Di Alessandro Mella
Passeggiando in Racconigi, ove vive sono le memorie della storia sabauda, si incontrano, sotto i portici, due busti. Uno più recente è dedicato alla memoria del rimpianto re Umberto II ed un altro, più datato, ricorda la figura di Carlo Alberto re di Sardegna.
Sovrano spesso sottovalutato, figura importantissima, il primo a far schierare chiaramente la Casa di Savoia a favore dei moti risorgimentali e della causa nazionale. Ci mise vigore e coraggio ma questo non bastò. Dopo la brumal Novara, com’è noto, abdicò e partì per il breve e triste esilio in Portogallo ove rapidamente si spense fiaccato dal dolore per l’infausta sorte.
Il paese, tuttavia, non dimenticò la sua generosità ed in Italia furono molte le iniziative volte a ricordare questo vero “padre della patria”.
Anche Racconigi, affezionata ai reali per via del castello che spesso li ospitava, volle rinnovare il ricordo del defunto sovrano sardo:
Monumento al Magnanimo Re Carlo Alberto. Il Comitato per l’erezione di un Monumento in Racconigi, mentre ringrazia le Società consorelle, le Deputazioni Provinciali, Municipi, Corpi del R. Esercito, i Senatori Deputati del Regno, che già contribuirono con azioni od oblazioni ad un si patriottico grandioso concetto, fa caldo appello ai Sodalizi, agli Enti morali ed ai sullodati Illustri Personaggi che non ancora risposero alla circolare loro spedita, voler procurare anch’essi di porre in grado il Comitato stesso di mandar ad effetto si grande progettata opera Nazionale, ad un tal fine protrae tutto il corrente anno il termine utile per le adesioni. (1)

Il comm. Dini, scultore che realizzò l’opera, volle ritrarre il sovrano nel suo aspetto giovanile. Non il combattente di Goito e Pastrengo, non l’uomo precocemente invecchiato ad Oporto e nemmeno il religioso devoto.
Egli scelse il giovane principe di simpatie liberali, quel ragazzo che già nel 1821 rivelò vicinanza ai grandi ideali del tempo. L’opera, sobria e spartana, fu posta sotto il porticato del Municipio con lo sguardo rivolto all’antica fortezza sabauda che aveva molto amato. (2)

Di fronte, sul basamento, si leggeva e si legge la seguente epigrafe: “Alla memoria – del – RE CARLO ALBERTO – legislatore e guerriero – delle arti, degli studi e dell’industria – munifico protettore – che a’ suoi popoli – con atto magnanimo largì la libertà – quando spuntò l’astro – dell’italico riscatto – mise la vita a repentaglio coi prodi suoi figli – morì martire in terra straniera – auspice Racconigi – questo monumento – fu eretto 1887”. In origine sotto al busto era presente anche l’arma sabauda in bronzo. (3)
Per celebrare l’opera si tenne una solenne inaugurazione con autorità civili e militari e molto popolo desideroso di assistere allo scoprimento del busto avvenuto al suono della Marcia Reale:
INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO AL RE CARLO ALBERTO in Racconigi. Dal nostro egregio amico e collaboratore avv. N. Razetti riceviamo la presente: Racconigi, 28 novembre 1887, Egregio signore ed amico, ieri fui tra gl’invitati, ma paganti, al banchetto della inaugurazione d’un monumento alla memoria di Re Carlo Alberto in Racconigi.
Il busto è opera del comm. Dini e posso dire molto commendevole.
Il Re, non sofferente e non asceta, come ormai la scultura si compiacque fissarlo bizantinamente nei bronzi e nei marmi; ma giovane di miti e insieme ardite sembianze coll’espressione in fronte di un pensiero ereditato da Arduino e dal primo Carlo Emanuele, quale traspare nei Ricordi intimi di Cesare Benevello raccolti con amorosa cura per la storia da Angelo Brofferio, sorride finalmente nel busto del Dini là innanzi al prediletto suo Castello di caccia sulla gran piazza della città sotto il portico del palazzo del Comune.

Il Dini ha finito con diligenza ogni contorno, ogni sinuosità delle fattezze e le postille di quel volto dolce e severo. Par che l’arte vi abbia condotto per mano la storia dei nostri Rivolgimenti da irosa e sospettosa fatta ultimamente serena e giusta e dica all’invisibile Dea: guardalo e racconta! Una morbidezza di linee segue in alto lo stilobate, il cippo, la cornice ed il busto con armonia piacente.
Lo stemma dei Principi Sabaudi che il Conte Verde primo forse ideò col motto arcaico: J’atan mon astre spiega il concetto e lo compiono gli emblemi riposanti sullo stilobate; cappello da bersagliere, sciabola, elmo e granata accesa. L’iscrizione non vale quegli emblemi, superflua, ingenuamente adiettivata e lunga (…). (4)

Sono passati tanti anni da quel tempo. Due guerre mondiali, il cambio istituzionale, il cieco fanatismo iconoclasta antisabaudo di certe frange estremiste nel dopoguerra e molte speculazioni politiche ingrate ed avvezze a fare della storia uno strumento da utilizzare a piacimento. Ma il busto del re Carlo Alberto, per fortuna, ancorché mutilato del fregio, ancora sorge al suo posto.
Per ricordare quel grande sovrano sabaudo che ci vien bene rievocare con le parole che per lui ebbe Carducci: «Oggi ti canto, o re de’ miei verd’anni, re per tant’anni bestemmiato e pianto, che via passasti con la spada in pugno ed il cilicio al cristian petto, italo Amleto».
Alessandro Mella
NOTE
1) Il Saviglianese, 50, Anno XIII, 10 dicembre 1886, p. 2.
2) La Gazzetta di Pinerolo, 49, Anno XX, 3 dicembre 1887, p. 3.
3) Gazzetta Piemontese, 329, Anno XXI, 28 novembre 1887, p. 3.
4) L’Eco dell’Industria – Gazzetta Biellese, 96, Anno XXIV, 1° dicembre 1887, p. 1.
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