Dopo il clan Gallo, il rinvio a giudizio di Laus, Il Pd torinese è nell’occhio del ciclone. E’ Il crollo del “sistema Torino”.
Che il sindaco Lo Russo non dormisse sonni tranquilli, lo avevamo ormai capito da mesi. Com’è nella sua indole se ne è sempre infischiato dei suggerimenti puntuali e disinteressati che gli sono arrivati da più parti, per illustrare le vistose carenze della sua azione, con l’indicazione della via da seguire, delle critiche che gli pervenivano dalle opposizioni e dall’opinione pubblica.
Nel corso del suo mandato, non si è occupato delle periferie, ove è successo di tutto, dal degrado crescente, all’ordine pubblico minacciato dalla presenza abituale di clan di malavitosi dediti allo spaccio e a ogni azione criminale e pronti a sfidarsi armati in mezzo al traffico, noncuranti del coinvolgimento di cittadini inermi.
Ci sono ampie zone della città, un tempo operaie e sedi di fabbriche che l’insana politica dei sindaci degli ultimi 25 anni, ha permesso venissero svuotate, per la tanto osannata delocalizzazione, ormai in balia della malavita e del degrado.
Lo Russo, fatto gravissimo, ha assistito senza battere ciglio alla deindustrializzazione di Torino, senza badare alle conseguenze. Non si è mai attivato nei confronti di Stellantis e di altri imprenditori per difendere la vocazione industriale della città. Ha invece promosso, manifestazioni e kermess effimere che hanno portato in città migliaia di persone e creato occupazioni saltuarie per poche settimane.
Dopo aver per anni minimizzato proteste e articoli di giornali, ultimamente, il supponente Lo Russo ha promesso la realizzazione di piste ciclabili e isole pedonali che, ironia della sorte, specie di sera creerebbero ben più gravi pericoli, consegnando allo spaccio indisturbato, ampie zone della città. Intanto, dopo anni di proteste, medici, operatori sanitari e pazienti non riescono ad accede al parcheggio del san Giovanni Bosco, bivacco permanente di malavitosi. Vengono quotidianamente minacciati e in taluni casi aggrediti e derubati.
Ma il sindaco vergognosamente tace e si dichiara “inclusivo”.
Ma, nell’essere spocchioso, i timori di Lo Russo per il disco verde al bis, arrivavano dal nazareno ove Elly Schlein non lo vede con favore. Si è così mosso in tutte le direzioni. Dal cercar e di creare una lista civica attingendo ai soliti noti del salotto buono che in cambio di posti remunerati nelle fondazioni bancarie negli enti economici, avrebbero potuto procuragli qualche voto.
Poi ha virato decisamente verso l’estrema sinistra, i grillini e i cattocomunisti, cercando di far approvare dal consiglio comunale una delibera volta a requisire alloggi sfitti o comunque ad aumentar la tassazione in modo predatorio e senza una logica gestibile, sulle case non locate, in misura considerevole.
Ma al momento opportuno, quando già gongolava per i favori ottenuti, ci ha pensato l’opposizione con un robusto pacchetto di emendamenti a bocciare l’iter del disegno criminoso.
La segretaria del suo partito tace e qualche nome alternativo viene buttato in pasto ai giornali.
Ma a turbargli il vivacchiare tra piccoli tatticismi e la benevolenza verso i Centro Sociali, è scoppiata una bomba giudiziaria che non lo coinvolge sotto il profilo penale, ma rischia di travolgerlo su quello politico: il caso Rear.
La misura per alcuni è già colma!
Prima di entrare nel merito, i suoi principali accusatori tra le file del M5S e alla sua ala sinistra, ricordano che Lo Russo sia stato già sfiorato dallo scandalo affaristico del clan Gallo che lo aveva sostenuto apertamente nella nomination. Oggi scoppia il caso Rear, la cooperativa ben introdotta in Torino, che spazia tra pubblico e privato, e fornisce servizi di ogni tipologia. Nell’affaire ci casca tra i principali protagonisti, l’on Mauro Laus del PD che forse ha fatto qualche distrazione di cassa e gestionale, tra la cooperativa e i suoi affari famigliari.
Mauro Laus è uno dei grandi ras delle tessere del Pd torinese (l’altro era Salvatore Gallo, attualmente imputato per peculato e corruzione elettorale nel processo Echidna) ed è stato uno degli sponsor della candidatura dell’attuale sindaco Lo Russo. E sulla sua eventuale ricandidatura nel 2026 influiscono anche gli esiti di questa vicenda. I 5stelle, ora all’opposizione, vorrebbero scongiurarne il bis: «Il Pd torinese è ancora ostaggio dei burattinai e il sindaco è figlio di questa politica», ha dichiarato il capogruppo in Sala Rossa Andrea Russi, invitando Elly Schlein a un rinnovamento, a «un atto di rottura». Ma il Pd. Almeno per ora, fa quadrato.
Russi ha recentemente anche sollevato il presunto conflitto di interessi dell’assessore all’Urbanistica Mazzoleni, il cui studio a Milano sta seguendo i lavori della piscina Lido per conto della multinazionale spagnola Go Fit, che a Torino (dopo aver quasi completato la prima struttura) ha contattato il comune per un nuovo progetto all’ex Moi. Da tempo, il M5s chiede le dimissioni di Mazzoleni per le indagini che lo coinvolgono a Milano.
L’ultima a marzo, come progettista, per falso, lottizzazione abusiva e abuso edilizio ed è quella relativa al Lambrate Twin Palace, che ha fatto finire agli arresti domiciliari Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del capoluogo lombardo. Un’altra è sulla costruzione di un palazzo di sette piani all’interno di un cortile in piazza Aspromonte. Scelto come tecnico da Lo Russo, Mazzoleni, già presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Milano, si sta occupando del nuovo piano regolatore di Torino, con molta lentezza.
Nella cordata dei collusi della Rear, ci sono anche i soci Domenico Carretta detto Mimmo, imbarcato nella giunta Lo Russo con deleghe che per certi versi sono attinenti alla mission della Rear e la consigliera Maria Grazia Grippo che auspice Lo Russo è stata eletta alla presidenza del consiglio comunale.
Oggi si tiene la seduta del consiglio comunale, ma Lo Russo ha già fatto sapere che diserterà i lavori per non prendere posizione sulle questioni aperte. Intanto rilascia interviste magnificando i cantieri aperti in città, ma tace sulla loro portata fallimentare come la pedonalizzazione di via Roma e la distruzione del parco del Meisino.
Il M5S, come anticipato, in attesa di ulteriori sviluppi, prende le distanze da possibili alleanze elettorali con il PD dominato dai signori delle tessere e Lo Russo in particolare in vista delle prossime elezioni comunali. Altri esponesti del PD, pur non influenzati dai diktat romani, si chiedono il perché il partito che dovrebbe creare condizioni vivibili per gli ultimi, garantire la convivenza pacifica e puntare al futuro di Torino, sia dominato da clan che hanno più dimestichezza con il codice penale, e non certo per l’affermarsi del Bene Comune.
I più anziani ricordano che a Torino, dopo un passato glorioso, alla fine degli anni ’80 i socialdemocratici del PSDI, soggiogati da clan affaristici venuti dal sud e da cordate poco consone con gli statuti del partito si siano ridotti all’irrilevanza, travolti da scandali e dal mercato delle tessere e oggi trovano più che un’analogia. Il fatto incontestabile che Lo Russo sia sempre stato imposto e sostenuto da gruppi di potere, molto chiacchierati, fa storcere il naso a molti, ma è così.
Può a Torino il partito in cui, all’origine, militarono Diego Novelli, Alberto Todros, Ugo Pecchioli, Nicola Grosa, ridursi ad una congrega di dubbia moralità per responsabilità di un certo Lo Russo?
Questo è il tormentone che dominerà i prossimi mesi.

Bellissimo articolo che condivido in ogni sua parte. Non sono critico verso l’attuale sindaco per questioni di partito, ma per le sue scelte.Non è certo il fatto che oggi ci sia un governo di destra a poter costituire un’attenuante per le scelte sbagliate fatte dal sindaco di Torino: non credo proprio che se andasse a Roma a sostenere veementemente le ragioni di Torino non sarebbe ascoltato per quel motivo. Non è possibile dimenticare il DNA della città: industria e innovazione. Torino è stato uno dei punti fermi della industrializzazione italiana e oggi viene mortificata relegandola al centro di eventi transitori che non possono certamente arricchirla né riportarla agli antichi fasti. A Torino è nato tutto: l’innovazione è stato uno dei pregi assoluti della città. Oggi purtroppo il degrado e la incalzante povertà di una buona parte della popolazione ne sta mettendo in pericolo le stesse fondamenta. Non illudiamoci che il turismo possa supportare ciò che l’industria non può supportare più.
Caro Avocato, la tua è un’analisi puntuale della situazione che stiamo vivendo a Torino, tramandataci come capitale, del lavoro, dell’industea e dell’innovazione, ma reelgata oggi a periferia degradata .La democrazia ci induce a non rassegnarci. Alle prossime elezioni, i nostri concittadini potranno marcare la differenza. . Speriamo