Stefano Pisano
Quello del Maestro Liutaio è un mestiere senza tempo.
Stefano Pisano ha sempre vissuto a contatto della musica; fin da bambino, grazie a suo padre che era un grande appassionato di musica classica e lirica, assistette ai primi concerti del Teatro Massimo di Catania.
Potremmo quasi dire che la musica sia stata la vera colonna sonora della sua vita. Prima da ascoltatore sempre più appassionato e competente, in seguito come creatore di strumenti artigianali, in grado di riprodurre fedelmente le antiche armonie del passato.
Nel suo affollatissimo laboratorio di San Giorgio, immerso nella campagna della Lomellina, lo incontriamo circondato da antichi e nuovi strumenti da lavoro, lo osserviamo lavorare in silenzio tra profumi delle essenze lignee e gli odori delle colle.
Stefano, sorride, esprimendo una rara espressione di maturata realizzazione, raccontandoci che il lavoro lo realizza e lo completa. La creatività viene appagata dai risultati, la sua esperienza nasce dal confronto con altri Maestri che hanno visto in Stefano un allievo degno di questo nome.
La fatica, ci racconta, viene vinta dalla grande soddisfazione di veder nascere oggetti dotati del magico potere di produrre armonie, oggetti che verranno resi vivi da mani di professionisti, di altri Maestri e di altri allievi, per donare a tutti il piacere dell’ascolto.
Stefano nasce a Catania da genitori sardi, come se le due principali isole italiane avessero voluto preparare la sua mente a considerare l’isolamento del lavoro, elemento indispensabile alla concentrazione e a quella pace interiore, fucina e madre di grandi realizzazioni artigianali.
A 14 anni, durante le vacanze estive, entra in contatto con i Maestri d’ascia di un cantiere navale e vede nascere dal nulla imbarcazioni di ogni dimensione e stazza. Comprende che a differenza della scultura, che come sosteneva Michelangelo, consisteva nel togliere la roccia in eccesso per liberare le figure che erano prigioniere all’interno dei grandi blocchi marmo, nelle costruzioni lignee si trattava di tagliare, piegare, modellare i pezzi di legno per inventare forme antiche in grado di far nascere suoni e armonie.

Il suo percorso lo allontana dalla Sicilia per condurlo prima in Sardegna dove frequenta il liceo e l’università, quindi a Milano, dove inizia a lavorare come geologo e consulente industriale, specializzandosi nella gestione di forniture complesse.
A volte il destino ti indirizza verso percorsi imperscrutabili. Grazie all’occasione di una piccola riparazione, Stefano Pisano riprende i contatti con la sua antica passione: nulla era stato dimenticato ma messo solamente da parte, in attesa di essere riscoperto.
Fu così che l’antica passione per l’arte della lavorazione del legno dopo essere maturata sotto le ceneri, rinacque a nuova vita.
Grazie a un’inaspettata occasione Stefano si iscrive all’Istituto Fleming di Milano per seguire un corso di restauro del legno e incontra il suo primo autentico Maestro: Bruno Ernestini. In seguito venne investito, proprio da Ernestini, come il suo naturale successore.
L’occasione del cambiamento radicale avvenne con la pandemia, periodo di imposizioni e mutamenti, che tra i troppi danni che ha procurato ha forse avuto il grande vantaggio di creare momenti di inattività e silenzio, pause tecniche che hanno permesso a molte persone di pensare e progettare un futuro completamente nuovo.
Successivamente incontrerà il liutaio Mario Rubio; con lui affinerà la tecnica costruttiva e con un invidiabile impegno e spirito d’iniziativa vedrà dischiudersi un mondo di segreti e piccoli miracoli tecnici che gli permetteranno di realizzare le sue prime opere.
Dalle sue parole emerge la figura di un uomo che considera il proprio lavoro un autentico percorso iniziatico di conoscenza: con grande umiltà giungerà ad affermare che gli errori sono dei piccoli Maestri dai quali si impara la Via dell’auto perfezionamento. Gli errori sono realmente delle splendide occasioni da conservare nella memoria come piccoli tesori, per non doverli ripetere in seguito.
Stefano si alza dalla sedia che identifica la sua zona di lavoro, con un sorriso e poche parole prende una chitarra terminata da poco e me la mostra con visibile soddisfazione.
La tengo tra le mani facendola girare per ammirare la forma perfetta. Il legno sprigiona un odore ancora pungente di vernice che si sta lentamente asciugando.
La imbraccio come se fossi un vero musicista e provo a strimpellare un giro di Do… Stefano mi osserva con uno sorriso carico di indulgenza e malcelata ironia; dal suo sguardo prendono forma pensieri che mi inducono a desistere dalla mia improbabile performance.

Augurissimi a Stefano, molto bravo, crea con dedizione e passione🥰