Veduta esterna della grande chiesa settecentesca. (Foto K. Giacobino)
L’Abbazia di Fruttuaria (di Alessandro Mella)
Spostandosi in auto nel cuore del Canavese, andando verso Milano passando per Chivasso, si ha modo di scorgere una grande cupola tra l’abitato di San Benigno. Per il lettore che non conoscesse l’origine di quel luogo verrebbe difficile pensare come la sontuosa chiesa sorga oggi sopra un sito archeologico secolare. Una porta che si affaccia, oggidì, sul Medioevo e gli anni tormentosi che seguirono la caduta della grande civiltà romana.
In quel luogo, infatti, sorse l’antica e celeberrima abbazia di Fruttuaria, la quale divenne così potente e famosa da farsi riferimento per l’intero territorio:
San Benigno è un luogo molto antico e deve la sua origine al famoso monastero omonimo detto di Fruttuaria, fondato nel 1003 da Guglielmo abate del monastero di San Benigno di Digione. Il monastero di Fruttuaria ebbe favore e privilegi dal re Arduino, dai papi Giovanni XVIII e Benedetto VIII, da Enrico re dei Romani e da altri re, principi, e signori, tra cui i marchesi di Monferrato, ecc… e la sua giurisdizione divenne così grande che si estere perfino alla Corsica. Coll’andare del tempo però questo monastero perdé il dominio temporale di moltissime terre, e in seguito anche quello spirituale, finché venne soppresso e fu eretta in suo luogo una Commenda. La Casa di Savoia sottentrò al possesso delle terre soggette al monastero di Fruttuaria. (1)
Come scrisse lo Strafforello, l’abbazia benedettina fu fondata nel XI secolo da Guglielmo da Volpiano ed in breve la stessa assunse una posizione di assoluta potenza religiosa e materiale. (2) Non a caso fu la prediletta di re Arduino e fu qui che egli passò gli ultimi anni della sua vita:
Perché come nell’abbazia di Pontida fu giurata la lega lombarda, quella di Fruttuaria è sorta a ricordare uno dei tentativi d’un regno italico indipendente dalla imposizione tedesca. Notevole addentellato del nostro monachismo coi tentativi d’indipendenza italiana, per cui Arduino d’Ivrea, zio del nostro abbate Guglielmo, il fondatore dall’abbazia di Fruttuaria, deluso, ivi vestì il saio monastico, e vi morì; ed il figlio di Adalberto d’Ivrea, Gariardo, fondatore dell’abbazia d’Arona, ebbe per genero Berengario duca del Friuli, che riuscì nel 888 a farsi coronare re d’Italia in Milano. (3)

Nella chiesa, davanti all’altare maggiore, egli si spoglia delle insegne regali, e le depone sulla sacra mensa, insieme con la spada; e piegato il capo alla tonsura, veste il sajo monastico. Un anno di penitenze e di preghiere; e il quattordici dicembre del 1015, si spegneva, in quell’abbazia di Fruttuaria, il povero monaco, ch’era stato il primo Re d’Italia: precursore di un lontano futuro, che aveva testimoniato e affermato, e suscitato e propagato tra gli Italiani, un sentimento nuovo nazionale, aveva dato a una vasta parte d’Italia, in breve volgere d’anni, indipendenza e dignità di nazione. (4)
Il momento più “felice” dell’abbazia fu quello che andò dal 1300 al 1400 circa quando la stessa arrivò a controllare 85 chiese in Italia e non solo e nel monastero vivevano circa 1200 monaci.
Tuttavia, già nel XV secolo questo potere iniziò a ridimensionarsi al punto che nel 1477 i monaci si videro revocare il privilegio di eleggere il proprio abate. Al suo posto venne imposto un abate commendatario di nomina pontificia. Questi, non vivendo lì, lasciava la gestione ad un vicario. E il declino seguitò finché la struttura fu trasformata in collegiata nel 1585 da papa Sisto V. A queste crisi seguì poi l’occupazione militare imposta da Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia, dal 1710 al 1741 quando il papa rinunciò al controllo di quei territori. Solo nel 1770 il cardinal Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze, diventato commendatario nel 1749, ne rilanciò un poco il ruolo facendo edificare una grande chiesa sopra ai resti medievali che vennero, tuttavia, ciecamente abbattuti e sacrificati in gran parte. Così grande che da Roma fu notato l’eccesso, tale da far ombra quasi a San Pietro cui non a caso somigliava, ragion per cui i progetti furono assai ridimensionati pur restando impressionanti per imponenza e grandiosità. La struttura più antica, invece, presentava tre piccole navate con cinque cappelle e più altari così da permettere a più monaci di celebrare la messa.

Negli anni a venire si iniziò gradualmente a comprendere il valore storico ed artistico del sito e furono raccomandate le prime previdenze:
L’Abbazia di S. Benigno. Il Consiglio provinciale di Torino, in una delle sue ultime adunanze, ha deliberato il seguente voto proposto dal consigliere conte A. Ceresa: «Il Consiglio provinciale, ricordando di quanta importanza sia per la storia patria l’Abbazia di S. Benigno di Fruttuaria, nella quale si racchiudono le memorie del primo Re d’Italia, e che per più di otto secoli non cessò dal tenere un posto importante negli annali subalpini, esprime al Governo del Re il voto che quel monumento sia conceduto alla Provincia, onde essa lo possa conservare alla venerazione ed all’affetto del quale lo circondano le popolazioni». (5)

Una stagione felice venne a Fruttuaria con il ventesimo secolo quando furono effettuate alcune campagne di scavi archeologici nella struttura e tali da rivelare molti spazi dell’antica abbazia sotto alla pavimentazione della chiesa. Tra loro anche i celeberrimi mosaici dei grifoni in tessere bianche e nere, vanto di questo luogo, ai più noti:
Le meraviglie dell’Abbazia di S. Benigno. Durante i lavori per installare un impianto di riscaldamento nell’abbazia di San Benigno Canavese, ex-Santa Maria San Benigno di Fruttuaria (nota frazione benedettina degli inizi dell’XI secolo, ora visibile nel rifacimento settecentesco) sono emersi i resti delle strutture originarie del complesso, comprendenti strutture architettoniche e un tratto di pavimento in mosaico raffigurante animali fantastici, inseriti in partiture decorate. (6)

L’intensa attività archeologica, in particolare quella del 1979, ha permesso una campagna di restauro che nel 2004, dopo le molte preoccupazioni degli anni 80 e 90, ha avuto conclusione con la realizzazione di un percorso di visita che permette ai turisti di scendere sotto il livello della pavimentazione attuale per scoprire le antiche strutture originarie:
Fruttuaria svela i percorsi segreti della sua abbazia. San Benigno città di storia e arte. In occasione della sesta settimana della Cultura, organizzata dalla soprintendenza ai beni culturali del Piemonte, infatti, martedì prossimo verrà inaugurato un interessante percorso di visita alla millenaria abbazia di Fruttuaria. «Mille anni di storia attraverso le strutture dell’abbazia di Guglielmo da Volpiano», è il tema dell’iniziativa che consentirà ai visitatori di vedere le strutture architettoniche di Fruttuaria, l’abbazia voluta proprio dall’abate costruttore Guglielmo da Volpiano. Un percorso di visita che si snoderà tra strutture murarie, mosaici, affreschi e residui pavimentali. Sarà anche possibile avvicinarsi al sito utilizzato per la realizzazione della fossa per la fusione della campana. (7)
Queste visite sono rese possibili solo grazie al generoso impegno dei volontari dell’Associazione Amici di Fruttuaria la cui opera è davvero superiore ad ogni elogio (8). Persone che meritano gratitudine perché senza la loro opera volontaristica non potremmo apprezzare queste grandi bellezze della nostra Italia.
Alessandro Mella
NOTE
1) La Patria – Geografia dell’Italia, Tomo II – Provincia di Torino, Gustavo Strafforello, Unione Tipografica Editrice Torino, 1891, pp. 168-169.
2) Vuole la leggenda che Guglielmo avesse deciso di fondarla, su terreni paterni abbandonati tra i torrenti Orco e Malone, durante un periodo di convalescenza presso i fratelli.
3) L’Azione, 86, Anno VI, 31 ottobre 1910, p. 1.
4) La Stampa, 69, Anno XIII, 18 settembre 1935, p. 5.
5) Gazzetta Piemontese, 227, Anno IX, 18 agosto 1875, p. 1.
6) Stampa Sera, 337, Anno CXI, 21 dicembre 1979, p. 8.
7) La Stampa, 138, 20 maggio 2004, p. 54.
8) Gran parte delle notizie raccolte per questo breve articolo provengono dai pannelli espositivi e dal pieghevole resi disponibili presso la struttura.
