Evoluti … ma in che senso?
È facile pensare che “evolversi” significhi semplicemente migliorare la propria vita grazie alla scienza, alla tecnica e al benessere economico. E in parte è vero: oggi viviamo più a lungo, curiamo malattie che un tempo erano mortali, possiamo viaggiare in tutto il mondo con facilità. Ma allo stesso tempo, non è raro vedere guerre, genocidi, crisi ambientali, odio generalizzato, inganni e disuguaglianze crescenti e un senso diffuso di malessere.
Come diceva Albert Einstein: «Tutto il nostro tanto decantato progresso tecnologico e la civiltà in generale, potrebbero essere paragonati a un’ascia nelle mani di un criminale patologico.»
In altre parole: possiamo anche avere gli strumenti più avanzati del mondo, ma se, come esseri umani, non abbiamo raggiunto un alto grado di maturità civile, politica e sociale, non possiamo che farne un uso altamente improprio.
Non si tratta solo di sapere di più o di avere strumenti più sofisticati. La vera domanda è: siamo diventati migliori come persone? Più saggi, più giusti, più empatici?
La storia ci mostra che ogni civiltà che ha creduto di essere il vertice dell’evoluzione ha anche mostrato le sue ombre. L’Impero romano, ad esempio, con la sua efficienza giuridica e amministrativa, ha costruito la propria grandezza su guerre, schiavitù, prevaricazioni, aggressioni e repressioni.
Anche molti dei vari avvenimenti storici che si sono susseguiti si sono basati sugli stessi presupposti prevaricatori del più aggressivo nei confronti del più vulnerabile. Quando guardiamo alla storia dell’umanità nel corso dei secoli, ci troviamo di fronte ad un elenco immenso di guerre, conflitti e soprusi.
La Rivoluzione industriale, che ha segnato un salto economico e produttivo senza precedenti, almeno nella nostra parte di mondo, ha generato anche povertà urbana, sfruttamento minorile, depauperamento delle risorse altrui, alienazione e inquinamento.
Se guardiamo alla storia del Novecento, ci troviamo di fronte a due guerre mondiali, genocidi, bombe atomiche, guerre fredde e atti terroristici, che continuano anche nel presente. Il progresso tecnico ha reso più efficaci le cure mediche, ma anche le armi. Ha facilitato la comunicazione globale, tuttavia ha creato nuove forme di alienazione, dipendenza, controllo e manipolazione.
Le ideologie totalitarie, dal nazi-fascismo al comunismo maoista-stalinista, si sono presentate come portatrici di progresso e giustizia, ma hanno prodotto milioni di vittime in nome di un futuro radioso.
La stessa democrazia occidentale, spesso celebrata come modello evoluto di convivenza, non è esente da contraddizioni: inganni istituzionalizzati dei governi e delle amministrazioni statali di tutto il mondo democraticizzato nei confronti dei propri cittadini, bugie sistematiche, propaganda ipocrita, censura, repressinone e denigrazione del dissenso, controllo occulto dei cittadini, disparità sociali crescenti, accumulo abnorme di capitali da parte di pochi a scapito di molti, consumismo esasperato e completamente privo di cognizione, logica del profitto a qualunque costo, crisi ecologiche, aggressività gratuita e indiscriminata a scopo di controllo e dominio di alcuni popoli su altri, solo per menzionare alcuni degli aspetti che, più in generale, hanno ridotto le attuali democrazie nel mondo pressappoco alla stessa stregua delle ideologie totalitarie alle quali si contrappongono e che vorrebbero invece osteggiare e neutralizzare.
Quindi, cosa vi è di diverso adesso rispetto al passato?
Si sono veramente sviluppati i modelli di convivenza e interazione tra gli individui e i popoli in termini più maturi, armonici, tolleranti rispetto ai secoli precedenti?
Possiamo davvero dire che siamo “evoluti”, se non riusciamo ancora a vivere in pace e in equilibrio con gli esseri umani e il pianeta?
Viviamo nell’epoca del “tutto e subito”. Abbiamo accesso immediato a qualsiasi contenuto, possiamo ordinare cibo, trovare partner, lavorare e divertirci… tutto con un click. Ma questo benessere esteriore non sempre corrisponde a un benessere interiore.
Secondo diversi studi, l’ansia, la depressione e la solitudine stanno aumentando, soprattutto tra i più giovani. Come spiegava il sociologo Zygmunt Bauman, viviamo in una “società liquida”, dove tutto cambia velocemente e nulla sembra durare: né le relazioni, né i lavori, né i valori.
In questo clima, molte persone si sentono perse, senza punti di riferimento. E allora ci si chiede: se la cosiddetta evoluzione ci ha portato fin qui, perché sempre più individui percepiscono come un esteso vuoto di senso?
Lo psicologo e mistico Carl Gustav Jung, sulla base delle sue ripetute esperienze con l’intimità dell’essere umano, osservava come l’uomo moderno fosse in crisi per aver perso il contatto con l’anima ovvero con il veicolo energetico dove albergano emozioni, pensieri e coscienza individuale.
Anche molte tradizioni spirituali, da sempre, ci ricordano che l’essere umano non è solo corpo e mente, ma anche anima. E che l’evoluzione vera passa dal cuore, dalla consapevolezza, dall’empatia.
Il filosofo greco Socrate, ad esempio, soleva esortare i suoi allievi dicendo loro: «Conosci te stesso». Il Buddha insegnava la via della compassione. Gesù parlava di amore per il prossimo come per se stessi. Tutti messaggi che ci invitano a esplorare dentro di noi, a sviluppare qualità umane profonde come la mitezza, la tolleranza, la comprensione e il perdono.
Sul piano spirituale, molte di queste tradizioni – dall’induismo al cristianesimo, dal buddhismo al sufismo – parlano dell’evoluzione dell’essere umano come di un cammino interiore. Egli è chiamato a conoscere se stesso come mezzo per raggiungere la conoscenza dell’universo e del mondo in cui vive, sperimentando in tal modo l’unità con ogni essere vivente e con l’ambiente che lo circonda.
È qui che molte correnti spirituali concordano: l’essere umano evoluto non è quello che ha più potere o ricchezza, ma quello che meglio conosce se stesso e, di conseguenza, più sa amare incondizionatamente.
Nella società contemporanea, tuttavia, dominata dal materialismo, dalla competizione e dall’apparenza, questa dimensione viene spesso marginalizzata. La spiritualità è ridotta a benessere personale o a moda New Age, perdendo la sua forza trasformativa.
Ma senza una dimensione interiore, l’evoluzione rischia di essere solo esterna. Più tecnologia, sì… ma anche più egoismo, isolamento, superficialità.
Alla luce di queste riflessioni, possiamo rispondere alla domanda iniziale con una certa cautela. L’essere umano contemporaneo ha indubbiamente compiuto grandi passi avanti, ma resta ancora lontano da un’evoluzione piena, che includa non solo il progresso tecnico ma anche la maturità etica, la profondità spirituale, l’armonia con la natura e con il suo prossimo.
Evolversi, in fondo, non significa solo sapere di più o avere di più, ma essere di più. Più autentici, più consapevoli, più in armonia con la vita. Forse il futuro dell’evoluzione umana non dipenderà dalle macchine che creeremo, ma dall’umanità che sapremo riscoprire dentro di noi.
Il sociologo Edgar Morin parla della necessità di una “riforma del pensiero”, capace di integrare sapere scientifico e saggezza umanistica, razionalità e spiritualità. Solo così possiamo uscire dalla crisi di civiltà e aprire a una vera evoluzione dell’umano.
L’essere umano contemporaneo ha tutto il potenziale per evolvere davvero, ma deve fare una scelta: continuare a crescere solo all’esterno o iniziare a esplorarsi con onestà per crescere anche dentro.
luca rosso

Tutte queste osservazioni sono giustissime e inconsciamente sto cercando di metterle in pratica. Non è facile e a volte ciò che si fa non è sempre nei giusti termini. Non bisogna perdere la speranza e insistere.
Tanta verità e saggezza
ma la società attuale è sorda ha smarrito la strada.
Questo articolo ne evidenzia tutta la realtà.