Un’altra residenza storica in cerca d’autore, dimenticata in questo Piemonte con poche idee
Prosegue l’indagine su quelle residenze storiche abbandonate, memoria di un’epoca barocca in cerca di riscatto dovuto e culturale. Dopo villa Becker a Torino seguita da villa Carpeneto a La Loggia, ora l’attenzione si è spostata su una terza struttura, se possibile, ancora più interessante della coppia precedente.
La “villa del Maggiordomo” giace triste e dimenticata in quel di Grugliasco, a due passi da Torino e poche centinaia di metri dallo storico villaggio di Leumann, che già di per sé, merita un buon motivo per una gita storico-conoscitiva.
La Villa fu una lussuosa dimora seicentesca che fu fatta costruire per Valeriano Napione da Pinerolo, maggiordomo del principe Emanuele Filiberto di Savoia.
A quell’epoca, la frazione Gerbido, in cui langue la villa del Maggiordomo, era un appartato lembo di campagna ben raggiungibile da Torino, quanto vicino al Castello di Rivoli, luogo strategico per la signorile società in cerca di un bel palazzo dove isolarsi oppure far festa.
Il tempo non è stato galantuomo per quell’area campestre, ora destinata a capannoni e impianti industriali, costruiti attorno alla villa, custode di una pregevole architettura barocca che, per molti particolari ricorda la facciata di Palazzo Carignano a Torino, opera dell’architetto Guarino Guarini, datata 1689, icona seicentesca studiata in tutto il mondo.

I richiami con la facciata ricurva di palazzo Carignano e la particolare chiusura a C delle ali sul corpo centrale, hanno portato molti studiosi ad attribuire il progetto della Villa del Maggiordomo, allo stesso Guarino Guarini, anche se non vi è certezza assoluta.
Altresì, poiché la villa fu costruita tra il 1675 e il 1683, la concomitanza delle date e la somiglianza dei progetti, autorizzano l’ipotesi che il Guarini, abbia intrapreso lo sviluppo del cantiere di Grugliasco per verificare il palazzo ben più prestigioso che era in opera a Torino.
Una prassi empirica e poco dichiarata ben più comune di quanto si possa immaginare. Infine, sposando quest’ultima versione, basta abbinare le due costruzioni per avere una risposta che combacia così come la leggenda vuole.
Quanto le altre residenze secentesche che stiamo analizzando, anche quella del Maggiordomo è stata una villa che, dopo un primitivo fulgore è poi passata troppe volte di mano in mano.
Oggi è una proprietà privata in stato di abbandono e quello che dovrebbe essere un monumento nazionale, meta di pellegrinaggio architettonico, langue dietro un arrugginito cancello di metallo, al fondo di un giardino incolto. Nessuna indicazione, nessun cartello ai bordi della città. Un motivo ci sarà. Di sicuro è sbagliato.
Indagando la storia dell’immobile, risulta che alcuni progetti di recupero si sono susseguiti nel nuovo millennio, da albergo, a destinazione celebrativa dei grandi carrozzieri di Grugliasco quali Pininfarina e Bertone, due nomi da far tremare i muri e due centri di design che hanno prodotto le più belle autovetture del mondo.
Francamente non si comprende come tanti patrimoni a così poca distanza tra loro non trovino un collante, ma siano condannati alla dimenticanza, al saccheggio e all’ignoranza vincente dei vandali.
La storia si ripete, qualche assessore si guadagna la pagnotta stilando il suo progetto, e poi mancano i fondi, ma soprattutto un proposito “sostenibile”, ed è questo il punto. Peccato perché più lungimiranza, coraggio e sinergia tra Sovraintendenza, iniziative private e Comuni interessati, in questi tempi di PNRR, qualcosa in più si sarebbe potuto fare.
Infine, l’autore lancia una provocazione
È nostalgia di ormai sepolta italica, aristocratica nobiltà?
In attesa della prossima ricerca di qualche altra villa abbandonata e umiliata dall’incuria della democrazia, perché non iniziare a immaginare un percorso “turistico sabaudo” in queste ville gestite da qualche ente statale o multinazionale, trasformate in tragitti culturali-gastronomici-di accoglienza, organizzati per gitanti, cicloturisti e motociclisti italiani e stranieri, a caccia di belle storie come queste e luoghi di sosta; bed & breakfast, alberghi, location per matrimoni, rievocazioni, circostanze importanti.…
Se ne parla tanto in questo inizio di estate vacanziera. L’Italia è in testa alle preferenze e sono tanti gli esempi a cui rifarsi. Nel tempo che non attende, le mura vuote prima o poi si sgretolano, ricostruirle non si può. Per quale maggiordomo al giorno d’oggi, poi?
Il redattore si rivolge a lettori e agli enti interessati, per condividere opinioni, proposte e commenti. Reagire insieme si può.

Ottime proposte.
Interessanti questi articoli che ci fanno conoscere dimore antiche a poca distanza, ma praticamente sconosciute. Meriterebbero un restauro e un percorso tipo le ville venete
Non conoscevo questa villa, dobbiamo ringraziare che almeno la reggia di Venaria è stata recuperata. Andrebbero davvero tutte recuperate perché sono uno spaccato di storia e bellezza difficilmente replicabile ormai.