Un momento lirico per valutare questo tempo ben poco poetico fuori e dentro di noi
Un giorno del 2014, in occasione di una oratoria televisiva particolarmente ficcante da parte di un pittoresco personaggio politico toscano tuttora in marginale auge, mi venne spontanea, sgorgata da chissà quale fonte del cervello questa filastrocca metaforica che a suo tempo si ricavò un certo gradimento.
Oggi mi ci sono imbattuto quasi per caso. Ho riletto con malcelato sorriso, pensando che il tempo non è più galantuomo. Per questo, dopo aver apportato qualche marginale aggiornamento, la ripropongo a un benevolo momento di attenzione del lettore, lasciando a ciascuno la scelta del suadente oratore. Un momento di leggerezza in questi tempi di parole pesanti, di stragi degli innocenti, di doni, di missili e dichiarazioni poco rassicuranti. Ogni commento in calce, sarà molto gradito.
Il discorso nasce lentamente,
stuzzica, intriga ponderato dalla mente
si sviluppa tra parole mescolate saggiamente
quindi si affretta, incalza, incita, sveltisce
poi si ferma, riparte, descrive, dimostra, stupisce
si espande, si stringe, accelera e poi ritorna piano
il discorso è accompagnato con la mano
cambia di tono, modifica il suono,
diventa più pieno, si spinge lontano
raddrizza il piglio, varia di taglio
il pubblico apprezza, è sempre più sveglio
l’oratore ha il cipiglio
di un uomo sapiente e benestante,
la voce è potente, l’occhio pungente
il discorso è importante
si tratta del tutto come fosse di niente
e del niente come fosse essenziale
si parla del bene si parla del male
e la gente sente la pressione che sale
ognuno ritrova la risposta che vuole
il discorso è servito
condito, guarnito, salato e ben oliato,
scivola, striscia, si installa nel pensiero
quel che è falso e quel che è vero
non è rosso, non è bianco, non è nero
il discorso è un pallino contro il muro
rotola, gira, rimbalza e saltella,
si sviluppa con sapiente favella,
si incolla alla pelle, invade la folla
ha un gusto di pepe, pinoli e cannella
il discorso è profondo
parte, torna, va dritto al punto e quindi, gira in tondo
si parla del cielo, del mare, del mondo,
si scopre pian piano che è ancora rotondo
il discorso è un rigurgito di tante parole
è un vomito arguto che pian piano trabocca
dall’intestino ritorna alla bocca
il discorso sono frasi avariate
schifezze spacciate per primizie scontate
putride, marce, ammuffite, alterate
è un insieme di frasi studiate a tavolino
il discorso è apparecchiato: mozzarella e pecorino
il discorso promette vittoria, pane e vino
il discorso si insinua, galleggia, serpeggia
il discorso rapisce, impaurisce volteggia
il discorso si fa sempre più inquietante
il discorso si conficca nella mente
il discorso è spietato, violento
il discorso è un nutrimento
il discorso non finisce più
il discorso ha rapito e l’ostaggio sei tu
tu stordito, confuso, impietrito
tu adesso senti un disagio indefinito
nel ventre, nel cuore, nel sangue, nel cervello
risuona, rimbalza, tuona, è sempre quello
parla a te, strilla dal di dentro
gira, rigira, ti si rivolta contro
a te che non fai niente, vile, servile, inconcludente
ti devi ribellare, gridare, farti picchiare malamente
e farti ammazzare gridando forte in coro
che non è giusto, che non c’è più decoro
il discorso è fatto per questo
è vino rosso, pomodoro, pasta al pesto
il discorso porterà la gente in piazza
è matriciana, carbonara, pasta e pizza
il discorso ha fame di cervello
semplice, pacato, umile e tranquillo
di un altro soldato che spedirà al macello
il discorso ha consumato e stai tornando a casa
non pensi più alla spesa, ai figli, alla tua sposa
sei caldo, nervoso, maldisposto
aggressivo, non ti senti al posto giusto
da domani rischierai l’arresto
il discorso è sazio, pasciuto satollo
ha cotto e sbranato un altro pollo
si smonta il palco, si abbraccia la gente
il discorso va a nutrirsi altrove mentre rutta allegramente
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Direi una disamina attenta e vera, dimostrazione che p3r fare un discorso occorre capacità, intelligenza conoscenza ed anche anche una certa dose di scaltrezza. In pratica non è cosa per tutti!
Questo tipo di discorso può essere stato fatto da chiunque con piglio arrogante e disinvoltura scenica da avanspettacolo che abbia avuto accesso al microfono. Risulta più difficile non trovare dei nomi che cercare dei volti o delle voci da collegare al misterioso oratore. Le caratteristiche, mirabilmente descritte nella filastrocca dell’Autore, sono un abito indossato da talmente tanti sedicenti politici da renderne difficile la scelta.
Sembra di udire la voce delle banalità, delle minchiate dette per fare cassa e ascolti, per rubare al pubblico i veri motivi della presenza del politico su quel palco, che potrebbe, se solo le persone per bene aprissero gli occhi, trasformarsi in una autentica gogna, con tanto di lanci di verdura e uova marce…
Invece No! Invece i più ascoltano, non comprendono ma ci credono, guardano senza vedere… e tragicamente applaudono…
Secondo il mio parere è una splendida filastrocca che analizza il discorso secondo tutte le sue declinazioni, i suoi usi o abusi, il suo strumentalizzare, convincere, abindolare, incantare. In pratica è tutto ciò che si possa ottenere e fare con uno dei mezzi più potenti che abbiamo, la parola. Complimenti all’ autore