Torino ha ospitato il tradizionale Sinodo Valdese che, secondo tradizione, ha parlato di politica.

I Protestanti riuniti in Sinodo in Valle Pellice, provincia di Torino, nella vicinanze di Pinerolo, anziché preoccuparsi della penuria numerica della Comunità Valdese e di quella Metodista, si mettono a parlare di Gaza e della situazione mediorientale.
Domenica 23 agosto 2026, durante il primo giorno di assise sinodale, sono stati approvati “due ordini del giorno di valore generale sulla necessità di perseguire la pace con incrollabile fiducia, il primo, e sulla necessità – di fronte all’attuale disordine mondiale – di promuovere politiche di dialogo, inclusione, solidarietà nei confronti delle vittime innocenti di conflitti, carestie, sconvolgimenti climatici”.
E’ incredibile dover assistere a sinodi ecclesiali che anziché parlare di inferno, paradiso, purgatorio, salvezza delle anime, lotta all’aborto, contrasto all’eutanasia, valorizzazione della famiglia naturale rispetto alle perversioni surrogate, … parlano di ambiente, clima, guerre e geopolitica.
Il Sinodo Valdese ha dunque aperto “un ampio dibattito” sulla “complessa questione di Gaza, del dialogo ebraico-cristiano, dell’antisemitismo”.
Forte la presa di posizione assunta dai Protestanti, figli di Valdo, che asseriscono la loro “consapevolezza della strage della popolazione palestinese, degli atteggiamenti dei coloni, e del carattere sostanzialmente inconcludente della politica internazionale”.

Parlare di inconcludenza della politica internazionale è assai anacronistico dal momento che la maggior parte delle Nazioni ha preso posizione al fianco del legittimo Stato di Israele, contro il terrorismo e la violenza delle Milizie Maomettane.
Il problema, semmai, sta nel fatto che il Sinodo ha mandato alle chiese metodiste e valdesi “il documento Kairos Palestina II, espressione di un gruppo di cristiani di Palestina, testimonianza del dramma della popolazione tuttora in atto”.
I Valdesi fanno benissimo a seguire il Pastore e teologo luterano della comunità di Ramallah, Munther Isaac, che dice: “la guerra, le uccisioni, l’assedio, la carestia non sono finite, ed è ormai accettato con consenso unanime da molte organizzazioni internazionali per i diritti umani, dalle Nazioni Unite, anche da numerosi studiosi israeliani, che a Gaza è in corso un genocidio”.
Bisogna, però, con onestà, dire che non tutte le Nazioni Unite approvano la definizione di “genocidio a Gaza” perché ad asserire ciò è stata “una commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU”, come riportato da “Amnesty International Italia”.
La Commissione d’Inchiesta indipendente – che non rappresenta dunque la totalità dei membri delle Nazioni Unite – ha affermato che “Israel is committing genocide against the Palestinian people in Gaza and is continuing with it” che significa “Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese a Gaza e sta continuando a farlo”.
I torti e le ragioni non stanno mai tutti da un lato della barricata.
Tutti hanno una parte di ragione così come tutti hanno una parte di torto.
Il problema è non cadere nel processo di estremizzazione d’odio che – guarda caso – il mainstream di Sinistra e le chiese più progressiste veicolano contro lo Stato di Israele che, manco a dirlo, è a maggioranza di Confessione Ebraica.

Il Pastore Munther Isaac è lapidario nel suo giudizio verso chi non la pensa come lui: “Quando le chiese si rifiutano di nominare il genocidio o l’apartheid, lo vediamo come un attacco contro la nostra umanità̀, come se le regole del diritto a noi non si applicassero. Non parlo solo di razzismo e di doppi standard, parlo anche del falso concetto di pacificazione”.
Se si vogliono davvero la pacificazione, la non belligeranza, il rispetto delle differenze religiose, non è opportuno parlare come il Pastore di Ramallah perché il suo linguaggio è criminalizzante, stigmatizzante di quelle chiese – e sono tante – che, pur condannando alcune posizioni di Benjamin Netanyahu, non hanno dubbi a stare con Israele e con il Popolo Ebraico.

Per i componenti il Sinodo Valdese, però, gratitudine va espressa solo “nei confronti di quanti nel mondo ebraico si oppongono alla politica dell’attuale governo di Israele, incoraggiando quanti si impegnano per mantenere aperto ogni spiraglio di dialogo interreligioso”.
Si faceva prima a dire che o si è contro Netanyahu o non si è buoni Cristiani. La solfa, alla fine della fiera, è quella.
Più che il Sinodo Valdese sembrava una rimpatriata della resistenza a cui parteciparono giulivi il recentemente scomparso Francesco Guccini, il Presidente della CEI, Matteo Maria Zuppi, e l’assai contestato Ordinario di Pinerolo, Derio Olivero, dove si parlava di tutto un po’ e non si giungeva, ovviamente, a niente.
La carrellata di proposte del Sinodo si è conclusa con “la più ferma condanna di ogni forma di antisemitismo”, almeno quello.
