Il profumo più femminile e amato di sempre ha ancora segreti?
Articolo di Katia Bernacci
Tutto cominciò con una donna arguta e determinata, Coco Chanel, registrata alla nascita come Gabrielle Bonheur Chanel, nata il 19 agosto 1883 a Saumur, in un ospizio destinato ai poveri. Probabilmente fu proprio l’infanzia difficile a spronarla, poiché perse la madre molto presto e il padre la abbandonò, lasciandola in un orfanotrofio gestito da suore. L’austerità di quell’ambiente contribuì a formare il suo gusto per la semplicità e le linee pulite, le stesse che avrebbe applicato nel suo lavoro successivo, come sarta prima e poi come modista, fino ad al 1908, quando decise di aprire una boutique a Deauville, e poi a Biarriz. Inizialmente Gabrielle si era dedicata al disegno di cappelli femminili, ma presto la sua attività si ampliò anche agli abiti, linee essenziali, destinate alla donna moderna, in tessuti comodi e senza fronzoli.
Nel 1921 era già conosciuta come Coco Chanel, un nome che sarebbe diventato una leggenda, ed era uno dei riferimenti della moda francese, con i suoi tubini neri, i tailleur, i vestiti comodi ma eleganti; si era anche trasferita a Parigi, dove poteva conoscere tutto il jet-set dell’epoca e concedersi numerosi flirts.
Non era ancora all’apice del successo, ma era ricercata e conosciuta, e aveva in testa di creare un mondo femminile a tutto tondo, anzi, voleva creare la nuova donna, quella del futuro, indipendente, lavoratrice, consapevole del proprio fascino.
La vera svolta avvenne quando Coco parlò di questo progetto con il principe Dmitrij Pavlovič Romanov, con cui aveva una relazione. “Dmitrij”, gli disse, “Voglio fare qualcosa di diverso, che non si è mai visto prima, voglio vestire le donne non solo con i vestiti ma con il profumo, un sentore nuovo, diverso, affascinante, l’odore di donna!”.
Presumibilmente il principe si deve essere in un primo momento stupito, poi forse deve aver pensato che quella donna era geniale, insomma, gli venne l’idea di presentarle il profumiere “naso” della corte russa, tal Ernest Beaux.
Beaux era un profumiere franco‑russo, nato a Mosca da una famiglia di origine francese. Lavorò per anni presso la casa di profumi A. Rallet & Co., fornitrice della corte imperiale russa. La sua formazione era avvenuta quindi in un ambiente di altissima qualità tecnica, dove imparò a lavorare con materie prime rare. Dopo la Rivoluzione russa, Beaux lasciò il Paese e si stabilì in Francia, a Grasse, dove riprese il suo lavoro di profumiere, nella città che più di ogni altra è stata culla della storia del profumo.
L’incontro tra Ernest e Coco fu decisamente proficuo e consentì al profumiere di mettere in pratica le sue idee innovative, creando l’essenza che Coco voleva e che avrebbe dovuto accompagnare le donne in una nuvola di sensualità mai odorata prima.
Sì, perché questa era una delle richieste di Coco, non un profumo come quelli in commercio, che solitamente avevano una sola molecola fiorita, e che sapevano di gelsomino, mughetto, lillà, gardenia, e che venivano appunto chiamati “soliflor”, ma qualcosa di mai visto, una essenza composta, complicata, così come lo è la vita.
A dire il vero i primi esperimenti in tal senso c’erano già stati: Jicky di Guerlain, del 1889, è stato considerato il primo profumo “moderno”, univa note aromatiche (lavanda, menta, verbena) a un fondo animale di zibetto, creando una struttura astratta e non floreale. Della stessa casa anche Au Bon Vieux Temps (1890), una fragranza complessa già orientata verso accordi più costruiti e meno naturalistici ai quali si devono aggiungere Après l’Onde del 1906, con violetta, iris e note poudré e L’Heure Bleue, uno speziato floreale di Guerlain del 1912), simbolo della Belle Époque.
Insomma, Ernest si mise al lavoro e qualche tempo dopo chiamò Coco Chanel e la fece entrare in una stanza dalle pareti rivestite in legno, dove, su una mensola, diverse boccette numerate attendevano di essere valutate.
Va da sé che quella che maggiormente piacque a Coco fu la boccetta numero 5.
La formula era rivoluzionaria: un mix di essenze naturali e molecole sintetiche, soprattutto aldeidi, che conferivano luminosità e un’aura “pulita” e astratta mai sentita prima, infatti gli aldeidi, sostanze sintetiche poco conosciute e usate prima di quel momento, vennero inserite da Beaux in particolare nelle note di testa (quelle più volatili, ma che vengono sentite subito), composte da aldeidi, bergamotto, neroli e limone, e che riproducevano un effetto algido, quello delle serate del nord che Ernest aveva conosciuto in gioventù.
Il profumo presentato a Coco aveva una complessità incredibile, le note di cuore, quelle che durano qualche ora e rappresentano la struttura del profumo, erano composte da gelsomino, rosa, mughetto e iris; mentre quelle di fondo, le più persistenti, in questo caso vetiver, sandalo, vaniglia e ambra, donavano all’essenza una sensualità particolare, grazie anche al vetiver, usato in quei tempi come profumo maschile e sempre come elemento non principale.
Tra le altre cose, Coco Chanel rifiutò le boccette ornate tipiche dei primi del ’900 e impose una forma lineare, minimale, quasi architettonica, ispirata alla purezza delle bottiglie da farmacia e all’estetica modernista.
Era nato il mito. Chanel n. 5 divenne un’icona della donna moderna e del fascino sobrio ed elegante ed accompagnò il mondo femminile per decenni. Tutti ricordiamo la pubblicità della “goccia di Chanel n. 5”, l’idea nacque nel 1952, quando Marilyn Monroe, intervistata dal Time, rispose alla domanda “Cosa indossi per dormire?” dicendo: “Solo Chanel N°5.” Quella frase, ripresa e resa ancora più iconica nella versione “solo una goccia di Chanel N°5”, trasformò definitivamente il profumo in un mito culturale e rilanciò la sua popolarità negli anni ’50.
È incredibile pensare che a distanza di cento anni, Chanel n. 5, il cui sentore potrebbe essere oggi considerato un po’ talcato e fuori moda, è invece ancora uno dei profumi più venduti al mondo e la Maison continua a promuoverlo ovunque come elemento essenziale per l’eleganza femminile.
