“… È pittura concretizzata da materia, al punto di evolversi in scultura … una pittura scultorea benvenuta in un mondo troppo pieno di affanni e timori, che incita alla passione e agli istinti”
Conosco da tempo Ciro Spinapolice, pittore e scultore, e ne ho parlato in occasione della sua ultima mostra torinese “Visioni cromatiche“ presso pArte Spazio Sospeso, in via Accademia Albertina, conclusa nel settembre 2024. Ciro Spinapolice, che vive e lavora a Torino, ha qui presentato una serie di lavori dedicati alla natura, come manufatti ottenuti dalla rielaborazione di radici di alberi trovate nei boschi e trasformate in sculture, previa pulitura e trasformazione manuale, opere in argilla e quadri che fanno riferimento alla natura e agli effetti di pareidolia.
In vista di una sua prossima mostra rivolta ad altre tematiche, ancora in fase di ricerca, gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Quale è stato il suo percorso formativo e quali i suoi maestri?
Ho frequentato il Liceo artistico a Torino, poi mi sono dedicato a vari percorsi artistici (grafica, musica, fotografia). Mi sono iscritto alla Scuola di pittura del Maestro Sergio Manfredi, che ho frequentato per tre anni circa, e successivamente ho seguito i corsi di figura e disegno condotti dal Maestro Pippo Ciarlo. Intanto ho frequentato l’Università Popolare, per seguire il corso di Storia dell’Arte del professor Gian Giorgio Massara per due anni. Dopo un periodo figurativo moderno tra gli anni 1986-1998, il mio lavoro si è orientato verso una ricerca informale diventata presto astratta. La mia ricerca è continuata con lo studio della manipolazione dell’argilla presso la scuola Ebdo dove ho perfezionato le varie tecniche della ceramica e della scultura.
Si riconosce nell’opera di qualche Maestro?
I miei punti fermi di ispirazione sono Maestri come Monet, Cezanne, Pierre Seurat, Degas, Kandinskj, Henri Matisse. In seguito con il passare degli anni mi sono innamorato dell’informale italiano, rappresentato da artisti come Alberto Burri, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi ed Emilio Vedova. Il più importante per me, è stato Piero Ruggeri, noto per una pittura densa gestuale.

Qual è la sua concezione dell’arte?
Sull’onda dell’opera di Piero Ruggeri, la mia arte è evoluta da una figurazione espressionista verso astrazioni materiche, dove il colore e la luce lottano sulla tela, il gesto che diventa materia e le stratificazioni di colore. creano l’immagine presente nella mia mente, traducendo la realtà da cui si estrae l’essenza cromatica.
Ho così elaborato un mio stile personale, dove la pittura diviene materia inspessita e la mia ricerca spirituale interiore spazia nell’essenza e nel rispetto verso la Natura. La mia concezione dell’arte è ricerca e sperimentazione: il pittore realizza una sua personale visione del reale e lo trasforma – con varie tecniche – in un’opera profondamente personale.
In questo percorso come si inseriscono gli effetti di pareidolia?
La pareidolia è la tendenza istintiva e automatica del cervello dell’uomo a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate di oggetti o profili, naturali o artificiali, dalla forma casuale. Questa illusione del subcosciente vuole giungere a razionalizzare ciò che è fortuito. Si manifesta in special modo evocando volti umani e/o animali, ma anche panorami, ad esempio, dalle venature di rocce, di marmi e anche di piastrelle di ceramica. Così, dalle radici e rami che ho rielaborato, vediamo emergere figure umane, elefanti, draghi e altre creature ancora, che variano a un semplice cambiamento del punto di vista dell’osservatore. Lo stesso effetto si ritrova nelle mie opere in argilla e nei dipinti, a partire da “Bosco Incantato”, del 2007, che segna l’inizio del mio interesse per questa tematica, come pure “La Forza della Natura”. Quest’ultimo propone i quattro elementi naturali, terra, aria, fuoco e acqua e dalla loro combinazione e dal loro interagire nasce l’opera, dove si possono scorgere numerosi effetti di pareidolia.

Come elabora le tematiche dei suoi quadri?
Le tematiche dei miei quadri in questi ultimi vent’anni si sono evolute grazie a una mia personale ricerca sugli aspetti più profondi e misteriosi dell’animo umano, così, liberandomi dal perfezionismo accademico, sono giunto a una semplificazione delle forme. Un esempio di opera che segna il mio interesse iniziale per queste tematiche è “Non so dove vivono gli angeli” (2007) per giungere a “Delirio Verticale”, “Montagna” e “Onirico”, le mie ultime realizzazioni.
Quale tecnica preferisce?
Le tecniche da me usate variano dall’acquerello all’acrilico inspessito con paste resinose di mia creazione.
Ci sono stati momenti importanti nel suo percorso di artista?
Ho esposto in numerose mostre collettive e personali dal 1987 ad oggi, ho partecipato a diversi concorsi, sono stato promotore di iniziative artistiche. Ho partecipato alla Biennale di Venezia – Padiglione Italia (Torino dicembre 2011 e gennaio 2012). Nel mese di maggio 2015 sono stato invitato al Primo Incuentro di Muralismo Internazionale Universidad di Actapan Hidalgo (Mexico) e al Segundo Incuentro Internazional Colonia Morelos Hidalgo (Mexico).
Attualmente sono presidente dell’associazione ART-TO.

Si riconosce nelle affermazioni di qualche Maestro?
Mi riconosco nelle parole e nel pensiero di Leonardo da Vinci, secondo il quale l’arte è una forma di conoscenza scientifica basata sull’osservazione rigorosa della natura. Condivido il pensiero di Roberto Longhi che concepisce l’arte come un sistema di relazioni formali slegato da interpretazioni psicologiche o sociologiche: per lui l’opera non è un documento storico, ma un organismo vivente fatto di stile, luce, spazio e, aggiungo, immaginazione.
Si riconosce nelle parole di qualche critico d’arte?
Mi piace citare quanto scritto da Anna Soricaro: Svincolandosi dalla rappresentazione delle cose reali, Ciro Spinapolice sigla con il leit motiv del rosso la sua ricerca. Conduce alla coscienza l’inconscio, nei cui territori si addentra il ricordo e la fantasia che, privo di forma pre-esistente, diventa reale attraverso la pittura ispessita dalla materia. La sostanza diviene co-protagonista insieme al colore alternando cerchi a tracce, tracce che mostrano come essa non ha la funzione di completare la pittura, ma di complementarla brutalmente. È pittura concretizzata da materia, al punto di evolversi in scultura la ricerca attuata da Spinapolice, una pittura scultorea benvenuta in un mondo troppo pieno di affanni e timori, che incita alla passione e agli istinti.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Vorrei concludere il mio ciclo di ricerca che si è sviluppato attraverso gli effetti di pareidolia e trovare altri coinvolgenti filoni di ricerca artistica. Mi piacerebbe anche scrivere un libro dove “raccontare” le mie opere, illustrando la mia concezione e le idee che hanno portato alla loro realizzazione.
Scarica in PDF