Edward Hopper, Nighthawks. Foto Wikipedia
Le fontane dei fiumi Po e Dora Riparia e un film di Dario Argento, l’ex Albergo Nazionale e il partigiano Renato Martorelli
Il rifacimento e l’inaugurazione della “nuova” via Roma, inaugurata un mese fa, ha permesso di vedere, per un giorno e sotto una nuova luce, anche la classica immagine di piazza C.L.N., con l’aggiunta effimera del ricostruito Blue Bar creato da Dario Argento in una delle sue scene metafisiche torinesi, nel film “Profondo Rosso”.
In realtà, il Blue Bar non è mai esistito veramente, ma era una scenografia costruita dalla troupe e poi smontata al termine delle riprese in proprio in piazza C.L.N.: qui Carlo, interpretato da Gabriele Lavia e amico del protagonista del film Mark Daly, suona con il suo gruppo jazz.
Questo bar è ispiratore di storie dentro altre storie. La sua location era fissata vicino alla casa del protagonista del film; per realizzare le atmosfere e le scenografie il regista si è ispirato a “Nighthawks”, I nottambuli, un famoso e iconico dipinto dell’artista statunitense Edward Hopper.
Lo scorso 12 settembre, in occasione dell’evento della riapertura di via Roma, il gelatiere Alberto Marchetti e l’azienda vinicola Cocchi si sono uniti in una sinergia per aprire un Blue Bar temporaneo, dove sono stati serviti gelato e vermouth.
Un allestimento simile ma molto diverso dall’originario Blue Bar, che era un luogo sospeso e carico di solitudine esistenziale, le cui scritte al neon blu (da qui il nome) illuminavano la piazza.

L’iniziativa di Marchetti e Cocchi è stata un’occasione festosa per propiziare incontri urbani all’insegna della socialità, per festeggiare tutti insieme la nuova dimensione pedonale di via Roma.
Torniamo a piazza C.L.N. in senso storico. Essa è intitolata al Comitato di Liberazione Nazionale, costituitosi in Italia alla caduta del fascismo, e si trova alle spalle delle due chiese “gemelle” di piazza San Carlo, dedicate a Santa Cristina e a San Carlo, lungo l’asse di via Roma. Prima del 1935 era nota come “piazza delle due chiese”.
Il suo aspetto razionalista è dovuto alla ristrutturazione del 1935, su progetto di Marcello Piacentini (1881 – 1960), che comprendeva le statue di Benito Mussolini e di Vittorio Emanuele III, più due fontane sul retro delle chiese, con le allegorie antropomorfe dei fiumi Po e Dora Riparia; del progetto originale, saranno realizzate soltanto le ultime due sculture fluviali.

Sulle absidi delle due chiese gemelle lo scultore Umberto Baglioni, nel 1937, appoggia le statue della Dora Riparia e del Po, che faranno attribuire il nome di Piazza delle Due Fontane al nuovo ambiente urbano.

Come già accennato, le due fontane raggiungono un momento di notorietà internazionale fra il 1974 e il 1975, quando vengono scelte da Dario Argento per girare alcune scene della pellicola “Profondo rosso”. Il film appare ambientato a Roma e dintorni, ma le scene esterne sono state girate in prevalenza a Torino. La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo, ubriaco, e Marc è la Fontana del Po, in piazza C.L.N.
Nel 1987 le fontane vengono svuotate e messe fuori servizio a causa dell’usura della copertura delle vasche e dell’impianto idrico. Soltanto nel 2005, dopo quasi venti anni di abbandono e incuria, in vista delle Olimpiadi Invernali del 2006 si avvia un significativo restauro, durato alcuni mesi, che rimette in funzione le due fontane.
Sotto i portici che si estendono lungo il perimetro della piazza, al numero 254 di via Roma, angolo piazza C.L.N., si trovava la Pensione Nazionale, poi Albergo Nazionale, dove si installa il comando torinese della Gestapo.

Nel 1943, la Gestapo locale è comandata dal maggiore delle SS Hugo Kraas e dal comandante del servizio di Polizia di Sicurezza Tedesca Sipo-SD (Sicherheitspolizei), tenente Alois Schmidt. Il distaccamento di Torino fa parte del gruppo Italia-Nord Ovest, con sede a Milano, capeggiato dal colonnello Walter Rauff, che aveva giurisdizione su tutto il Piemonte; diviso a sua volta in sezioni, ne prevedeva una, la quarta per l’esattezza, che rappresentava il controspionaggio della Gestapo, diretta dal tenente Rudolf Albrecht.
Il tenente Alois Schmidt, che di lì a poco sarebbe stato promosso capitano, è inviato a Torino fra il 18 e il 19 settembre 1943; si stabilisce con il suo distaccamento, fino al 25 settembre del 1943, all’Albergo Imperia, poi al Nazionale.
Insieme a Schmidt, che dirige il servizio di Polizia di Sicurezza tedesca Sipo-SD, il maggiore Hugo Kraas è incaricato di assumere il comando delle truppe della Militärkommadatur 10 che occupano Torino il 10 settembre 1943. Il successivo 20 aprile 1944, Hugo Kraas è nominato SS-Obersturmbannführer e presiede il comando della Gestapo di Torino, alloggiato presso l’Albergo Nazionale. Alla Liberazione, Hugo Kraas, Alois Schmidt e le truppe tedesche abbandonano l’albergo nella notte tra il 27 e il 28 aprile del 1945 alla volta dell’Austria, prima dell’arrivo della III Divisione Partigiana Garibaldi, che trova l’Albergo Nazionale vuoto e abbandonato. Dopo la Liberazione, l’Albergo Nazionale diventa sede del comando militare statunitense di Torino. L’albergo cesserà la sua attività nel 2008.
Nel 1950, il capitano Alois Schimdt viene processato dal tribunale militare territoriale di Napoli, imputato del reato continuato di violenza consistente in omicidio e in percosse e maltrattamenti contro privati nemici. Sarà condannato a otto anni di reclusione, assolto da molti capi d’imputazione fra cui “il concorso nel reato di violenze consistenti in percosse e maltrattamenti a danno di Cherchi Anna, Nicola Gioacchino, Pungo Gigante, Carrà Mario, Bellone Giuseppe, Meltzeid Gustavo, Monfrino Giuseppe per mancanza di prove e a danno di Garbagnavi Giuseppe e dottor Lombardini per non aver commesso il fatto”.
Sotto i portici una lapide ricorda Renato Martorelli, (Livorno, 21 luglio 1895 – Niella Tanaro, 28 agosto 1944). Avvocato, già iscritto al Partito Socialista Italiano, durante la dittatura è attivo come esponente del gruppo clandestino azionista Italia Libera, un’associazione antifascista fondata a Firenze nel giugno 1924, pochi giorni dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti. Egli è tra i fondatori a Torino, nel 1943 del Partito Socialista di Unità Proletaria, nato nella clandestinità dalla fusione del Psi e del Movimento di Unità Proletaria. Con la caduta del fascismo e l’occupazione tedesca seguita all’armistizio del 8 settembre 1943, Martorelli aderisce alla Resistenza, partecipando ad operazioni militari in Piemonte e in Liguria, quale membro del CLN piemontese. Catturato il 30 luglio del 1944 dai fascisti, è fucilato, dopo essere stato sottoposto a lunghe torture.
Il corpo di Renato Martorelli non verrà mai ritrovato: barbarie nella barbarie, non sappiamo se sia stato occultato o disperso da un vano, crudele e disumano accanimento contro l’uomo e contro la Resistenza italiana al nazifascismo.
Nei pressi degli ex quartieri militari, in corso Palestro, si può trovare una seconda lapide che rende memoria e giustizia e questo militante per la libertà.
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