Una analisi oggettiva e controcorrente
Dichiarare e difendere, con motivazioni razionali e obiettive, il proprio pensiero alternativo è sempre un fatto che dimostra dignità, coraggio e coerenza delle proprie opinioni.
Specialmente se questo avviene in un contesto politico-ideologico dove prevale, il più delle volte, la visione chiassosa e barricadiera.
Riconosciamo pertanto degni di nota e di un giusto apprezzamento coloro che esprimono queste posizioni, indipendentemente dall’argomento in questione.
Tuttavia precisiamo che il contenuto delle tesi in campo debba sempre rientrare nell’ambito della correttezza documentale, al fine di una informazione costruttiva e rispettosa.
Questa premessa è indispensabile per affrontare la spinosissima questione relativa alla possibile realizzazione dello Stato Palestinese, nell’ottica della coesistenza pacifica con lo Stato d’Israele.
La ragione e la storia hanno sempre confermato l’inscindibilità del trinomio “un territorio-un popolo-uno stato” per poter consentire una vita civile ed un futuro a qualsiasi comunità etno-culturale e religiosa, ovvero ad un popolo.
Tuttavia le guerre dal 1948, tra lo stato d’Israele e quello che resta della diaspora palestinese e dei loro territori occupati, rendono molto problematica, se non quasi impossibile, la realizzazione di una “Patria palestinese”.
L’attuale conflitto, scatenato dalla strage di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele, la devastazione della striscia di Gaza, il sanguinoso coinvolgimento della popolazione nei bombardamenti israeliani e la traballante tregua in atto, rendono sempre più lontana la soluzione sperata dai Palestinesi.
Davanti a questa realtà, sotto gli occhi di tutti, riportiamo l’opinione di Carlo Coppola, collaboratore di Quora (piattaforma – forum del 17 ottobre 2025) che esprime, con argomentazioni solide e inconfutabili, una evoluzione degli eventi che potrebbero impedire la realizzazione dello Stato Palestinese.
In sintesi e per facilitare il lettore vengono riassunti i seguenti argomenti:
“ … Quindi bisogna guardare alla situazione palestinese con occhio scevro da pulsioni emozionali e capire alcuni concetti fondamentali:
- Lo Stato di Palestina non esiste nella sostanza. C’è stata la possibilità che potesse esistere qualche decennio fa ma i palestinesi non hanno accettato la soluzione dei “due popoli due Stati” e, purtroppo per loro, la scelta si è rivelata deleteria e tragica. Volevano di più e invece non avranno niente.
- Una buona quota di palestinesi sono stati assorbiti da Israele e vivono all’interno dei suoi confini e, benché ultimamente siano malvisti e guardati con sospetto dagli israeliani che provvedono a tenerli sotto il massimo controllo, preferiscono la stabilità e un relativo benessere all’interno di un Paese definito e relativamente potente, piuttosto che la guerra perenne e impossibile dei loro consanguinei a Gaza governato da estremisti pronti a sacrificare se stessi ed anche il proprio popolo in nome di un Dio e di una volontà di potenza fondata sul nulla. Gli arabi israeliani hanno propri rappresentanti in parlamento e anche uomini in posizioni prestigiosi dell’amministrazione. Dei confratelli di Gaza si interessano ben poco. Avete per caso notizia di sollevazioni dei palestinesi israeliani? Niente. Zero. Eppure sono un milione e mezzo. Forse non sono felici. Ma sono rassegnati.
- Gli insediamenti palestinesi in Cisgiordania si sono rarefatti. La gente emigra se ci riesce oppure si integra nella società israeliana. I coloni israeliani ne approfittano e hanno allargato i territori sotto controllo israeliano enormemente e dubito che Israele cederà mai di nuovo quei territori dove, di fatto, i palestinesi, cacciati oppure andati via di propria spontanea volontà, non ci sono più.
Una cartina per capire come si è modificata la situazione dalla dichiarazione ONU del 1947 ad oggi.

E la situazione reale è ancora peggiore di quella sulla cartina che è vecchia di qualche anno.
Le zone verdi in Cisgiordania sono molte di meno al presente e la striscia di Gaza, come sappiamo, è ridotta al lumicino.
Di conseguenza la Palestina come Stato non esiste più. E non perché me lo sogno io, perché nella realtà dei fatti è così. E non c’è nessuna digressione morale o etica in questo. Non dico che sia giusto oppure sbagliato, questo è lo stato dell’arte, piaccia oppure no. Ed è evidente che gli Israeliani vogliano completare l’opera e ci stiano riuscendo e Hamas gli ha dato anche la scusa per farlo.
Esistono però un milione e ottocentomila palestinesi ed ho paura che il loro destino alla lunga sia quello di integrarsi nello Stato di Israele oppure andarsene da qualche parte e in qualche modo. E non c’è niente che si possa fare per impedirlo a meno di dichiarare guerra ad Israele e agli USA e mettere sul campo un bel po’ di divisioni corazzate. Una fola ovviamente.
Per questo motivo ritengo che non solo la Palestina non esista più, ma che nemmeno esisterà nel futuro…”
La visione integrale dell’articolo permette di completare le argomentazioni esposte.
Link dell’articolo:
https://it.quora.com/profile/Carlo-Coppola-1/LA-PALESTINA-NON-ESISTE-E-NEMMENO-ESISTERA-MAI
Non rimane che offrire, per par condicio e come è nella consuetudine di Civico 20 News, ospitalità a opinioni in merito di condivisione o contrarie, ovviamente sempre che queste rispettino le regole della correttezza.
Buona lettura. (m. b.)
