Il valore del volontariato culturale in Italia
In un Paese come l’Italia, dove ogni pietra sembra parlare di storia, arte e civiltà, ci si potrebbe illudere che la tutela del patrimonio culturale sia un processo garantito. E invece no. Spesso, ciò che resta aperto, visitabile, comprensibile al pubblico lo si deve non solo alle istituzioni, ma anche a un esercito silenzioso e motivato di volontari. Sono anch’essi custodi della memoria. Non figurano nei bilanci pubblici, ma contribuiscono ogni giorno a tenere vivo ciò che rischia l’oblio.
Il volontariato culturale in Italia ha radici profonde e molte diramazioni. In alcuni casi, come quello dell’AVTA – Associazione Venariese Tutela Ambiente e Beni Culturali – di cui ho fatto parte attivamente negli anni ’90 e buona parte del Duemila, ha saputo persino anticipare i tempi.
Allora, in quegli anni che oggi paiono eroici, ci occupavamo delle visite guidate alla Reggia di Venaria Reale, quando ancora non si parlava di restauro risolutivo e il grande pubblico la ignorava. I visitatori, certo, c’erano, ma servivano voce, guida, accoglienza: cose che solo la passione e l’impegno civico potevano offrire.
Quello stesso spirito lo ritrovo oggi in molte realtà, come la mia attuale esperienza alla Cappella dei Mercanti di Torino, uno dei gioielli nascosti più affascinanti della città. Anche qui, la presenza dei volontari è essenziale per accogliere, spiegare, custodire. E ciò che spesso si dimentica è che il volontariato culturale non arricchisce soltanto il patrimonio collettivo: arricchisce profondamente chi lo pratica. È un’opportunità di formazione continua, di contatto umano, di crescita personale. Si entra in luoghi straordinari, si studia, si racconta, si trasmette. E si riceve, in cambio, moltissimo.
Recentemente ho visitato il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, dove un gruppo di volontari organizza visite guidate con grande competenza e calore. È un luogo solitamente chiuso al pubblico, che grazie a queste persone torna a vivere: si aprono le porte, si accendono le luci della storia, si crea comunità. Come accade per le aperture FAI, per le iniziative del Touring Club, per le decine e decine di piccoli gruppi locali che, spesso lontani dai riflettori, tengono accese le luci di cappelle, biblioteche, castelli, archivi.
Il volontariato culturale è solo una delle tante espressioni di cittadinanza attiva. C’è chi dedica il proprio tempo all’ambiente, chi alla protezione civile, chi all’assistenza ai più fragili. Ognuno secondo le proprie inclinazioni, capacità e vocazioni. Ma tutte queste forme di impegno condividono un comune denominatore: il desiderio di contribuire a un bene più grande.
Anche scrivere, informare, mantenere vivo un giornale può essere un atto di volontariato culturale. Lo dimostra Civico 20 News, che grazie al contributo appassionato dei suoi redattori e collaboratori riesce ogni giorno a offrire contenuti di qualità, approfondimenti, voci libere.
Oggi, inoltre, il volontariato culturale può contare su strumenti tecnologici sempre più accessibili: dalle piattaforme gratuite per creare siti e archivi digitali, ai software di scrittura e impaginazione per pubblicare libri e raccontare la memoria dei territori. La tecnologia, usata con intelligenza e spirito civico, è un’alleata preziosa per chi vuole contribuire alla cultura anche da casa, anche senza ruoli formali.
Naturalmente, restano sfide aperte: il rischio di supplire a mancanze croniche dello Stato senza che lo stesso ne riceva stimoli, la necessità di una formazione adeguata, la valorizzazione del ruolo dei volontari nelle politiche culturali. Ma nel frattempo, migliaia di persone scelgono ogni giorno di fare la loro parte – e la fanno con dedizione, orgoglio e spirito comunitario.
In un’epoca dominata da schermi, algoritmi e ritmi accelerati, il volontariato – culturale e non solo – resta una delle esperienze più umane, lente e preziose che si possano fare. E mentre le istituzioni cercano strategie di valorizzazione, noi volontari – silenziosi e instancabili – continuiamo a presidiare la bellezza.
Collegandomi a quanto appena espresso, vi propongo dal mio canale YouTube un breve filmato sulla Cappella dei Mercanti di Torino:
https://www.youtube.com/shorts/Nb0XtbNtw3M

Un bravò a Sergio. Quante positive iniziative sono ignote al grande pubblico! 👍