L’Assemblea Nazionale impegna il governo francese a chiedere all’Ue di inserire la “Fratellanza” tra le organizzazioni terroristiche. Ciò costituirebbe una svolta anche per gli altri Paesi europei.
La cronaca di ogni giorno attesta la presenza costante, nelle nostre città di comportamenti criminosi a danno di persone e attività commerciali, da parte di maranza e extracomunitari di diversa estrazione, che delinquono senza lasciare traccia, tollerati dal buonismo di associazioni influenti e della magistratura. Quando costoro vengono fermati dalle forze dell’Ordine, tornano ad “arrangiarsi”, non appena liberati.
Nel corso degli anni, sono stati però denunciati fatti ben più gravi, ampiamente documentati, circa l’indottrinamento che viene divulgato nelle moschee e in atri centri di raduno, da parte della centrale del terrore che, più che immischiarsi in rapine e malversazioni di piccola portata, intende minare le radici della nostra società, colpendo simboli, valori e persone, formando colonne pericolose che, al momento giudicato opportuno, potrebbero creare situazioni di insurrezione e di disordine pubblico, già ampiamente capitate a livello internazionale.
Per ragioni anche legate alla sua storia, alcune zone ben delimitate della Francia, hanno in più occasioni, vissuto momenti dolorosi e cruenti.
Quasi si trattasse di un temporale non annunciato rileviamo, con interesse che nei giorni scorsi, con l’adozione della risoluzione n. 215, l’Assemblea Nazionale francese ha ufficialmente impegnato il governo di Parigi a richiedere all’Unione Europea l’inserimento del movimento dei Fratelli Musulmani nella lista UE delle organizzazioni terroristiche.
È indubbiamente un’iniziativa basata su una solida architettura giuridica che integra il diritto internazionale (risoluzione 1373 dell’ONU), le basi costitutive dell’Unione (Trattato sull’UE e Carta dei diritti fondamentali) e la legge nazionale del 24 agosto 2021 sul rispetto dei principi della Repubblica (francese). Nel testo approvato, la Fratellanza Mussulmana viene saggiamente descritta come “rete ideologica strutturata” , il cui obiettivo di stabilire un «ordine politico fondato sulla Sharia» risulta intrinsecamente «incompatibile con i principi democratici, la laicità e lo Stato di diritto».
La risoluzione evidenzia come l’organizzazione agisca in Europa attraverso una strategia di penetrazione capillare e dissimulata in scuole, associazioni, enti locali. Sfruttando le maglie delle libertà democratiche e avvalendosi di «finanziamenti stranieri», il movimento punterebbe alla «creazione di contro-società religiose». Un passaggio centrale afferma che i servizi di intelligence francesi, tedeschi e austriaci hanno accertato la presenza in Europa di «reti legate ai Fratelli Musulmani che operano per un’islamizzazione politica progressiva».
Il documento sottolinea, inoltre, il coinvolgimento di alcune ramificazioni della Fratellanza nel sostegno ad entità terroristiche che giustificano la violenza contro le democrazie occidentali. Il precedente evocato è decisivo: Hamas, ramo palestinese del movimento, è già da tempo nella lista nera dell’Unione Europea. Da qui scaturisce la svolta politica francese secondo cui non è più possibile distinguere tra l’apparato ideologico che opera nel tessuto sociale europeo e il braccio armato attivo nei conflitti mediorientali, considerandoli ormai segmenti inscindibili di un’unica strategia globale.
La risoluzione invita la Commissione e il Consiglio UE ad avviare una valutazione giuridica e fattuale del network transnazionale della Fratellanza nel Continente, sollecitando un inasprimento dei controlli sull’erogazione dei fondi europei, e soprattutto a presentare una proposta formale per l’inserimento della mouvance e dei suoi vertici nella lista UE delle organizzazioni terroristiche. Se adottata, tale misura comporterebbe il congelamento dei beni, il divieto di finanziamento e l’obbligo di cooperazione giudiziaria tra tutti gli Stati membri, applicando lo stesso regime restrittivo già vigente per Al-Qaeda e lo Stato Islamico.
Anche Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Russia considerano, da anni la Fratellanza Musulmana un’organizzazione terroristica. In Europa, l’Austria ha introdotto nel 2019 una legge antiterrorismo che vieta esplicitamente simboli e attività riconducibili al movimento. La spinta più recente è arrivata dagli Stati Uniti, dove il 24 novembre 2025 l’amministrazione americana ha avviato una procedura culminata il 13 gennaio 2026 con la designazione delle ramificazioni della Fratellanza in Libano, Giordania ed Egitto come Foreign Terrorist Organizations. Una decisione motivata dal sostegno a Hamas e Hezbollah e dal coinvolgimento in attività violente dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, che ha prodotto l’immediata esclusione delle strutture designate dal sistema finanziario americano.
Nel 2025, la Svezia ha istituito una commissione di esperti incaricata di mappare l’infiltrazione dei movimenti islamisti nel tessuto sociale e di porre severi limiti ai finanziamenti esteri diretti alle comunità religiose. Parallelamente, la Germania ha inasprito la propria azione amministrativa, intensificando i decreti di divieto contro le organizzazioni islamiste ritenute incompatibili con l’ordine costituzionale. Ma nessuno Stato aveva finora avanzato una richiesta così esplicita all’Unione Europea, che avrebbe delle ripercussioni sistemiche in tutti i Paesi membri, Italia inclusa.
Nel nostro ordinamento, gli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione garantiscono una tutela rigorosa alla libertà religiosa e associativa, il che rende giuridicamente complesso sanzionare un movimento sulla base della sola appartenenza ideologica, in assenza di reati specifici accertati.
Tuttavia, l’eventuale accoglimento della richiesta di Parigi modificherebbe radicalmente lo scenario, poiché l’Italia sarebbe tenuta ad applicare le misure restrittive in virtù del primato del diritto comunitario.
Se l’UE avesse a cuore la stabilità politica del vecchio continente, l’Europa potrebbe entrare in una nuova fase del proprio sistema di sicurezza interna, in cui il contrasto alle derive teocratiche cesserebbe di essere una prerogativa dei singoli Stati per trasformarsi in una priorità strategica comune. Un passaggio fondamentale verso una vera difesa integrata dei valori democratici continentali.
Buonisti e vescovoni permettendo.

Civico20News
Franceso Rossa
Editorialista

Carissimo Francesco, questo è un Editoriale destinato a rimanere nella storia del nostro glorioso giornale.
Una coppia di amici che vive in Francia mi ha detto che hai letto la vicenda come se tu vivessi in Francia, come loro. Chapeau.
Troppo buono Elia.Ho solo cercato di documentarmi alla fonte.Grazie
Caro Rossa,
il passaggio più interessante di questo pezzo documentato, a mio modesto avviso, è quello nel quale immagino un possibile “nation building” europeo nell’assunzione comunitaria del compito di contrasto al terrorismo di matrice islamista. Radicalizzazione in senso islamista che non credo vada confuso, qui dissento sulla frecciata ai vescovoni, legittimamente inferta nella libera di opinione, con l’Islam nel suo complesso.
Ricordo quando con il nostro comune amico e collega Mauro Carmagnola, nell’ambito delle attività de “Il Laboratorio”, lavorammo con il compianto Kaled Fouad Allam sulla sfida di accompagnare un “Islam europeo” come alternativa a un “Islam in Europa”. Continuo a credere che questo sia il compito che hanno di fronte (abbiamo) cattolici non avvitati in logica “di proselitismo” e laici non laicisti.
Sempre complimenti per il tuo costante contributo al pluralismo informativo locale con questa testata
Caro Marghita,
ti ringrazio per la tua attenzione nei confronti del giornale e mio e delle pertinenti osservazioni che rivolgi all’articolo in questione.Islamismo e immigrazione sono materie complesse, forse gestite con superificialità, che però , stanno determinando ripercussioni verso i residenti nelle zone più indifese e in un futuro non lontano, potrebbero ergersi in contrasto con l’Occidente, la nostra civiltà, il nostro modo di vivere. Con i tanti rivoli, dalla finanza, alla religione, con il veicolo anagrafico che non necressita di commnenti.Ciò premesso, calandoci nella cronaca spicciola, potremo rifarci alla legge di Gresham, quando la moneta cattiva scaccia quella buona.Concordo con l’esempio che hai puntualmente citato e, da parte mia, ho trovato altre situazioni altamente positive.Cito, i corsi che il benemerito Cottolengo istituisce per i figli anallfabeti degli immigrati, con risultati lusinghieri di integrazione e formazione,. Il riferimento al “vescovone” si rifà al recentissimo caso di tentativo di copertura, rivelatosi poi infruttuoso,, che un vescovo a tutti noto ha dato a un trafficante e sobillatore noto alle cronache. giudiziarie. Ciò non toglie il timore per le prospettive non felici e la cristiana attenzione che si serba, qualdo la “buona volonta” anima gli uomini a prescindere dal colore della pelle. Un caro salutoi A presto