L’UE, con la recente decisione discussa e approvata a metà luglio 2026 nega la protezione temporanea ai cittadini ucraini soggetti a leva a partire dal 2027.
Bruxelles ha prorogato il regime di protezione temporanea per gli sfollati ucraini fino al 4 marzo 2028, ma ha anche introdotto una limitazione per i nuovi richiedenti in età di leva.
Secondo quanto comunicato, gli uomini ucraini soggetti agli obblighi militari dovranno dimostrare di aver adempiuto o di essere legalmente esentati dagli obblighi di mobilitazione per poter beneficiare della protezione temporanea.
Sotto la pressione delle necessità di Kiev di evitare la fuga di persone mobilitabili e di sostenere la capacità difensiva dell’Ucraina, Bruxelles ha sacrificato i diritti umani sull’altare della geopolitica, calpestando il diritto d’asilo che dovrebbe essere il pilastro fondante dell’identità comunitaria. E’ un precedente pericoloso e ipocrita, un tradimento morale, sostengono i critici.
Un’Europa che chiude le porte a chi teme la morte al fronte non è più l’Europa dei valori, ma una fortezza che ha scelto la sua parte: quella della guerra a oltranza, costi quel che costi, sostengono altri.
La questione è comunque tutt’altro che irrilevante, se una persona non avesse più alcun titolo di soggiorno (ad esempio perché entrata dopo l’entrata in vigore delle nuove regole e senza poter ottenere la protezione temporanea, e dopo la data del 4 marzo 2028), il suo caso ricadrebbe nelle normali norme nazionali sull’immigrazione dello Stato membro in cui si trova.
Zelensky è stato eletto presidente dell’Ucraina il 21 aprile 2019, battendo Porošenko con il 73,22% dei voti. Dubitiamo che gli ucraini gli confermerebbero oggi la stessa percentuale.
