Israele ha passato ogni limite. Il caso degli italiani
C’è un punto, nei rapporti tra Stati, in cui l’alleanza smette di essere una scelta reciproca e scivola verso una dipendenza. È una soglia difficile da individuare, perché non coincide necessariamente con un trattato, con un comando militare condiviso o con la collaborazione strategica che coinvolge l’intero Medioriente.
È una domanda che ci si era già posti altrimenti sul rapporto tra Stati Uniti e Israele: quanto può spingersi l’integrazione strategica fra i due Paesi senza trasformarsi in una forma di subordinazione o dipendenza geopolitica? È ciò che sta accadendo adesso.
Nella Cisgiordania, da tempo al centro di una sistematica “occupazione terroristica”, alcuni coloni israeliani hanno assediato per giorni abitazioni palestinesi, arrivando a interrompere acqua ed elettricità e impedendo agli abitanti di uscire. Nell’area sono rimasti intrappolati pure alcuni stranieri.
Si tratta anche di cinque attivisti italiani tra le persone rimaste bloccate nell’area di Qusra, durante l’assedio dei palestinesi da parte di coloni israeliani. (The Wall Street Journal)
L’esercito israeliano è successivamente intervenuto, ma la gestione dell’emergenza ha suscitato fortissime critiche, anche per episodi nei quali alcuni militari sarebbero apparsi tutt’altro che neutrali nei confronti dei coloni.
Poi è accaduto qualcosa di politicamente significativo: gli Stati Uniti hanno condannato apertamente i coloni. Non una generica espressione di «preoccupazione», ma parole insolitamente dure. L’ambasciatore americano Mike Huckabee è arrivato a definire l’azione dei coloni un «horrific act of terror», mentre Washington sta chiedendo a Netanyahu una condanna pubblica (Al Jazeera).
Questa volta Washington alza la voce perché nell’area è coinvolta una famiglia palestinese-americana. E non è il primo caso: nel febbraio scorso un diciannovenne palestinese-americano era stato ucciso da un colono nella Cisgiordania occupata.
E l’Europa? E l’Italia?
Se gli Stati Uniti, che hanno costruito con Israele una delle più strette relazioni strategiche del mondo, arrivano a considerare intollerabile il comportamento di una parte dei coloni, quanto deve essere ancora lungo il passo perché anche l’Europa smetta di limitarsi alla blanda e sommessa condanna diplomatica?
L’Italia, peraltro, non parte da zero. Nel maggio scorso Roma, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, aveva denunciato l’aumento della violenza dei coloni in Cisgiordania e chiesto il rispetto del diritto internazionale. (Governo) Ma oggi c’è qualcosa di più concreto: ci sono cittadini italiani coinvolti direttamente.
Notizie dell’ultima ora: i cinque italiani bloccati a Qusra, in Cisgiordania, sono al sicuro. L’esercito israeliano (Idf) li ha allontanati con la forza dalla casa palestinese assediata dai coloni dove si trovavano e li ha trasferiti in un villaggio vicino. Stanno bene (loro), e non sono in pericolo, ma il fulcro della questione non cambia, anzi.
Il governo italiano non dovrebbe intervenire perché ci sono italiani da proteggere. Dovrebbe farlo perché la protezione dei propri cittadini e la difesa del diritto internazionale sono due aspetti della stessa responsabilità politica.
Se cittadini italiani vengono minacciati o impediti nei loro movimenti mentre si trovano in un territorio sottoposto a occupazione militare, Roma ha il dovere di pretendere garanzie, spiegazioni e protezione senza tentennamenti.
Dovrebbe avere il coraggio di assumere una posizione precisa: un’alleanza seppur parziale (Israele è un collaboratore della NATO) non è una tolleranza preventiva.
Le azioni “colonialiste” in Cisgiordania hanno superato da tempo ogni limite. Sicurezza non ha nulla a che vedere con violenza di coloni che uccidono, espellono e privano di servizi essenziali una popolazione sottoposta a occupazione.
Se Washington, tradizionalmente il più solido degli alleati israeliani, sente la necessità di tracciare una linea rossa, è arrivato il momento che anche Roma decida il livello della propria.
Gli italiani lo aspettano da un pezzo e adesso è ora. Non per scegliere un popolo o un altro. Per scegliere il diritto contro l’impunità e la vergogna.
Carlo Mariano Sartoris
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Concordo ma temo che il misero livello di auterevolezza di tutti i nostri attuali politici sia così risibile che non succederà nulla perché ormai l’Italia brilla per insipienza internazionale. Siamo inaffidabili sia in Occidente sia in Oriente….
La nostra autorità diplomatica con gli esteri è finita con Bettino Craxi, da allora nessuno è più riuscito a farci rispettare. Quasi sempre pavidi e, quando reagiamo timidamente, sentiamo voci dall’opposizione che gridano all’unisono che rompiamo rapporti con gli “amici storici”! Che dire, speravo di più da un governo di circadestra…
Concorde, purtroppo le prese di posizione blande dell’Italia sono quasi sempre la regola su questioni internazionali riguardanti gli “alleati”.
Mah, il limite si supera solo quando ci sono 5 italiani coinvolti?! O un palestinese americano viene ucciso? O la foto del cadavere di un bimbetto sulla spiaggia fa il giro del mondo?
Quelle terre sono l’inferno in terra, da anni, da decenni – è allucinante e insostenibile..
E naturalmente tutto questo sdegno, da parte dell’ambasciatore, solo ora che è coinvolto un cittadino Americano, che andando a trovare i parenti in Cisgiordania, si è reso conto di quello che succede lì? Prima non lo sapevano? Sono vergognosi …gli Americani che sono complici di tutto questo, e noi Europei che siamo servi…Ma tutto questo rimarrà nella storia e verremo giudicati