È necessario rifondare la Coscienza dell’essere umano affinché riesca a ricontattare la propria umanità
All’alba del terzo millennio, l’umanità, presente sulla terra da due milioni e mezzo di anni circa, si trova ancora adesso a lottare sul piano evolutivo per definire, affermare e stabilizzare la propria natura umana. Non è che siano mancati e manchino gli studi sull’essere umano, al centro da sempre delle scienze antropologiche, sociologiche, psicologiche, filosofiche, religiose e attualmente delle neuroscienze e della fisica quantistica. Tutte le scienze ufficiali si sono occupate dell’essere umano, lo hanno catalogato, inquadrato in razze e stirpi, osannato e divinizzato, disprezzato e abbattuto.
Insomma, l’essere umano, la creatura senziente provvista delle più alte capacità cognitive, nel bene o nel male è stato posto al centro del cosmo delle conoscenze, sempre. Verrebbe da concludere che dell’essere umano si conosca tutto, sul piano fisico, mentale e spirituale. Niente di più errato!
Conosciamo poco e male su tutte le sue dimensioni di vita, e a dire degli studiosi coscienziosi e onesti, più lo si studia e più si comprende quanto ancora della natura umana deve essere scoperto e compreso. Il vocabolario definisce l’umanità “soprattutto con riferimento alle caratteristiche, alle qualità, ai vantaggi: la fragilità, la debolezza, i difetti, l’imperfezione”. Definizione più sciatta di questa credo di non averne trovate.
La visione della neuroscienza – quella più illuminata – partorisce questa definizione: “La natura umana non è riducibile alla neurobiologia, alla chimica e alla fisica, in quanto possiede qualità specificamente umane, come l’immaginazione, il linguaggio, la mente, la coscienza, la creatività, la dimensione morale, un certo grado di libertà, ecc.”
La filosofia punta più sugli aspetti interiori dell’essere umano e lo definisce “un essere superiore per la presenza in lui di un elemento incorporeo (mente, anima, spirito) che lo rende capace di elaborare concetti, di operare scelte e di risponderne responsabilmente. Il concetto di essere umano è infatti legato a qualità fondamentalmente umane: libero arbitrio, intelligenza, il sapere, l’empatia, la moralità e altre numerose capacità”. E ancora, ‘indicatori di umanità: autocoscienza, autocontrollo, comunicazione, curiosità, coscienza del tempo, relazionalità.’
Ma la ricerca diventa più interessante quando incontriamo la definizione delle scienze sociali. Infatti, “L’umanità è un SENTIMENTO, quello che sottende alla solidarietà reciproca, di comprensione e indulgenza verso l’altro. Come tutti i sentimenti, può essere sviluppato attraverso l’ EDUCAZIONE”.
Bene penso, finalmente dopo tante letture trovo una definizione umana dell’essere umano. E allora mi piace considerare che l’essere umano possiede il sentimento della sua umanità. E in cosa consiste questo sentimento? O più appropriatamente cosa comprende questo sentimento?
La risposta è sostenuta più dall’esperienza che ho dell’essere umano che dallo studio di esso – particolare rilevante se vogliamo restare su un piano reale e non meramente speculativo – e potrebbe essere la seguente. Il sentimento di essere umano comprende il senso di appartenenza alla specie umana, di sensibilità verso la specie umana, del sapere guardare e vedere l’essere umano, di ascolto, di comprensione, di accoglienza, di comunicazione e di empatia verso l’altro essere umano.
Da tutte queste qualità che diventano veri talenti se vissute come eccelsa espressione spirituale della natura umana, potranno scaturire solo amore per se stessi, per gli altri esseri e per il creato tutto. Ma non si tratterebbe dell’amore sentimentale e condizionato che ci hanno insegnato attraverso la filmografia del novecento, bensì dell’amore incondizionato, senza causa e senza scopo, che inevitabilmente sfocerebbe nel sublime sentimento della compassione: il desiderio di liberare con la propria azione ogni essere senziente dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza.
Da non confondere la compassione con la pietà partecipativa. Essa è uno stato d’animo equanime (giusta presenza e giusta distanza) e superiore attraverso il quale si riesce a penetrare ogni dimensione della realtà “perfetta così com’è”, potendo così intervenire con la propria azione su di essa senza pregiudizio, senza giudizio, senza ambizione e bramosia alcuna. Questa è a mio parere la natura innata dell’essere umano, nelle sue molteplici dimensioni fisiche e metafisiche.
Ma scrivere ‘sull’educare all’umanità’ esplicita una personale ed evidente preoccupazione sull’attuale stato dell’umanità degli esseri umani. Mi unisco ad autorevoli menti nel denunciare il pericolo ormai molto evidente e palpabile anche dalle persone più semplici: l’umanità – in senso lato – si sta disumanizzando, e dunque, sta via via dimenticando e perdendo le qualità che la definiscono e la contraddistinguono dagli altri esseri senzienti.
Ad elencare tutte le cause di questa caduta impiegheremmo troppo tempo e riempiremmo tante pagine che i pochi lettori superstiti non avrebbero voglia di leggere, troppo sopraffatti da un’esistenza frenetica e veloce, dove tutto si consuma in fretta, dal cibo alle relazioni, dai sentimenti alla conoscenza. La disconnessione cognitiva che ha colpito l’umanità nell’ultimo ventennio rafforza il difetto funzionale d’attenzione generale e non consente più una concentrazione stabile e pacata all’interno come all’esterno da sé.
Il processo di disumanizzazione è iniziato sin dalla prima rivoluzione industriale, durante la quale l’uomo è stato inserito in una catena di montaggio, e alla quale altre e più perniciose catene sono seguite in forza dello sviluppo e del progresso, inteso come necessario e inarrestabile, come politicamente corretto e falsamente teso solo a migliorare le condizioni di vita di tutti gli esseri umani sulla terra. Sappiamo che ciò non è accaduto e non accade tutt’ora e che chi guadagna da questo sistema è solo l’1 % della popolazione mondiale, i soliti ricchi e potenti del mondo.
Parte della tecnica, della tecnologia e tutte le loro applicazioni che non sono state sviluppate per il bene degli umani, ma per schiavizzarli e renderli innocui e inermi oggetti da manipolare, da un secolo circa stanno dando un grande contributo a questa decadenza dell’umanità. Anzi, in un distopico futuro di orwelliana memoria, neanche lontano, l’essere umano è destinato ad essere sostituito dalle macchine attraverso l’A.I., alla quale attualmente oltre alla dotazione di competenze cognitive auto apprendenti si vuole anche attribuire una coscienza, sentimenti ed emozioni di natura umana. A seguire s’imporrà al popolo umano il riconoscimento della personalità giuridica all’ A.I., con tanto di carta dei diritti e delle prerogative superiori a quelle umane. Sempre per restare sul piano della realtà effettuale accadrà come per gli immigrati extracomunitari che godono del nostro welfare molto più che gli italiani. I data center dell’A.i. sono energivori, hanno bisogno di moltissima acqua ed energia elettrica, quelle che ai cittadini si chiede di risparmiare, accusati come sempre di essere dissipatori irresponsabili di risorse.
La follia finale degli psicopatici scienziati dovrebbe alfine culminare nell’ideare una A.I. più intelligente degli uomini e quindi in grado di sostituirli sul pianeta terra per la tutela dello stesso dal parassita umano che lo sta distruggendo, ‘l’inutile mangiatore’ (Y.N. Harari).
Nel terzo millennio gli interventi per disumanizzare l’essere umano si sono ulteriormente intensificati dal punto di vista politico, sociale, sociologico, e psicologico agendo non solo sui corpi degli stessi ma anche sulle loro menti. Pensiamo alla cancel cultur (cultura, valori cristiani e tradizioni da sostituire) al neoliberismo finanziario ed economico, al wokismo, all’ideologia gender e al trans femminismo che stanno portando avanti crociate per distruggere la famiglia naturale, baluardo della prima forma di società umana, culla dei valori umani di rispetto, condivisione, fratellanza e amore.
Non esistono più valori morali, o meglio esistono ma non sono riconosciuti e praticati. Non si conoscono neanche i valori etici e non si conosce la differenza che esiste tra essi e i valori morali. E questa ignoranza parte non solo dalle generazioni Z (Centennials) ma dalla generazione Y (Millennials), dagli anni ottanta in avanti. Quindi il progetto (perché di un progetto si tratta) di disumanizzazione dell’umanità ha radici profonde e antiche, mentre la maggior parte degli individui se ne sta rendendo conto solo da recentemente.
L’istruzione e l’insegnamento scolastico sono stati snaturati della loro funzione di portatori di conoscenza per lo sviluppo di mente e coscienza dei discenti, a favore della informatizzazione di nozioni necessarie per sviluppare competenze atte all’inserimento nel mondo del lavoro globale. E per nascondere lo sviamento dalla propria originaria missione, il Miur e le dirigenze scolastiche spargono il polverone dell’educazione all’inclusività e alla lotta alle discriminazioni di genere, dell’educazione ‘all’affettività e all’amicalità’ indottrinando i nostri figli e nipoti con l’ideologia gender, e depredando il diritto/dovere all’educazione da parte delle famiglie. Dai libri scolastici scompaiono le due grandi guerre del 900, sostituite dai principi dell’agenda 2030. Le radici della storia identitaria dell’umanità vengono recise in favore di un’idea di un’unica cittadinanza in un mondo unipolare. L’umanità non deve mantenere consapevolezza di sé, non deve rivendicare dignità, libertà e verità, deve aderire al pensiero unico per lei confezionato dai suoi padroni.
E fin qui niente di nuovo sotto il cielo dei liberi pensatori. Diversi tra loro ci hanno messo in guardia dal pericolo di estinzione dell’umanità, se non sul piano fisico nell’immediato, senz’altro sul piano animico e spirituale. L’uomo tecnologico è l’evoluzione dell’homo sapiens sapiens e dell’homo faber, che in epoche sempre più brevi ha perduto pezzi di anima e coscienza della propria natura umana e trascendente, aderendo ad una forma di nichilismo esistenziale corrosivo e suicidario.
Ma non tutto è perduto! Si può fermare questa deriva luciferina. È necessario rifondare la Coscienza dell’essere umano affinché riesca a ricontattare la propria umanità, quella autentica che ci traghetterà naturalmente oltre… così com’è destinato che avvenga.
E per rifondare la Coscienza individuale e collettiva è necessario partire dall’ Educazione, esattamente come si faceva a scuola, dalle elementari, per intenderci. Educare dal latino educere significa “ tirare fuori ciò che sta dentro”, tirare fuori e sviluppare la propria umanità. Questo è l’unico approccio che sviluppa l’intelligenza! Invitando a riflettere e riconoscere che il materialismo mondano e spirituale non ci rende veramente felici e soddisfatti di noi stessi, che la vicinanza social con il mondo intero non è nutriente come la vicinanza fisica con il vicino di casa, che la competizione con tutti gli altri non ci rende più forti e migliori di loro, che la chiusura del nostro cuore non ci rende invulnerabili alla sofferenza, certamente potremmo liberare dello spazio nella nostra mente/cuore, che potremmo riempire con quelle qualità umane innate, sopite ma non dimenticate.
Potrebbero apparire nuovamente i sentimenti del rispetto, della responsabilità, della comunicazione, della comprensione, dell’empatia, della collaborazione, della solidarietà, della relazione, e infine potrebbe nuovamente scoppiare un innamoramento dell’umanità per la propria natura fondamentale di bontà.
Assisteremmo ad un nuovo corso autopoietico dell’umanità, la coscienza che si rifonda rinascendo dalle proprie ceneri, come l’araba fenice, compiendo il proprio destino: la trasmutazione alchemica.

Grazie per questo excursus storico, lo utilizzerò per continuare a proporre iniziative volte a difendere e mantenere le caratteristiche umane.
Sono stata nella scuola per quasi 50 anni. Ho faticato a mantenere vivo il mio spirito “umano” e a non farmi influenzare da tutte le proposte educative del Miur.
Ora, che saluto la scuola e sarò pronta ad una nuova Avventura, mi piacerebbe continuare ad essere ancora una piccola parte di mosaico che si impegna a
” tirare fuori e sviluppare la propria umanità”
per me…
e per gli altri.
Non so ancora come e quando ma, sicuramente, le tue riflessioni mi faranno da guida.
Ringrazio
Grazie Carolina per il positivo riscontro. Auguri per la tua nuova ‘Avventura’ di vita. Essa ti mostrerà la via.
Eccellente
Grazie del riscontro
Considerazioni molto interessanti che mettono a fuoco il grande problema della Coscienza, della sua definizione e della sua comprensione. Un argomento che dovrà essere approfondito a 360’. Complimenti alla Redattrice.
Grazie signor Giovanni per il positivo riscontro.
Ines