La mostra torinese dedicata all’artista piemontese ripercorre il percorso creativo della nascita dei celebri Fiori giganti, fino alla maturità , dove il mondo vegetale si trasforma in una profonda metafora dell’esistenza
La mostra “Romano Gazzera nel regno dei fiori giganti”, in corso a Torino presso Palazzo Lascaris (via Alfieri 15) fino al 30 novembre, offre l’occasione per rileggere il percorso creativo di uno degli artisti più originali del Novecento italiano. Un’evoluzione che conduce dalle prime sperimentazioni figurative alla celebre stagione dei Fiori giganti, fino alla maturità della “Natura umana”, dove il mondo vegetale diventa strumento di riflessione sull’uomo e sul suo destino.
La vicenda artistica di Romano Gazzera è quella di una continua trasformazione. Nato a Ciriè nel 1906, il pittore piemontese attraversa gran parte del Novecento costruendo un linguaggio personale e riconoscibile, lontano dalle mode e difficilmente assimilabile a correnti precise.
Negli anni della formazione, tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, Gazzera guarda alla grande tradizione pittorica e sviluppa una tecnica raffinata, fondata sul disegno accurato e su una profonda conoscenza dei maestri del passato. Il successo arriva nel 1941 con la mostra alla Galleria Asta di Milano, che richiama l’attenzione della critica e segna il suo ingresso nel panorama artistico nazionale.

Ma è nel secondo dopoguerra che la sua ricerca assume caratteri sempre più originali. Nelle opere dedicate alle “Scimmie in costume”, ai “Personaggi orientali”, ai “Manichini militari” e alle “Battaglie” emerge un universo visionario, popolato da figure simboliche e sospeso tra realtà e immaginazione. Sono lavori che riflettono le inquietudini del tempo e mostrano già la volontà dell’artista di superare la semplice rappresentazione del reale. Nel 1950 approdano persino all’Anti-biennale di Venezia accanto a quelle dell’amico Giorgio de Chirico.
La svolta decisiva arriva nei primi anni Cinquanta. È il momento in cui la tavolozza si schiarisce e la natura diventa protagonista assoluta. Nascono così i celebri Fiori giganti, invenzione iconografica senza precedenti nel panorama artistico del Novecento.

La loro origine è legata a un’esperienza vissuta durante la Seconda guerra mondiale. Gazzera racconta di aver osservato un piccolo garofano di campo mentre si trovava disteso nell’erba durante un bombardamento. Da quella prospettiva il fiore appariva immenso, mentre gli uomini in fuga sembravano minuscoli insetti. Quella visione si trasformò in una vera e propria rivelazione artistica.
Nei dipinti dei decenni successivi rose, garofani, papaveri e orchidee vengono ingranditi oltre ogni proporzione e collocati in cieli luminosi, privi di riferimenti spaziali. Non sono più semplici soggetti botanici, ma simboli universali. La natura diventa una misura alternativa del mondo e ridimensiona l’uomo, riportandolo all’interno di un ordine più vasto.

Con i Fiori giganti nasce anche quello che può essere definito l’”Alfabeto botanico” di Gazzera: un sistema di immagini attraverso cui la realtà viene interpretata e raccontata. Ogni specie floreale assume una propria identità e contribuisce alla costruzione di una poetica che unisce osservazione della natura e riflessione filosofica.
Negli anni Sessanta e Settanta questa ricerca raggiunge la piena maturità. I fiori diventano progressivamente “parlanti”, assumono sembianze e atteggiamenti umani, fino a trasformarsi nei protagonisti di una complessa narrazione simbolica. È la stagione della cosiddetta “Natura umana”, in cui il linguaggio floreale viene utilizzato per reinterpretare episodi religiosi, figure allegoriche, personaggi della storia e temi universali.

In questa fase la natura non rappresenta più soltanto un rifugio dalla violenza del mondo, ma diventa il luogo privilegiato da cui osservare l’esistenza umana. Attraverso i suoi fiori monumentali, Gazzera affronta temi come la fragilità, il trascorrere del tempo, il dolore, la spiritualità e la speranza di rigenerazione.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, il termine “Neo Floreale” viene definitivamente adottato dalla critica e dal mercato per descrivere la ricerca artistica di Romano Gazzera. Una denominazione che non identifica una corrente artistica specifica, bensì rappresenta la sintesi di una visione del mondo originale e immediatamente riconoscibile.

La mostra torinese, validamente progettata e curata da Giulia Caffaro, mette in luce proprio questo itinerario creativo: il passaggio da una pittura figurativa e visionaria a un linguaggio sempre più simbolico e universale, attraverso le quattro sezioni: Biografia, Alfabeto botanico, Natura umana, Neo Floreale.
Un percorso che ha portato Romano Gazzera a trasformare il fiore in una delle immagini più originali dell’arte italiana del Novecento, facendone il tramite di una riflessione profonda sul rapporto tra uomo e natura.


In occasione della Mostra “Romano Gazzera nel regno dei fiori giganti”, sono stati installati fiori giganti presso diverse istituzioni torinesi, oltre a quello di Palazzo Lascaris.
Tali installazioni si trovano presso Palazzo Chiablese (Piazza San Giovanni 2), l’Accademia Albertina (Via Accademia Albertina 6), l’Orto Botanico (Viale Mattioli 25), la Fondazione Accorsi-Ometto (via Po 59), il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Torino (Piazza Nizza 44) e la Fondazione Romano Gazzera, situata in Piazza Vittorio Veneto 16 bis, nell’abitazione torinese dell’artista.
La Fondazione Romano Gazzera, istituita nel 2016 per volontà testamentaria della consorte Clarissa Ronco, ha la missione di custodire il patrimonio artistico e documentario di Gazzera, promuovendone lo studio, la conservazione e la valorizzazione.
L’autore ringrazia il signor Graziano Secchi, autore delle fotografie.
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