Camo, particolare. Foto di Ezio Marinoni
Camo ieri e oggi, fra Cesare Pavese e Donato Bosca, e uno sguardo al Museo a Cielo Aperto (MAC)
Camo è un piccolo borgo arroccato sulle colline di Langa, dove le province di Asti e di Cuneo iniziano a fondersi e a stemperarsi con le loro diversità.
Il Casalis, fedele compagno di descrizioni storiche nei miei viaggi piemontesi, dedica poche righe a Camo, da qualche tempo diventata una frazione di Santo Stefano Belbo; la piccola località contava 200 abitanti a metà Ottocento (più o meno come oggi), era compresa nel mandamento di Santo Stefano Belbo, Provincia e Diocesi di Alba.
La prima notazione storica ci porta alla “celebre” Marchesa Adelaide di Susa, capostipite per via femminile del ramo di Casa Savoia che, grazie a lei, entra in Piemonte.
«È detto Camulum in un diploma del 1001 dato dall’imperatore Oddone III, a favore del marchese di Torino Ulderico Manfredo padre della celebre marchesa Adelaide. In esso gli conferma gli altri suoi possedimenti nel contado d’Alba. Dopo la morte di Adelaide, Bonifacio marchese di Savona e del Vasto, avendo occupato questa terra, la trasmise a Guglielmo suo figliuolo, stipite dei marchesi di Busca, dai quali essa venne ai marchesi del Carretto.»
Nelle secolari diatribe astigiane e monferrine, Camo passa più volte di mano, com’era d’uso nei secoli andati.
«La ebbero un tempo gli astesi con s. Stefano e con gli altri vicini luoghi intorno al Belbo. Poichè questi si diedero al re di Provenza Roberto, Camo fu occupato dai marchesi di Monferrato, dai quali col trattato di Cherasco venne ceduto ai Duchi di Savoja. Lo ebbero in feudo i signori Beccaria, Grattarola, Incisa conti di Grognardo.»
I Marchesi di Monferrato ne sono feudatari dal 1324 fin quando la dinastia finisce e il Monferrato passa sotto i domini dei Gonzaga, Duchi di Mantova. Nel 1446 il castello di Camo era tra fra le proprietà che Belligerio di Busca affitta a Elisabetta, figlia di Pietro Del Carretto. Nel 1558 Camo subisce un incendio a opera di truppe spagnole, al termine di una delle tante guerre che hanno insanguinato il Basso Piemonte.
Nel 1628 i Savoia occupano Camo, mentre si sviluppa la peste raccontata dal Manzoni; da quel momento il paese segue i destini della dinastia che unirà l’Italia, attraverso il Ducato di Savoia, il Regno di Sicilia (1713 – 1720) e il Regno di Sardegna (1720 – 1861). Camo viene infeudato prima ai Gambarana, poi ai Beccaria – Incisa.
Il 12 dicembre 1777 un benefattore di Mango, tale Giovanni Lorenzo Burelli, fonda a Camo il Priorato della Madonna del Rosario, dotandolo di una casa civile ammobiliata e di una vasta proprietà terriera. Egli muore a Mango nel 1793, è sepolto nella chiesa di Camo.
Nel 1901 viene accorpata la frazione Dornere, dove sorge la cappella dedicata all’Annunziata, che si festeggia ancora oggi, la cui prima notizia risale alla visita pastorale del 1779. Fino al 1868 la festa si celebra il 25 marzo, in seguito viene spostata alla seconda domenica dopo Pasqua.
In un suo lavoro storico, Donato Bosca, originario di San Donato di Mango, riporta la notizia di un curioso fatto devozionale legato a questa cappella. Un ragazzo ventenne, Giovanni Montaldo, nativo di Cossano e residente a Santo Stefano Belbo, si impegna a pagare ogni anno e in perpetuo 7 lire piemontesi, ipotecando un proprio vigneto ubicato in Dornere, località Ollive, della estensione di tre giornate.
Dal 1928 al 1947 Camo fa parte di Santo Stefano Belbo, come oggi.
La attenta lettura dei bollettini parrocchiali effettuata dallo storico Donato Bosca, per il periodo 1956 – 1965, rivela la grande festa di Dornere, la scuola di canto e cultura religiosa, la Compagnia delle Umiliate e le Figlie di Maria. In quello stesso anno si evidenziano gli sforzi per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Grazie alle ricerche sui registri parrocchiali di don Michele Messa, parroco dal 1955 al 1994, risulta che la vecchia chiesa era situata sulla cima del monte. Grazie alla citata visita pastorale del 1779 apprendiamo che in parrocchia ci sono due campanili, uno qui e l’altro a Valdivilla.
Nel 1938 don Agostino Boglione decide di edificare una nuova chiesa, in stile romanico moderno, e una nuova canonica, attigua alla chiesa, non più abitata da sacerdoti a partire dal 1994. Prima di questa, Camo ha avuto tre successive canoniche, descritte tempo per tempo da sacerdoti e visite pastorali.
Entro in chiesa. Dalle cinque nicchie dietro l’altare emergono le figure dei quattro evangelisti e San Pietro, ultima opera del pittore di arte milanese Viero Migliorati (1942) che morirà sotto un bombardamento alleato. La torre campanaria viene realizzata soltanto nel 1985, per cui la parrocchiale è rimasta per circa 35 anni priva di campanile.
L’ex palazzo comunale è stato realizzato nel 1912 in stile liberty, nel progetto doveva ospitare il municipio e le scuole comunali (chiuse nel 1991). Sullo scalone d’ingresso noto lo stemma di Camo e il simbolo dei “Sei in Langa”. Dal 2001, infatti, Camo fa parte dell’Unione dei Piccoli Comuni di Langa, con Barbaresco, Castiglione Tinella, Mango, Neviglie e Treiso.
Anche il cimitero ha una storia complicata, i n quanto l’attuale è il terzo. Nel 1837, come scritto da Donato Bosca, l’antico cimitero era a venti piedi dalla porta della vecchia chiesa, si racconta sia scomparso per una frana. Nel 1833 viene edificato un nuovo camposanto, non più esistente. Negli Anni Cinquanta del Novecento si procede a costruire l’attuale, in direzione di Dornero, su impulso del Vescovo, Mons. Carlo Stoppa.
Sebbene si trovi sopra “un alto monte, le strade di collegamento non mancano. Riprendiamo le descrizioni del Casalis…
«Tre comunali strade di qua si dipartono: una, da levante, conduce. a s. Stefano Belbo: un’altra, da mezzodì, tende a Cossano: la terza, da ponente, scorge a Mango, e al capoluogo della provincia (Alba, N.d.A.).»
Prima dell’avvento dei vigneti, che oggi sono dominanti, sul territorio di Camo vi erano abbondanti e folte selve di castagni, roveri, e pini. Inoltre, dalle cave di pietra si estraeva materiale «ad uso di pavimenti e di balconi.»
La chiesa parrocchiale è sotto il patrocinio di san Pietro in Vincoli.
Chissà chi era quel tale signor Varrino che, in regione Oziosa… «Nel territorio si trova: arenaria più calcarea che selciosa, di color bigio molto oscuro. Della regione Oziosa posta a tramontana, e di proprietà del signor Francesco Varrino. Questa cava è ora abbandonata.»
Nel Novecento, Cesare Pavese ha immortalato più volte questa piccola località in pagine memorabili.
«(…) sulla strada di Camo c’era ancora la croce a uno strapiombo dove avevano fatto ribaltare un biroccio con due dentro.»
«C’è Nuto, il mio amico del Salto, che provvede di bigonce e di torchi tutta la valle fino a Camo.»
E oggi, se saliamo a Camo, che cosa troviamo?
Un luogo orgoglioso del suo MAC, Museo a Cielo Aperto, un unicum di arte e creatività, aperto a qualunque artista voglia arrampicarsi fin quassù: https://civico20-news.it/cultura-e-spettacolo/il-museo-a-cielo-aperto-mca-di-camo-cn/03/08/2025/
Inoltre, c’è una comunità che è sempre in movimento e si prepara alla festa del 5 luglio prossimo, che darà spazio a molte attività e iniziative. In questa data, l’Associazione Turistica Pro Loco di Camo, insieme al gruppo delle Uncinettine e al Museo del Riciclo, insieme alla Associazione Mani e Natura, organizzano ben più di una festa: a partire dalle 9, ogni ora ci sarà qualcosa da fare, da vedere o a cui partecipare, per dare un senso corale alla giornata sotto il cielo di Camo, a fianco delle opere d’arte del Museo a Cielo Aperto.
Le locandine, che sono un dettaglio esaustivo, diventano un invito a salire a Camo, per chi la conosce, e a cercarla e scoprirla per chi ancora non la conosce.



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