Opificio Militare di Torino, Foto Museo Torino, Paola Boccalatte
Storia dello Stabilimento Venchi, poi Opificio Militare, di corso Regina Margherita 16, a Torino
La ditta di confetti e caramelle Silvano Venchi & C. nasce nel 1878 a Torino, in un piccolo stabilimento; nel 1905, grazie al successo commerciale ottenuto con le “Nougatine”, viene deliberata la costruzione di un nuovo stabilimento in corso Regina Margherita 16, con una superficie di oltre 12.000 metri quadrati per ospitare i turni di lavoro di circa 500 operai.
Un edificio industriale con uffici, di gusto tardo art nouveau, viene progettato nel 1907 dall’ingegnere Pietro Fenoglio (1865-1927), le sopraelevazioni dei corpi laterali sono successive. Le opere in calcestruzzo armato sono di Giovanni Antonio Porcheddu (1860-1937).
Dal 1934 le due più grandi aziende dolciarie torinesi, Venchi e UNICA (quest’ultima nata nel 1924, sotto l’impulso di Riccardo Gualino), si uniscono nel marchio Venchi & Unica, la sede sociale si sposta in piazza Massaua.
Nel 1938 l’edificio di corso Regina Margherita 16 viene espropriato dall’Esercito per fabbricarvi calzature e oggetti in cuoio. Oggi è sede dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, della Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra.
L’edificio liberty che vediamo costituisce il fabbricato principale della precedente struttura militare, che era completata da un magazzino ubicato in un isolato vicino (con ingresso al numero 5 di corso Tortona, oggi sostituto da una casa d’abitazione costruita nel dopoguerra), occupava una superficie complessiva di oltre 24.000 metri quadrati.
La costruzione si inserisce in un’area densa di manifatture e opifici, nata dall’espansione industriale della città dell’ultimo scorcio del secolo scorso, il quartiere del “Borgo del fumo” a forte presenza operaia e artigiana; nelle immediate vicinanze si trovavano: le carrozzerie Garavini (sul lato opposto del corso); le carrozzerie Farina (sui due lati di corso Tortona, in seguito si chiameranno Pininfarina); la villa padronale, appartenuta al tenore Francesco Tamagno, attigua agli stabilimenti, all’angolo delle vie Ricasoli e Fontanesi, il Gasometro, ancora visibile con la sua spoglia mole che si staglia contro il cielo di Vanchiglia; il deposito municipale delle tranvie, varie tessiture e filature.
L’Opificio Militare viene bombardato la notte del 13 luglio 1943 da aerei della RAF con bombe di grosso e grossissimo calibro. A seguito del bombardamento cinque locali a uso industriale sono distrutti. Il resto, eccetto sei locali rimasti integri, è gravemente sinistrato con crollo di muricci, soffitti e schiantamento di infissi.
Abbandonato dai militari di presidio, tra il 9 e il 10 settembre 1943, in seguito allo sbandamento dell’esercito dopo l’armistizio, il deposito è invaso dagli abitanti della zona, alla ricerca di vestiario, scarpe, coperte, stoffe, spinti dalla necessità di procurarsi quei generi indispensabili dopo tre anni di guerra.
E qui si spargerà sangue. Intorno a mezzogiorno del giorno 11 settembre 1943, alcune pattuglie tedesche sopraggiungono all’improvviso, sparando e lanciando granate sulla folla che sta svuotando l’Opificio: sul terreno rimangono morti e feriti, per lo più operai, manovali e casalinghe.
Un testimone, Giuseppe Boccalatte (classe 1911), così rievoca i fatti (fonte Torino 1938/45): “Abitavo proprio di fronte all’Opificio militare, in corso Tortona 6, e ho visto quando sono arrivati i tedeschi: subito, alla sera sono venuti con una camionetta a vedere se c’era ancora qualcuno [ma non hanno visto] niente, e se ne sono andati. Il giorno dopo, io ero al lavoro, qualcuno ha cominciato a entrare nell’Opificio, perché era aperto, chi ha portato via qualcosa, un altro ha fatto lo stesso e hanno cominciato a saccheggiare, la gente ha cominciato a portare via la roba dal magazzino: scarpe, cuoio. Si sono organizzati, c’erano quelli con carretti, portavano via tutto, la voce correva da uno all’altro, le porte erano aperte…All’uscita dal lavoro (lavoravo in via Fontanesi), sono passato lì davanti e ho visto tutto quel traffico e sono entrato anch’io…ho trovato quattro suole di cuoio, le ho messe sotto la camicia e sono andato a casa. Sul ponte di corso Regina Margherita si vedevano dei carretti che andavano e venivano […] mentre pranzavo ho sentito dare una mitragliata, vado a vedere dal balcone, ho visto tutta la gente scappare da tutte le parti. I tedeschi sono arrivati da corso Regina Margherita, qualcuno deve averli avvertiti, sono entrati in corso Belgio e hanno dato una mitragliata ad altezza d’uomo, hanno tirato per ammazzare e ne hanno uccisi quattro o cinque; qualcuno si è nascosto dentro all’Opificio, qualcuno ha cercato di uscire e per loro è stato un massacro […] Tutti avevano una paura del diavolo: loro [i tedeschi] sono arrivati con una camionetta con un mitragliatore, hanno richiuso le porte dell’Opificio e se ne sono andati. Alle due sull’angolo di corso Belgio con via Fontanesi, c’era ancora steso a terra un morto, vicino alla sua bicicletta, aveva ancora un sacco con un po’ di cose dentro…Dopo una settimana i tedeschi sono tornati per arrestare due o tre del borgo, uno abitava al numero 4 di corso Tortona, sono andati per prenderlo e hanno circondato la casa. La gente, allora, ha buttato tutto quello che aveva preso all’Opificio dalle finestre, per paura che venissero a perquisire”.
Alcuni feriti, nel maggio 1944, nel proseguire le pratiche di guerra, segnalano al Prefetto i rispettivi ricordi dell’accaduto (fonte Torino 1938/45).
“La sottoscritta, mentre transitava in bicicletta, per sbrigare urgenti commissioni per lo Stabilimento cui era impiegata, in corso Tortona all’altezza di corso Belgio, veniva verso le ore 12 colpita da una raffica di mitragliatrice sparata da Reparti delle Forze Armate Tedesche […] La sottoscritta gravemente ferita veniva ricoverata all’ospedale Molinette e a tutt’oggi non ha ancora raggiunto la completa guarigione”.
E ancora: “La sottoscritta […] laureanda in Lettere alla nostra Università si permette rendere noto come all’11 settembre dello scorso anno, durante una sparatoria in corso Regina Margherita, veniva ferita al femore destro da un proiettile di fucile mitragliatore sparato da personale che trovavasi a bordo di un automezzo militare germanico. In conseguenza di tale ferita dopo oltre un mese di cure dovette sottostare all’amputazione dell’arto”..
I Vigili del Fuoco sono chiamati un’ora dopo a spegnere un incendio, forse provocato dagli stessi tedeschi durante la repressione; il caposquadra annota nella relazione: “I militi della Croce Rossa avevano trasportato via i feriti e i morti che si trovavano sulla strada lasciando le chiazze di sangue sul terreno […] con la condotta ho fatto lavare in modo da non lasciare più traccia”.
Gli uomini della SS Leibstandarte Adolf Hitler entrano a Torino nel tardo pomeriggio del 10 settembre del 1943. L’11 settembre 1943, intorno a mezzogiorno, alcune pattuglie tedesche arrivano all’improvviso, aprono il fuoco e lanciano granate sulla folla che sta svuotando l’Opificio, alcune persone usano carretti per il trasporto dei materiali. Il bilancio delle vittime sarà alto, frutto di una recrudescenza esagerata degli invasori tedeschi:
Angiolini Annunziata in Mangiavacchi, nata il 7/1/1887 a Torrita (SI), casalinga, residente a Torino
Badà Riccardo, nato il 24/10/1904 a Torino, litografo, residente a Torino
Barberis Teresa, nata nel 1926 a Torino, apprendista, residente a Torino
Cassiano Ugo Luigi, nato il 10/11/1925 a Torino, scolaro, residente a Torino
Cominetti Luigi, nato il 25/12/1885 a Ronsecco Vercellese (VC), tramviere, residente a Torino
Gagliardi Pietro, nato il 20/04/1898 a Vespolate (NO), ferroviere, residente a Torino
Giacoletto Giovanni, nato il 6/9/1906 a Ponte San Martino, (AO,) commerciante, residente a Torino
Pozzo Giuseppina in Gino, nata il 31/5/1913 ad Asti, casalinga, residente a Torino
Rizzo, donna, residente a Torino
Romano Giovanni, nato il 28/5/1886 a Ortanova (FG), manovale gommista e venditore ambulante, residente a Torino
Ruffino Alessandro, nato il 7/6/1870 a Gassino (TO), venditore ambulante, residente a Torino
Sandri Giuseppe, nato il 23/7/1895 a Benevello (CN), contadino, manovale, residente a Torino
Santomartino Enrico, nato il 4/12/1915 a Torino, verniciatore, residente a Torino
Scovero Maddalena in Giulia, nata il 24/2/1894 a Montechiaro d’Asti (AT), operaia e donna di fatica, residente a Torino
Valle Giovanni, nato il 1/1/1895 a Marentino (TO), manovale, residente a Torino
Vinesio Sergio, nato il 13/6/1928 a Asigliano Vercellese (VC), residente a Torino.
