La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
La chiesa della Immacolata Concezione di Maria Vergine e San Donato si trova in via San Donato 21, a Torino, nel secondo isolato a sinistra a partire da piazza Statuto. Prima di raccontare che cosa fosse il quartiere nel passato e che cosa rappresenti la chiesa parrocchiale del Borgo San Donato, è bene riprendere una esaustiva descrizione compilata, a fine Ottocento, da Giuseppe Isidoro Arneudo nel libro Torino sacra illustrata nelle sue chiese, nei suoi monumenti religiosi, nelle sue reliquie, pubblicato nel 1898, che ci introduce allo scomparso Borgo Colleasca, oggi San Donato.
«Così, com’oggi, la strada che conduce al Martinetto era anticamente fiancheggiata da una duplice ala di caseggiati, che, formanti una sola via, costituivano il Borgo Colleasca, detto, anche in allora, Borgo San Donato dalla dedicazione di una fra le quattro Chiese in esso sorgenti.
Infatti, oltre a questa Chiesa s’ha memoria che nel Borgo Colleasca esistessero la Chiesa e l’Ospedale di San Cristoforo (ove avevan sede gli Umiliati. allontanati da Torino intorno all’anno 1446 e surrogati dagli Agostiniani), o le chiese intitolate a San Bernardo da Mentone, a San Rolandino ed al Santo Sepolcro.
L’antico Borgo Colleasca venne distrutto dai Francesi nel 1536, e gli Agostiniani, che ivi avevano occupato la residenza degli Umiliati, vennero trasferiti nella Chiesa di San Benedetto entro le mura, e poi, dopo breve lasso di tempo, installati nella Chiesa di San Giacomo, che assunse la nuova intitolazione di Sant’Agostino.
Dopo che il Colleasca fu distrutto, per lungo volger d’anni ivi più non si eressero edifizi, e nel luogo dell’antico borgo si videro immense pianure verdeggianti, campi ubertosi di messi, solinghe case rurali.»
Il borgo rinasce con l’insediamento di fabbriche, per la vicinanza della Dora Riparia, dalla quale attingere acqua per i macchinari e per le pesanti lavorazioni.
Nel 1855 il nuovo Borgo San Donato è ancora senza una propria chiesa e dipende dalla scomparsa chiesa e parrocchia, assai distante, dei Santi Simone e Giuda (l’unica chiesa torinese edificata e distrutta due volte. Ma questa è un’altra storia).
In questo contesto nasce la legittima istanza e richiesta ai poteri cittadini per edificare una chiesa nella zona, ma le pratiche erano lunghe e difficoltose anche in quei tempi.
«Nei primi mesi dell’anno stesso, prima di addivenire alla costruzione di una nuova Chiesa parrocchiale, per la quale occorreva raccogliere sufficienti oblazioni, si creò la nuova parrocchia, con parte della cura di Borgo Dora e parte di quella del Carmine, adibendo a provvisoria Chiesa parrocchiale la Cappella dell’Istituto della Sacra Famiglia.
Solo nel 1867 s’incominciava la nuova vastissima Chiesa, che veniva benedetta ed aperta nel 1869.» L’intitolazione all’Immacolata Concezione è un omaggio al dogma promulgato da Papa Pio IX in data 8 dicembre 1854 (da qui la festa ancora oggi celebrata) con la Bolla “Ineffabili Deus”.
Entriamo in chiesa, sempre guidate dall’Arneudo:
«(…) la Chiesa della Concezione fu eretta sui disegni del cav. Simonetti di Rivoli.
È a tre ampie navate, a forma di croce latina. Magnifico l’altare maggiore in marmo bianco di Carrara, fatto erigere dalla damigella Montù; degno anche di speciale menzione quello dedicato al Beato Sebastiano Valfrè (la quarta grande cappella a destra di chi entra), che contiene una pregevolissima icona del prof. Cavallero di Carmagnola. La tavola della seconda cappella a sinistra effigiante il Cuore di Gesù è encomiata opera del valente Morgari.»
Merita una digressione il quadro che raffigura il Valfrè, inizialmente collocato nella chiesa di San Filippo Neri, in via Maria Vittoria. In quest’opera, il beato torinese è raffigurato fra la gente, non più assiso in cielo, con un deciso cambio iconografico rispetto all’immagine della santità, che inizia ad assumere anche aspetti terreni e vita quotidiana, come sottolinea l’attuale pastorale liturgica.
«Gli altari laterali sono dedicati, a destra, a Sant’Anna e Santa Giuliana, a San Donato, a Sant’Agnese ed al Cuore di Maria, al B. Sebastiano Valfrè e San Filippo Neri; a sinistra: al Crocifisso, al Cuore di Gesù (citato) ed al Patrocinio di San Giuseppe. V’ha chi reputa del Clemente il Crocifisso esposto all’altare omonimo.
La Chiesa è provveduta di un pregevolissimo organo liturgico della Ditta Fratelli Collino di Torino.»
In quello scorcio di fine Ottocento, animato ancora dall’afflato dei santi sociali torinesi, svariate “pie istituzioni” e “compagnie” gravitano intorno alla chiesa della Immacolata Concezione: la Compagnia del Cuore di Gesù, del Ss. Sacramento, dell’Immacolata Concezione, del Suffragio, dell’Ordine terziario francescano, della Guardia d’Onore, delle Figlie di Maria e dell’Abito Ceruleo; inoltre, sono presenti le sezioni maschile e femminile degli Operai Cattolici, la Classe Aspiranti, la Società di S. Vincenzo de’ Paoli e delle Signore della Misericordia.
Il primo “curato” e parroco di questa parrocchia è stato don Filippo Griva. Una figura che ha animato il quartiere con il suo animo generoso e con spirito di benefattore è stata quella di Gaspare Saccarelli (Torino, 6 giugno 1817 – Torino, 21 gennaio 1864), fra i primi propugnatori della chiesa di San Donato, fondatore del primo oratorio femminile e dell’attiguo Istituto Sacra Famiglia, il cui primo passo è stata l’omonima cappella, “sotto l’invocazione dell’Immacolata Concezione”. A lui si deve anche l’organizzazione della memorabile processione del Corpus Domini del 7 giugno 1855, la cui eco rimbalza su organi di stampa dell’epoca.
Di tutte le associazioni cristiane sopra citate, il tempo e la secolarizzazione novecentesca hanno lasciato ben poco. Un’opera benemerita che tuttora esiste, e forse pochi conoscono, è la Casa dell’Immacolata, un’altra bella storia che merita di essere raccontata a parte, ancora una volta un’altra storia torinese, che nasce dalla santità delle due sorelle Comoglio, Teresa e Giuseppina.
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Ottima descrizione artistica e storica
Grazie !!!! mi pare che in questa chiesa celebrò la prima messa S G Bosco
Una chiesa meravigliosa , anche se poco conosciuta se non dagli abitanti San Donato.