Roberto Benigni e la sua verve comica piaceranno sicuramente a molti; Bruno Vespa e la sua vocazione al vassallaggio politico piaceranno forse a qualcuno di meno; i due insieme però, nella trasmissione Cinque minuti di qualche giorno fa, molto probabilmente non sono piaciuti a nessuno.
Che cosa è accaduto?
Benigni ha messo da sempre la sua capacità comica al servizio di ogni possibile banalità politicamente corretta: dalla retorica olocaustica all’esaltazione costituzionale, dalla fede berlingueriana all’antiberlusconismo più greve, e oggi alla mistica europeista declinata in una chiave esaltata e surreale, a un passo del coma etilico.
Ora, che a un comico tutto sia permesso, compreso il rifiuto dadaista della realtà, è sicuramente lecito se questo rifiuto è qualcosa di liberatorio, anticonvenzionale, intelligentemente rivoluzionario; ma quando un comico, un artista pone le sue incontestabili capacità al servizio del conformismo politico, come fa abitualmente il Toscanaccio, tutto ciò che fa o dice assume un odore sgradevole: quello del servilismo. Cosa ancora più accentuata se lo fa assieme al campione indiscusso del giornalismo di corte, e cioè Bruno Vespa.
“L’Europa è la più grande costruzione democratica degli ultimi duemila anni che è stata fatta sulla Terra”. Evidentemente la cultura storica di Benigni ignora la democrazia inglese, il costituzionalismo anglosassone, la costruzione degli Stati Uniti, le liberaldemocrazie europee, per tacere di quelle decisamente extra-europee come l’India o il Giappone, tanto per citarne solo due fra le molte.
“C’è l’Europa del Parlamento, della Commissione, che lavora per tutti gli europei, per i nostri interessi…” Qui si sono sicuramente sentite delle gran risate in sala e nelle case degli spettatori, anche se prontamente silenziate. L’Europa che lavora per i nostri interessi? Chiedetelo ai greci, affamati nel 2010; ai milioni e milioni di “vittime economiche” causate dai tagli ai bilanci pubblici imposti negli anni da Bruxelles per difendere l’Euro, whatever it takes; alle “vittime ecologiche” costrette a rifarsi casa e caldaie a seguito della patologia green di Frans Timmermans ieri e di Teresa Ribera oggi; all’industria automobilistica continentale portata alla crisi più nera dalle politiche economiche verdi; alle imprese medie e piccole strangolate dal capestro della politica monetaria restrittiva della Lagarde.
E, da ultimo, chiedetelo a tutti coloro che, in Europa, si vedono trascinati verso una politica di riarmo che oggi sposta massicciamente la spesa pubblica dallo stato sociale ai carri armati e, forse domani, sposterà i giovani europei nelle trincee sui confini orientali per compiacere le follie belliciste di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e Mark Rutte. E poi sa, il sognante Toscanaccio, che gran parte della legislazione europea semplicemente raccoglie e realizza le richieste del mastodontico complesso lobbistico che siede in permanenza nei palazzi di Bruxelles? E tutto ciò rappresenta i nostri interessi?
Poi Benigni, analista politico sempre più raffinato, anche se preda della sua esaltazione, auspica l’abolizione del voto unanime. “E prima di prendere una decisione c’è l’unanimità, c’è il veto. Basta Cipro, con 1,3 1,4 milioni di abitanti rispetto ai 500 milioni e blocca tutto… Leviamo l’unanimità. Quante cose potrebbe fare così l’Europa, sarebbe il sogno”. Forse l’euroinomane dimentica il principio fondamentale per cui l’Europa è un’unione di stati uguali e con pari dignità, indipendentemente dalla popolazione.
Ma dimentica soprattutto -o probabilmente non sa- che attuare un principio di maggioranza nelle decisioni europee significa introdurre un concetto di tipo societario per cui quella maggioranza imporrà le sue decisioni alle minoranze: basterà che alcuni stati, come nelle società per azioni, formino un patto di sindacato, o un cartello più o meno esplicito, fra di loro perché l’Europa diventi una realtà guidata inevitabilmente dai paesi “forti”, magari con decise fattezze franco-germanico-nordiche.
Altro che sogno, caro Benigni: un incubo non solo per la povera Cipro, ma anche per noi italiani, e per tutti gli altri PIIGS.
“Abbiamo anche la responsabilità della pace, perché l’Europa è nata sulla pace, ha fatto ottant’anni di pace, abbiamo vissuto il periodo di pace in Europa più lungo dai tempi della guerra di Troia”. Al di là della boutade sulla guerra di Troia, lo storico Benigni dimostra di credere ancora che in Europa la pace sia stata creata dalle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo. No, la pace in Europa, dopo il 1945, è stata mantenuta dall’equilibrio del terrore imposto dal mondo bipolare e fondato sulla deterrenza nucleare. Tant’è vero che quando quel mondo si è dissolto, negli anni dopo il 1989, l’Europa ha nuovamente e tragicamente conosciuto la guerra in Croazia, in Bosnia, in Serbia, in Kosovo e oggi in Ucraina. Nonostante l’Unione Europea e magari un po’ dopo la guerra di Troia.
Qualunque persona con un minimo di cultura -o anche solo di buon senso- non può che ridacchiare (più che ridere) dei voli comico-poetici di Benigni avallati dal gran ciambellano Vespa, i quali voli però rischiano di dare credibilità alla retorica europeista che circola insistentemente e che può anche avere una qualche presa sulla gente meno informata e meno attenta alla realtà.
Giorni fa è comparsa la notizia, poi confermata, e ben illustrata da Thomas Fazi nel suo The EU’s propaganda machine (MCC, Bruxelles, 2025), secondo cui le istituzioni europee tramite il cospicuo finanziamento di ONG, media e altre realtà nel mondo della comunicazione, hanno costruito una complessa e ben strutturata rete di propaganda europeista con lo scopo di piegare l’opinione pubblica continentale alle proprie esigenze politiche e programmatiche. In parole povere, un vero e proprio MINCULPOP europeo dalla grande capacità di spesa. In altre parole ancora più povere, una vera e propria minaccia alla libertà intellettuale e culturale di tutti noi, anche se i destinatari italiani di questa pioggia di milioni sono stati pudicamente nascosti, e lo sono tuttora.
Ma il sospetto sorge spontaneo: che il duo comico-giornalistico di cui abbiamo parlato sia anch’esso parte di questa cinica operazione.

Civico20News
Elio Ambrogio
Editorialista
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