La virtù sta nel mezzo
il ritorno della fotografia analogica mezzo formato
Articolo e fotografie di Marino Olivieri
Negli ultimi tempi il mondo della fotografia sta riscoprendo una nuova giovinezza analogica.
Sempre più spesso si vedono passeggiare nelle nostre piazze, vicoli e luoghi affollati, giovani fotografi armati di una vecchia ma ancora affidabile fotocamera tirata fuori da un armadio oppure chiesta in prestito ai genitori o al nonno, che immortalano scene quotidiane su quella strana cosa chiamata pellicola.
Intendiamoci, ho parlato di giovinezza e non ri-scoperta come molti blogger della generazione z affermano; l’immagine catturata su un supporto analogico non è mai stata abbandonata, anzi grazie ad iniziative come Lomography o Impossible project, l’offerta di pellicole è addirittura aumentata.
La storia della fotografia a partire dalla sua invenzione, anche se sul concetto di “invenzione” ci sarebbe da discutere molto, è caratterizzata da una costante ricerca del miglioramento in tutti i campi, migliorie che hanno permesso al fotografo dilettante o professionista di passare dal carro carico di tenda, fotocamera, cavalletto, lastre di vetro, litri di preparati chimici a volte pestilenziali, alle attuali fotocamere digitali, che, tenute nel palmo della mano possono fotografare dal minuscolo insetto o fiorellino ai crateri lunari, con un dettaglio degno di una fotografia eseguita dal telescopio spaziale Hubble.
Nel 1925 la Leica presentò la prima fotocamera di serie che poteva utilizzare la pellicola cinematografica 35 mm, fu una vera rivoluzione. Una striscia lunga 1 metro e mezzo circa permetteva di memorizzare (concedetemi il parallelo con le attuali schede di memoria) 36 fotogrammi della dimensione di 24×36 mm: era nato il full-frame, ma allora nessuno lo chiamava in questo modo. In quel periodo, la pellicola 35 mm era economica e si trovava in grandi quantità, un solo minuto di film utilizzava oltre 27 metri di bobina cinematografica!
Dunque, perché non ridurre le dimensioni del fotogramma, se l’evoluzione tecnologica aveva permesso di passare da una lastra formato 20×25 cm al full-frame 24×36 mm ottenendo un superficie sensibile 57 volte più piccola? E tutto questo in meno di 100 anni dall’invenzione della fotografia.

All’inizio degli anni ’30 del novecento, Kodak presentava al mondo il primo rullino 35 mm già pronto e compatibile con il sistema di caricamento di Leica (eh si, forse non lo sapevate, ma prima del rullino Kodak, gli utenti Leica e gli altri costruttori che avevano adottato il formato 35mm, erano obbligati a caricare da sé, al buio, il caricatore della macchina) e la storia continua ancora oggi…
È quasi nuovamente passato un secolo, ovviamente non senza sviluppi tecnologici, come abbiamo già visto, ma cosa è successo alla pellicola? Anche lei, lo ribadiamo non ha mai cessato di essere prodotta e reperibile se pur con qualche difficoltà presso i negozi specializzati. Iniziative virtuose hanno aperto nuove frontiere di sperimentazione come nel caso delle emulsioni particolari di alcune pellicole lomografy, ma i grandi impianti di produzione che un tempo avevano nel mercato del cinema il loro primo cliente, si sono ristretti, e nella maggior parte dei casi hanno chiuso.
Il cinema non consuma più chilometri di pellicola cinematografica, il cui prezzo continua a salire, non più supportato dalla grande richiesta del pubblico, – chi tra i lettori ha qualche anno di più ricorderà la scorta di rullini con i quali si partiva per le vacanze, io utilizzavo le diapositive perché molto più economiche.
Le pellicole dunque seppur costose ci sono, allora perché non tagliare in due il fotogramma, si sono chiesti i costruttori? Considerato che il formato maggiormente utilizzato nei social è verticale, i due rettangoli risultanti dal taglio del fotogramma sono esattamente quel che ci vuole per postare le immagini sui social e con un rullino da 36 pose se ne possono ottenere magicamente 72, anzi con un po’ di esercizio si arriva comodamente a 74/76. Una bella riserva di scatti anche per chi è nativo digitale e abituato a ben altri numeri.
All’inizio ho parlato di ritorno del mezzo formato, questo perché nel passato moltissimi costruttori hanno messo a catalogo fotocamere con fotogramma 18×24, tra questi anche Nikon, che produsse una versione speciale della famosa FM2 per la polizia norvegese nel chiaro intento di risparmiare sulla pellicola. Non solo, la polizia del Regno Unito fece un largo utilizzo di fotocamere a mezzo formato per le sue fotografie segnaletiche, pare che agli inizi degli anni ‘70 commissionassero la modifica di una reflex prodotta “oltrecortina”, la Praktica L, a un riparatore del Kent che in poco più di un’ora operava la magia. Ma il mistero non finisce qui, la Praktica produsse ufficialmente un modello mezzo formato denominato L2 da dicembre 1975 sino al gennaio 1980, venduto a varie polizie nel mondo.
Uno dei modelli più amati e ricercati fu prodotto dalla Olympus e porta il nome di Pen F. Ebbe un notevole successo tanto da convincere il marketing attuale a dare lo stesso nome a una serie di fotocamere con sensore digitale, la serie PEN.

Attualmente il mercato è così in fermento da convincere un produttore storico come Pentax ad andare controcorrente e mettere in commercio una fotocamera nuova, a pellicola e per di più mezzo formato, fotocamera che ha fatto molto parlare di sé proprio per la scelta azzardata che la casa nipponica ha intrapreso.
E perché non fare una mezzo formato digitale? È il caso della Fujifilm X-HALF, una digitale che fa solo fotografie in verticale ispirate proprio al mezzo formato.
Insomma, siamo abituati alle contaminazioni e grazie a queste ci regaliamo nuove emozioni e scoperte, la cucina fusion combinando tecniche e ingredienti provenienti da tradizioni culinarie diverse crea piatti unici e innovativi, perché quindi non fondere le esigenze visive delle nuove piattaforme di comunicazione con le tecnologie e soluzioni di un tempo per postare la nostra personale foto segnaletica magari realizzata con una fotocamera che ha vissuto la guerra fredda?
