Torino è palestra del più bieco sincretismo. Per il Vescovo Repole è più importante parlare degli immigrati che di Gesù Cristo e del suo messaggio salvifico.
Il 18 dicembre 2025 l’Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, Roberto Repole, ha incontrato gli operatori dei media e i giornalisti per dar loro i suoi auguri di Natale.

Durante la banale – e retorica – allocuzione, l’Ordinario di Torino ha detto: “Penso che sarebbe bello se, Cristiani e non cristiani, vivessimo il Natale all’insegna di questa domanda, che è una domanda aperta, perché in fondo è posta sul cuore delle nostre libertà: vogliamo continuare ad essere un mondo in cui ogni uomo, per il fatto stesso che è uomo, ha una dignità inalienabile? Oppure vogliamo diventare qualcos’altro?”.
Roberto Repole è così. Gli piace sempre fare sociologia da quattro soldi, gli piace porre domande e dubbi, senza mai dare una vera risposta.
Il metodo usato dal suo mentore, Jorge Mario Bergoglio, che prima diceva di non essere nessuno per giudicare i gay, poi mandò l’elemosiniere pontificio a portare sussidi economici ai transessuali, poi disse che c’era “troppa frociaggine nella Chiesa”, e così via.
Dal 13 marzo 2013 nella Chiesa Cattolica si dice tutto e il contrario di tutto. Una cosa un giorno è peccato, il giorno dopo solo in parte, qualche giorno dopo può essere relativamente peccaminosa.

Roberto Repole, trovandosi dinanzi ad uno sparuto numero di giornalisti, ha osato bacchettarli dicendo che “si è propensi a vedere le cose che non vanno, a vedere le deturpazioni dell’umano – ed è giusto – ma non ci deve sfuggire il fatto che a tutt’oggi, anche a motivo di Cristo e del Natale di Gesù Cristo, ci sono ancora tantissime dimensioni della nostra vita che risentono della capacità che abbiamo di dare dignità, non soltanto all’uomo in generale, ma ad ogni singolo uomo”.
Ovviamente l’Ordinario Repole sottendeva la presenza dei tanti – troppi – extracomunitari che stanno riducendo l’intero territorio delle diocesi di Torino e di Susa a delle zone di illegalità, degrado umano e sociale.

Infatti, poco dopo, ha detto: “Sono stato dieci giorni fa, quindici giorni fa, al Rifugio Massi, a Susa, e ho potuto sperimentare un luogo in cui centinaia di donne e di uomini prestano servizio col loro volontariato per permettere che delle persone vengano in qualche modo a trovare rifugio anche soltanto dal freddo, superando ogni forma di discriminazione, ma anche ogni forma di disprezzo dell’uomo, che a volte c’è”.
Per chi non ne fosse a conoscenza, il “Rifugio Fraternità Massi”, ad Oulx, esiste dal 2018 ed “è destinato ai migranti di passaggio in alta Valle Susa”.
Giusto per essere chiari il “Rifugio Massi” è “nato come punto di accoglienza libero ed anonimo, è divenuto presto un riferimento per i migranti che sfidano il freddo e la montagna per proseguire il proprio cammino verso altri paesi europei”. E’ una realtà filo-immigrazionista, una delle “punte diamante” di quella Sinistra che sta trasformando la Val di Susa in un territorio contrario al pensiero della maggioranza del Paese che vorrebbe vedere la fine del fenomeno migratorio.

Eppure, non considerando affatto questo aspetto, il 06 dicembre 2025, Roberto Repole, visitando il “Rifugio Massi” ha dichiarato: “Prima del colore della pelle, prima della nazionalità, prima del fatto che hai attraversato con un barcone il mare per arrivare in un altro paese, ci sono degli occhi. Se noi ci dimentichiamo di guardare quegli occhi secondo me ci impoveriamo nella nostra stessa umanità. Poi certo per essere pienamente uomini si tratta anche di organizzare l’accoglienza, l’ospitalità facendo in modo che sia qualcosa di giusto e che sia qualcosa di bello per tutti”.
L’Ordinario di Torino, asserendo che “prima del fatto che hai attraversato con un barcone il mare per arrivare in un altro paese, ci sono degli occhi” ha – da facto – contraddetto tutta l’azione del Ministero dell’Interno, del Viminale, del Ministro Matteo Piantedosi.

Non stupisce affatto visto che – come abbiamo scritto ieri – a Torino “le ACLI si schierano con “Askatasuna”, contro il Governo Meloni”. La chiesa di Jorge Mario Bergoglio prima e di Robert Francis Prevost, Leone XIV, oggi, è anti-nazionalismo, anti-identità, anti-tradizione, anti-occidentale.
In Vaticano, dal 13 marzo 2013, ha preso dimora una mentalità tipica delle ONG e delle Associazioni di Promozione Sociale. L’importante non è più annunciare il Vangelo, creare dialogo finalizzato alla conversione, battezzare nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Presidente della CEI, Matteo Maria Zuppi, è arrivato persino a sostenere che il Cristianesimo è arrivato al capolinea.
La parola d’ordine è “non muri ma ponti”, “uscire nelle periferie esistenziali dell’uomo”, “todos, todos, todos”.
Il risultato?

Moltissime persone non frequentano più le parrocchie, le celebrazioni eucaristiche sono semi-deserte, tante giovani famiglie non battezzano più i figli, e tantissimi cittadini lasciano scritto che all’atto della loro morte non vogliono gli venga fatto il funerale da sacerdoti che celebrano “una cum” l’attuale corso vaticano.
La gente ha bisogno del sacro, del divino, del trascendente. Se vuole sentire stucchevole – e ingannevole – propaganda filo-immigrazionista va ad ascoltare un comizio di Maurizio Landini, Giuliano Granato, Nicola Fratoianni, Emma Bonino, Angelo Bonelli o Ilaria Salis.

Tanti nostri lettori, abitanti nelle diocesi di Torino e Susa, rimpiangono con grande dolore vescovi come Vittorio Bernardetto, Alfonso Badini Confalonieri, Severino Poletto, Giovanni Saldarini, Anastasio Alberto Ballestrero.
Al Vescovo Repole, alle ACLI di Torino, al mondo catto-comunista piemontese, giova ricordare una domanda straordinaria del Vangelo: “Che importa se acquistassi tutto il mondo e dovessi poi perdere l’anima mia?” (cfr. Marco 8:36).
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

“Che importa se acquistassi tutto il mondo e dovessi poi perdere l’anima mia?” (cfr. Marco 8:36). Ogggi è Natale, caro Elia e dovremo tutti riflettere su quando esprime l’evangelista. Purtoppo i riferimenti temporali della nostra Chiesa di prossimità sono assai deludenti.Dove si nasconde oggi la Santità?
Caro Francesco, mai mi sarei aspettato che, in occasione del Natale, la preoccupazione del Vescovo custode della Sacra Sindone fossero gli immigrati.
Quando mi hanno girato il testo del discorso ai giornalisti sono davvero trasalito.