Di Alessandro Mella
Negli anni ‘10 di questo secolo chi scrive fu autore di molte opere ed articoli relativi alla storia dei servizi antincendi italiani. Nel 2014, per ragioni personali, egli scelse di non dedicarsi più al tema e di non produrre, progressivamente, più testi ex novo. Il molto materiale prodotto all’epoca, tuttavia, fu caro a molti lettori, i quali hanno più volte espresso il desiderio di riaverlo fruibile. Alcuni articoli datati, dunque, vengono riproposti a loro beneficio confermando che, lo scrivente, non si occupa più, con nuovi studi, dell’argomento. Limitandosi a riutilizzare quanto scritto nel passato onde evitare che quel patrimonio vada disperso (a.m.).
Con questo breve studio vado a ricordare la figura dell’Ing. Michele Elia, un ufficiale che ebbe il privilegio di vivere direttamente i grandi cambiamenti dei servizi antincendi italiani. Questo breve testo vuole rendere omaggio al tecnico ed all’uomo, grazie anche al prezioso contributo offerto dalla sua famiglia.
L’Ing. Michele Elia nacque a Milano il 19 giugno del 1905, da Carlo e Margherita Geronimi, in quel periodo felice, la “belle epoque”, che precedette l’inferno della Prima Guerra Mondiale. Nel 1934, poco dopo il conseguimento della laurea, venne inquadrato come sotto-comandante del corpo pompieri di Genova città a cui fu sempre legato nella sua vita e che lo rivedrà tornare varie volte. Nel capoluogo ligure fu, di fatto, artefice del rilancio dei servizi antincendi coadiuvando, con zelo ed opera appassionata, l’ing. Silvestro Rolando comandante dei pompieri genovesi.
Fu in questa sede anche uno degli istruttori dei pompieri del Genio impegnati nei corsi di formazione antincendi degli anni ‘30. Nel 1939 prestò servizio per un discreto periodo di tempo nel Corpo Pompieri della Città di Torino, fucina di valorosi militi, quale ufficiale al seguito del Rolando che vi si era stato trasferito dovendo sostituire lo sfortunato ing. Viterbi colpito dalle vergognose leggi razziali del 1938. Il 1° gennaio 1940 l’Elia fu inquadrato nel neonato Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come “ufficiale di terza classe” equivalente al grado di maggiore del Regio Esercito Italiano e poco dopo (febbraio dello stesso anno) destinato al Primo Corso “Squadre di Montagna” a Limone Piemonte (CN) dove ebbe l’onore di incontrare il principe di Piemonte Umberto di Savoia (poi re Umberto II).

Al termine del corso l’Elia fu inviato al 21° Corpo Vigili del Fuoco “Fiume” per assumerne il Comando che mantenne fino alla pausa che lo impegnò, tra l’estate 1942 e l’inizio del 1943, prima in seno al Battaglione Speciale “Santa Barbara” a cui era stato assegnato e poi brevemente presso il Corpo di Reggio Calabria:
Nel Comando dei Vigili del Fuoco. Per disposizione del Ministero dell’interno, l’ing. dott. comm. Silvestro Rolando lascia il comando del Vigili del fuoco perché destinato a Roma presso II Ministero, con funzioni di ispettore superiore. Il comando di Torino viene assunto, con funzioni del grado superiore, dall’ing. Bacchereti Latino attualmente comandante dei Vigili del fuoco a Firenze. L’ing. Michele Elia lascia Torino per assumere a Fiume il comando del 21° Corpo (…). (1)
A cavallo del periodo che andò dalla caduta del regime (25 luglio 1943) all’armistizio dell’8 settembre 1943 venne inviato in missione a Cagliari per assumere la reggenza di quel corpo provinciale dei vigili del fuoco. Fu qui che egli si ritrovò a vivere un episodio difficile che egli spiegò in un memoriale del 1947. In Sardegna, lontano dai cinque figli e dalla moglie, terrorizzato non avendo loro notizie mentre al nord la guerra civile faceva scorrere fiumi di sangue tra gli opposti schieramenti, iniziò ad avvertire con forza il malumore e l’ansia che avrebbero colpito qualunque padre di famiglia nelle sue condizioni. (2)
Non aveva notizie di nessuno e niente poteva liberarlo dalla paura che i gravi eventi in corso potessero colpire chi gli era così caro. Giunto alla conclusione che gli ufficiali del 18° Corpo “Cagliari” potevano ormai gestirne le sorti, senza difficoltà alcuna, decise di tentare un esperimento per verificare se una vecchia imbarcazione, recuperata semiaffondata dai bombardamenti e malamente rimessa insieme, fosse in grado di portarlo sul continente per raggiungere finalmente la famiglia il cui silenzio era l’origine dell’ansia e del grave travaglio interiore che ne laceravano l’animo. L’impresa non riuscì poiché il natante fu immediatamente reso inservibile da un guasto. Ma la faccenda, a distanza di qualche giorno, giunse all’attenzione delle autorità, da tempo indispettite dalle difficoltà incontrate nel tentare di sradicare dei gruppi clandestini filofascisti che si opponevano con animo al Governo Militare Alleato.
Queste, dunque, disposero il suo arresto insieme a quello di altre persone accusate di aver tentato di raggiungere la Repubblica Sociale Italiana per aderirvi. Fortunatamente dopo qualche mese venne rimesso in libertà e l’infondatezza delle accuse fu dimostrata solo nel dopoguerra quando, chiarita la vicenda, poté riprendere regolare servizio assumendo il Comando del Corpo di La Spezia nel 1948 seguito dalla promozione ad ufficiale di seconda classe (tenente colonello) nell’aprile 1950. (3)
Avanzamento che ad ottobre di quell’anno lo riportò a Genova come vice comandante del 36° Corpo VVF presso cui organizzò il famoso “Corso per Sommozzatori” tenutosi nel 1952 con, docente d’eccezione, la medaglia d’oro al valor militare della Regia Marina Luigi Ferraro. L’anno dopo fu inviato in missione in Grecia la dove il terremoto dell’Egeo aveva prodotto impressionanti danni. Qui gli riuscì di vincere la diffidenza della popolazione guadagnandosi la riconoscenza del governo greco:
Tornati dalla Grecia i vigili del fuoco. L’elogio del ministro Fanfani per l’opera prestata. Taranto, 7 settembre. Stamane ha attraccato al molo di Taranto la nave ausiliaria della Marina militare «Monte Grappa». riportando in Italia il reparto di soccorso dei vigili del fuoco che al comando dell’ing. Michele Elia, vice comandante del Reparto (sic) di Genova, ha operato nelle isole ioniche colpite dal terremoto. A porgere il saluto del ministro dell’Interno, on. Amintore Fanfani, era il direttore generane dei servizi antincendi del Ministero stesso. Egli ha dato comunicazione al reparto della lettera che l’on. Fanfani gli aveva scritto per elogiare il reparto di soccorso dei vigili del fuoco per la sua opera svolta nelle isole ioniche. Dopo aver sbarcato tutto il materiale i vigili del fuoco rientreranno nelle rispettive sedi. (4)

Ma una delle sue gioie più grandi venne nel 1957 quando cessò di essere il vice comandante dei Vigili del Fuoco di Genova per diventarne, finalmente, comandante. Proprio in quella città che l’aveva visto muovere i suoi primi coraggiosi passi e crescere professionalmente ed umanamente. Mantenne quel prezioso compito fino al 1962 quando, promosso ispettore generale secondo il nuovo ordinamento del 1961, assunse il prestigioso incarico di ispettore della I Zona Antincendi (Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta). Fu due anni dopo che, a Torino il 16 marzo 1964, fu colto dal malore che giovanissimo (aveva solo cinquantanove anni) ne causò la prematura ed improvvisa scomparsa lasciando nel dolore tutte e persone che l’amavano e stimavano:
Il giorno di Giovedì Santo è deceduto a Torino, al termine di una giornata di intenso lavoro, l’ing. Michele Elia, ispettore dei vigili del fuoco per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. L’ing. Elia aveva appena 59 anni e la sua immatura scomparsa ha suscitato profonda impressione, anche perché avvenuta quasi sul posto di lavoro. Da pochi minuti, difatti, egli aveva terminato di presiedere ad una riunione, cui avevano partecipato i comandanti dei reparti stanziati nelle tre regioni e una quindicina di ingegneri. La riunione era iniziata in mattinata e l’ing. Elia era apparso a tutti i presenti energico ed in piena salute, sebbene fosse un poco stanco. La discussione, interrotta per il pranzo, era stata ripresa nel pomeriggio e proseguita fino alle 16,30. Fu poco dopo quest’ora che l’ispettore avvertiva un vago malessere, quindi si accasciava senza più riprendere la conoscenza. Alle 17 circa, egli cessava di vivere per sincope cardiaca.
La notizia della morte dell’ing. Elia ha suscitato vivo stupore e dolore anche a Castagnole Lanze, dove egli era molto noto per i suoi soggiorni nella sua tenuta in regione «La Zoccola». Per le sue grandi qualità intellettuali e morali, per la sua onestà, il suo attaccamento alla famiglia e i suoi profondi sentimenti religiosi, godeva anche tra i castagnolesi di molta stima e considerazione. La sua competenza in campo professionale gli aveva consentito di compiere una rapida e brillante carriera. I molteplici impegni della sua attività, che assolveva scrupolosamente, non gli lasciavano che scarsi ritagli di tempo per evadere nella quiete della sua tenuta castagnolese. Qui, egli avrebbe voluto riposare più spesso per godere della pace di quel mondo agreste, che lo attraeva come un rifugio ideale. L’anno scorso, aveva fatto eseguire vari lavori di sistemazione nella sua abitazione di campagna e nell’annessa cappella; e una nuova casa, modernamente attrezzata, aveva fatto costruire per i suoi mezzadri. Un vivo attaccamento nutriva per il paese di Castagnole. Nel crescente sviluppo industriale, nella possibilità di allacciarsi alla direttissima Asti-Alba, oltre che in un’agricoltura aggiornata e progredita, scorgeva i fattori indispensabili. dell’avvenire del nostro Comune. Il suo attaccamento egli dimostrava, altresì, sostenendo generosamente le iniziative e le manifestazioni locali.
Ai suoi funerali è intervenuta una grande folla di autorità, di amici, di conoscenti, di castagnolesi. Decine di corone (tra cui quelle del Ministero del Tesoro e del Municipio di Torino) testimoniavano della notorietà e della stima, di cui godeva l’Estinto. Alla mamma dell’ing. Elia, signora Rita, alla consorte professoressa Giuseppina, ai figli GianLuigi, Carlo, Emilia, Francesco, Marco, al fratello ingegner Luigi e a tutti gli altri parenti, a nome della popolazione castagnolese, porgiamo le più sentite condoglianze. (5)

È deceduto per malore improvviso, nella sua abitazione in Torino via Susa 35, verso le ore 17 del 26 u. s. marzo, dopo una riunione dei Comandanti dei Vigili del Fuoco delle regioni Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, l’Ispettore Generale Ing. Dott. Michele Elia. Aveva 59 anni e ricopriva tale carica, con sede in Torino, dall’aprile del 1962. Egli fu nel lontano 1931-32, Presidente Diocesano della Gioventù Cattolica Astigiana e molto fu il suo lavoro proprio all’epoca della chiusura dei Circoli Cattolici per volere del fascismo. Lo ricordiamo ai giovani di allora, che furono al Suo fianco in quelle ore di ansia e di attesa per la riapertura delle Associazioni. I suoi funerali imponentissimi, con la partecipazione delle massime Autorità civili e militari, si svolsero prima a Torino e poi ad Asti nel pomeriggio di Sabato 28 marzo. Alla Signora Prof.ssa Giuseppina Baggio, ai Figli ed ai Suoi familiari carissimi, i sensi del più profondo cordoglio, simpatia e buon ricordo del Loro amato Congiunto, anche per gli allora giovani del San Martino, Associazione dell’Illustre Scomparso. (6)
Così ne aveva parlato l’ing. Francesco Conte qualche anno prima:
Tra gli ufficiali dei Vigili del Fuoco l’Ing. Elia occupa un posto di eccezionale valore. Temperamento, carattere, preparazione ed esperienza gli consentono di vantare un complesso di qualità tecniche, organizzative, amministrative, disciplinari, equilibrato in efficientissima e rara unità. (7)
Certo non bastano le poche righe di questo articolo per poter raccontare la vita avventurosa e piena di interventi, soccorsi e calamità affrontate in mezz’Italia e non solo, eventi che gli procurarono tra l’altro una Medaglia d’Argento al Valore Civile, l’Ordine della Corona d’Italia e quello al Merito della Repubblica Italiana. (8) Michele Elia fu protagonista e spettatore di un Italia che cambiava in ogni aspetto. Fu un tecnico straordinario ed un uomo coraggioso, animato da valori straordinari. Personaggi della sua levatura capitano troppo raramente nella storia e la loro opera non va dimenticata ma portata ad esempio alle generazioni che verranno perché ne facciano un irrinunciabile riferimento.
Alessandro Mella
Un ringraziamento speciale per la sua cortesia e preziosa collaborazione al Dott. Carlo Elia.
NOTE
1) Gazzetta del Popolo, 135, Anno XCIII, 5 giugno 1940, p. 2.
2) Il matrimonio on Giuseppina Baggio avvenne nel 1933. Si veda Stato Civile del Comune di Bologna, Pubblicazioni di Matrimonio, Parte II, Serie A, Atto 541/1933.
3) Lo storico sardo Angelo Abis, nel suo libro “Il fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946, ipotizza che le motivazioni addotte dall’Elia fossero state scritte per discolparsi ma che egli fosse in effetti parte di un’organizzazione desiderosa di unirsi alla RSI. Chi scrive, pur non potendo escludere nulla a prescindere, ritiene che i ricordi della famiglia siano da considerare di primaria importanza. Anche perché l’Elia aveva militato, nella sua giovinezza, in organizzazioni cattoliche cui era molto legato. Difficile credere che potesse avere marcate simpatie fasciste un uomo che aveva dovuto subire lo scioglimento dei sodalizi religiosi per volontà del regime.
4) Corriere d’Informazione – Corriere della Sera, 212, Anno IX, 7-8 settembre 1953, p. 6.
5) Gazzetta d’Alba, 14, Anno LXXXIII, 1° aprile 1964, p. 3.
6) Gazzetta d’Asti, 16, Anno LXV, 17 aprile 1964, p. 3.
7) È morto a Torino l’Ing. Michele Elia, in “Antincendio”, Aprile 1964, p. 240.
8) Circa la nomina a cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia si veda Ministero dell’Interno, 15-16, Anno L, 21 maggio – 1° giugno 1941, p. 423.
