Lagarde: “Un onore e un privilegio, lascio BCE pronta per il futuro”
Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea dal novembre 2019, lascerà il suo incarico in anticipo: rassegnerà le dimissioni il 7 febbraio 2027.
Una notizia percepita positivamente, soprattutto per i tanti che non condividevano le sue decisioni arbitrarie e molte volte contestate dai ministri dell’Economia dei singoli Paesi, perché avulse dalle problematiche effettive della situazione dell’economia reale.
Il suo mandato avrebbe dovuto concludersi a ottobre del prossimo anno. Da tempo circolavano voci sulla possibile decisione di Lagarde di lasciare la guida della BCE in anticipo, poiché non è un mistero che miri ricoprire ruoli altrettanto prestigiosi.
Si ipotizza che il suo successore potrebbe arrivare dai Paesi Bassi o dalla Spagna, ma la trattativa entrerà nel vivo all’inizio del prossimo anno.
“Riconosco rispettosamente la sua decisione”, ha commentato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. La conferma è arrivata anche da un comunicato ufficiale della BCE: il Consiglio direttivo ha detto di aver “ringraziato calorosamente” Lagarde dopo l’annuncio e di averle tributato una “standing ovation”.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha salutato la leader della BCE: “Grazie per tutto ciò che hai fatto per l’Europa e l’euro, il mondo ha bisogno di più leader come te. E spero che molte altre donne seguiranno i tuoi passi”.
Lagarde stessa ha condiviso un messaggio sui social, dicendo che è stato “un grande orgoglio e privilegio servire questa istituzione”.
Non è ancora noto cosa farà Lagarde dopo le dimissioni. Il 18 aprile in Francia si svolgeranno le elezioni presidenziali, e l’economista aveva chiarito che era intenzionata a partecipare alla vita politica del Paese, anche se non necessariamente con una candidatura.
Senza contare che, in questo modo, sarà Emmanuel Macron e non il prossimo presidente francese a poter influenzare la decisione sulla nuova guida della BCE.
In un video pubblicato sui social, Lagarde non ha fatto riferimenti al suo futuro: “È stato un grande orgoglio e un enorme privilegio servire questa istituzione, e voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito, supportato e realizzato la missione che abbiamo in Europa”, ha dichiarato.
Questa missione, ha continuato, è “essere una roccia, essere solidi, portare la stabilità dei prezzi e finanziaria”. Ha poi concluso: “Lascio questa istituzione con la sensazione di un lavoro ben fatto, una Banca centrale europea che è preparata per il futuro”.
Il successore di Lagarde alla Banca centrale europea sarà deciso dal Consiglio europeo, ovvero dai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi Ue, seguendo le pratiche previste dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Il Consiglio dovrà votare a maggioranza qualificata, consultando anche il Parlamento europeo e il consiglio direttivo della stessa BCE.
La norma europea fissa pochi paletti generali. Il presidente della BCE deve essere una persona “di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario”, e deve essere cittadino di uno Stato europeo. In pratica, però, la prassi sulla guida della Banca centrale segue dinamiche politiche decisamente più complesse e stringenti, anche se non scritte.
Stando ai retroscena circolati negli ultimi mesi, al momento le figure favorite sarebbero due. Da una parte, l’ex governatore della banca centrale spagnola Pablo Hernandez de Cos, che ha guidato la Banca spagnola dal 2018 al 2024. Dall’altra, il suo omologo dei Paesi Bassi Klaas Knot, in carica ad Amsterdam dal 2011 al 2025. Entrambi sono figure con una lunga esperienza nel settore.
Le dinamiche politiche da tenere in considerazione, come detto, sono molte. Sempre nel 2027 si dovranno decidere non solo il presidente, ma anche tre seggi del Consiglio esecutivo della Banca centrale. Le cariche da assegnare, quindi, saranno quasi sicuramente spartite tra diversi Paesi con un unico accordo che le tenga insieme tutte quante.
È improbabile che alla guida della Banca centrale europea arrivi un candidato francese, dato che sarà appena terminato il mandato di Lagarde, così come saranno quasi sicuramente esclusi i candidati italiani considerando che Mario Draghi è stato incarica dal 2011 al 2019.
Prima di lui era toccato a un altro francese, Jean-Claude Trichet (2003-2011), e in precedenza l’olandese Wim Duisenberg (1998-2003), il primo in assoluto a ricoprire la carica.
Questo è uno dei motivi per cui i retroscena indicano potenzialmente un candidato dei Paesi Bassi (Knot), considerato più vicino alla Germania, e uno spagnolo (de Cos). SI spera che oltre alla mera lottizzazione di poltrone e l’agitarsi delle bandierine, prevalga anche il merito e il metodo di approccio.
Con la pessima reputazione con la quale viene percepito il ruolo delle Istituzioni comunitarie, sarebbe opportuno che la scelta cadesse su un candidato competente e che si impegni ad adottare il metodo della condivisione delle decisioni che dovrà assumere che inevitabilmente influenzeranno la vita dei singoli Paesi.
