A Cuneo il 4 Novembre con un’inspiegabile assenza delle scuole cittadine.
Anche Cuneo, in questo 2025, ha celebrato la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, più comunemente conosciuta come 4 Novembre.

Mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Capitale, rendeva omaggio al Milite Ignoto, allo splendido Altare della Patria, a Cuneo un militare del 2 Reggimento Alpini leggeva il messaggio del Capo dello Stato.
Sergio Mattarella, con il suo eloquio parco e diretto, ha asserito: “La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che oggi celebriamo è momento di ricordo e di espressione della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare dell’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace”.
Tristissimo che nel Capoluogo della Granda vi fosse una sola classe dell’Istituto Tecnico per Geometri ad assistere alla Celebrazione. Scuole Primarie, Scuole Secondarie di primo grado, Istituti Professionali, hanno ignorato la Giornata delle Forze Armate.

Diverse persone hanno notato la cosa e si sono dispiaciute perché, invece, quando c’è da scendere in piazza per seguire Greta Thunberg o per inneggiare a slogan contro lo Stato di Israele, gli insegnanti non si fanno pregare per portare gli studenti in strada.
Evidentemente ai Dirigenti Scolastici e al Corpo Docente delle scuole assenti non interessa che “il contributo delle Forze Armate in oltre un secolo e mezzo è stato prezioso per l’affermazione del ruolo internazionale del nostro Paese. Con grande professionalità e umanità, negli ultimi decenni, sono intervenute, su mandato della comunità internazionale, in soccorso a popolazioni e in contesti dove è stato urgente operare per la pace”.

Probabilmente le parole del Capo dello Stato non sono d’interesse per gli Istituti che hanno deciso di non prender parte alla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Evidentemente la scuola pubblica italiana tiene a veicolare solo i messaggi che provengono dalla parte sinistra dell’Emiciclo Parlamentare dove, è ben noto, le Forze Armate non sono molto gradite.
Senza paura di essere smentiti, possiamo asserire che negli Istituti medi e superiori della Città di Cuneo non si riesce a comprendere “l’instancabile operato delle Forze Armate lungo tutto l’arco di crisi del Mediterraneo” perché è più comodo celebrare i “quattro irresponsabili” che hanno fatto parte della “Global Sumud Flotilla”, per forzare il blocco navale in atto dinanzi allo Stato di Israele.
Le scuole pubbliche italiane hanno sponsorizzato e sostenuto le piazze pro-Pal ma hanno disertato l’unica piazza nella quale è stato possibile esprimere “un commosso pensiero” per “coloro che sono caduti, sacrificando le loro vite per l’Italia”, come ben ha esplicitato il Presidente Mattarella.
Peccato che i docenti abbiano perso questa bella ed importante occasione per sensibilizzare i giovani su quelli che sono i “valori della nostra Costituzione”.
Con tutta evidenza nei Collegi Docenti del Capoluogo della Granda è dura riconoscere che l’onore ai Caduti “è un sentimento che richiama soprattutto le giovani generazioni, affinché siano consapevoli della necessità di impegno a difesa dei valori della nostra Costituzione”.
Presenti a tutti i momenti della Cerimonia il Sindaco di Cuneo, Patrizia Manassero, “Partito Democratico”, il Consigliere Provinciale, Stefania D’Ulisse, gli assessori comunali Alessandro Spedale, Andrea Girard, Cristina Clerico, Sara Tomatis, il Presidente del Consiglio Comunale di Cuneo, Marco Vernetti, il Questore Carmine Rocco Grassi, che da dicembre prenderà possesso della Questura di Parma, il Prefetto Mariano Savastano, i Consiglieri Comunali Franco Civallero, Paolo Armellini e Carla Santina Isoardi.
A presiedere le Cerimonie e ad accompagnare il Signor Prefetto nella rassegna dello schieramento, il Comandante del Distaccamento del 2 Reggimento Alpini, Tenente Colonnello Alberto Beccegato.
Presente con una nutrita e molto coinvolta delegazione l’Arma dei Carabinieri, recentemente colpita dalla Caduta di tre suoi fulgidi Militari, in Veneto. A rappresentare con onore la Benemerita, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, Colonnello Marco Piras, il Comandante del Reparto Operativo, Tenente Colonnello Daniele Riva, il Comandante del Nucleo Operativo Radiomobile, Capitano Claudio Gramaglia, il Comandante della Stazione Carabinieri di Cuneo, Maresciallo Maggiore Stefano Imperatori, due Ufficiali dei Carabinieri per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, della Caserma Pagliano.
Presente anche il novello Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Cuneo, Colonnello Andrea Alba, un Ufficiale della Polizia Penitenziaria, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, Ingegner Calogero Daidone, il Comandante della Polizia Locale di Cuneo, Commissario Davide Bernardi.

Presenti le delegazioni di Polizia Locale della Provincia di Cuneo, Croce Rossa Militare, Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ANPI e Associazione Vittime Civili di Guerra.
In questo 2025 – visto anche il recente attentato esplosivo nel quale hanno perso la vita tre Carabinieri, a Castel d’Azzano – in molte città si è deciso di dedicare questo 4 novembre ai Militari dell’Arma.
L’Arma dei Carabinieri, in provincia di Cuneo, con le sue otto Compagnie di Cuneo, Alba, Bra, Saluzzo, Savigliano, Fossano, Mondovì e Borgo San Dalmazzo, è baluardo di sicurezza e competenza, a servizio della legalità, della popolazione, delle libere Istituzioni.
L’appuntamento è per il 4 novembre 2026 quando, a Dio piacendo, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate tornerà ad essere rossa sul calendario.
Chissà che l’anno prossimo, i Dirigenti Scolastici e il Corpo Docente non decidano di far sentire la vicinanza del mondo della scuola a chi, con coraggio, onore ed abnegazione, rende sicura la città e permette un regolare svolgimento della vita democratica.

Un comportamento deleterio e diseducativo hanno tenuto gli insegnanti della stragrande maggioranza delle scuole!! Un fatto disonorevole per l’intera città; ma si sa che il sostenere la politica di sinistra porta alla faziosità, all’ingiustizia e al disprezzo di chi la pensa diversamente. Che tristezza! Che brutta figura! Non è questo che si deve insegnare ai giovani !
Cara Margherita, non avrei saputo dire meglio. È stato davvero vergognoso.
Posto che il compito primario della scuola è sviluppare il senso critico degli studenti, gli ultimi luoghi dove portare una scolaresca sono proprio le cerimonie dove non esiste dibattimento, contraddittorio o confronto di opinioni; ad esempio le messe e le cerimonie militari. Quante volte alla fine di un’omelia avrei voluto alzare la mano e intervenire per far notare al prete quanto la visione che aveva proposto fosse parziale e distorta! E tornando al 4 novembre, anche le parole di Mattarella o della professoressa dell’università di Torino, Anna Grillini, che ha proposto un lungo intervento di taglio storico, avrebbero meritato una replica, senza la quale la percezione degli studenti che hanno partecipato (ammesso che qualcuno abbia prestato attenzione) rischia di essere a senso unico.
Tale discorso, incentrato in gran parte sulle sofferenze fisiche e psichiche patite dai militari superstiti della Grande Guerra, ha avuto un apice in queste parole: “Gli eserciti e la medicina europei reagirono diversamente all’altissimo numero di quello oggi chiamiamo comunemente stress post-traumatico, ma ovunque questi soldati furono accompagnati dallo stigma della codardia e sospettati di simulare la propria condizione. Dopo la guerra il Regno d’Italia concesse la pensione solo a un sesto dei richiedenti per malattia mentale”. Discorso molto efficace quindi nello stimolare empatia e compassione per questi giovani mandati al macello, sopravvissuti a stento e poi addirittura esecrati dalla società. Mancava però in questo discorso una parte importantissima: come si è arrivati a questo orrore? Forse un incombente pericolo minacciava la Nazione, per cui tanti valorosi hanno dovuto sacrificarsi per salvarla? Assolutamente no: allo scoppio della guerra l’Italia per un po’ è stata a guardare, rimanendo neutrale; ha chiesto agli alleati, in cambio di un intervento militare a loro fianco, di annettere il Trentino e altri territori orientali; non avendo trovato soddisfacenti le condizioni poste, ha tradito i propri alleati e li ha attaccati per strappare loro quelle terre con la forza. Questi dettagli non erano inclusi nel discorso della professoressa, e non è certo il caso di dare per scontato che gli studenti li conoscano!
Un simile argomento sarebbe poi stato un buon momento per proporre riferimenti all’attualità: quanto assomigliano le brame italiche verso Trento e Trieste nel lontano 1915 alle odierne brame della Federazione Russa verso i territori russofoni dell’Ucraina? Si possono giustificare quelle senza giustificare anche queste? Tutte occasioni di riflessione e di confronto sprecate!
Dopo questo approfondimento, mi sembra doveroso richiamare ancora le parole di Mattarella, citate nell’articolo: “La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che oggi celebriamo è momento di ricordo e di espressione della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare dell’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace”. Sapendo come sono andate davvero le cose, parole come queste sarebbero suonate, alle orecchie degli studenti più attenti, come vuota retorica, per usare un eufemismo.
Quindi, plauso a quei tanti professori che non hanno sprecato il tempo prezioso dei propri studenti per fare sentire loro questi discorsi così faziosi. Se poi vogliono portarli a manifestazioni contro i cambiamenti climatici, ben venga: quella sì che è una lotta che ha senso per il futuro delle giovani generazioni, e che onora i fondamenti della Costituzione certamente più dell’ipocrisia militarista del 4 novembre.
Contento lei, contenti tutti
Certamente sono contento della scarsa affluenza alla celebrazione. Sarebbe ancora meglio se qualcuno riuscisse a spiegarmi come si possa onorare una Costituzione che ripudia la guerra come mezzo di offesa e di risoluzione delle controversie celebrando la vittoria in una guerra in cui hai deliberatamente aggredito chi ti è stato alleato per trent’anni. Ma probabilmente è impossibile, quindi mi accontento così.