora una volta chiaro il luogo dove cercare le ragioni di questa improvvisa ed esaltata ossessione bellica che sembra aver travolto la nostra civiltà occidentale, Italia compresa.
E’ vero che l’impegno assunto dai vari paesi qualche giorno fa all’Aia di portare la spesa militare al 5% del prodotto interno lordo è del tutto aleatoria, e che andrà poi consolidata nelle varie sedi istituzionali, parlamenti compresi, negli anni a venire, con tutte le incertezze che questo può comportare; ma quella che sembra invece solidamente definita è la volontà politica di procedere in quella direzione, stornando una immensa quantità di risorse dalla spesa sociale verso quella militare, cosa del tutto inaccettabile e inaccetata dalle opinioni pubbliche dei paesi occidentali.
Che cosa dice Giorgia Meloni agli italiani? Che ha scelto di dare meno assistenza sanitaria, meno istruzione, meno infrastrutture ai suoi cittadini per compiacere Rheinmetall, Leonardo, Lockheed Martin, Dassault? O, indirettamente, Blackrock, Vanguard, State Street e tutti gli altri?
Intanto, presa dal suo vortice di impegni internazionali, non è che Giorgia ha dimenticato la riforma costituzionale, la riforma fiscale, le liste d’attesa ospedaliere, la sicurezza delle nostre città?
Aspettiamo, rispettosamente, qualche risposta.

Un descrizione chiara e precisa di come stanno andando le cose ,
Di come l occidente sia ormai dominato da questo ‘cancro” Militare/finanziario o Finanziario /Militare che come un tumore consuma da
dentro tutte le energie dei popoli che potrebbero vivere e prosperare in pace ..