Il casus belli: il vicepresidente Marrone che partecipa alla Messa degli Ordini dinastici di Casa Savoia
Un’occasione persa per occuparsi dei problemi del Piemonte, si è consumata lunedì al consiglio Regionale. Reo il vicepresidente della giunta Regionale Maurizio Marrone che domenica ha partecipato alla Messa degli Ordini Dinastici di casa Savoia vestendo le insegne dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Le opposizioni dimostrando ignoranza nella Storia o volontà di depotenziare la figura di Marrone, quale possibile antagonista di Lo Russo nel 2027 hanno imbastito una polemica chiudendo il motivo della sua partecipazione alla funzione religiosa, citando a sproposito date, Costituzione e quant’altro.
Ferma la replica della consigliera della Lega Gianna Gancia che invece ha ringraziato Marrone, per la sua testimonianza, di aver ricordato un passato glorioso della Storia d’Italia. “Stucchevole” la polemica sollevata dalle opposizioni e in particolare da Avs. Stucchevole “con tutti i problemi che abbiamo in Italia, prosegue l’on. Gancia, strumentalizzare la presenza di Maurizio Marrone a un evento che rappresenta la storia dell’Italia, ma soprattutto la storia del Piemonte”. Intervento concluso con una citazione storica in uso ai reggimenti di cavalleria dell’esercito sabaudo.
Si è scatena la bagarre da parte dell’opposizione, con seduta sospesa e lancio di un comunicato di fuoco auspicando antidemocratiche decisioni di censura verso Marrone.
“Siamo di fronte a un cortocircuito istituzionale inaccettabile: da un lato il vicepresidente della Regione, titolare proprio della delega alla Legalità, che accetta investiture e indossa insegne di ordini dinastici privati privi di riconoscimento per la legge repubblicana e che scappa di fronte alla richiesta di dare chiarimenti minimi al Consiglio Regionale; dall’altro una consigliera regionale che usa l’aula per ossequiare una dinastia che consentì l’avvento del regime fascista per poi abbandonare il Paese al proprio destino. Ridurre la massima assemblea del Piemonte a una barzelletta d’altri tempi lede profondamente la credibilità delle istituzioni”.
“Chiediamo, prosegue la nota, di intervenire con la massima risolutezza per censurare l’accaduto e ripristinare il rispetto e la dignità dell’Aula e dell’amministrazione regionale. Vergognoso è poi il comportamento del Presidente Nicco, che ha deliberatamente deciso di non tutelare né l’Istituzione né le minoranze, portando avanti una grottesca seduta con la sola presenza della maggioranza e senza aver nemmeno provato a ricomporre il corretto svolgimento della seduta democratica, suo preciso dovere. Palazzo Lascaris rappresenta tutti i cittadini piemontesi e non può essere degradato a palcoscenico per anacronistiche provocazioni”.
Ormai è una sinistra allo sbando, che vegeta inseguendo le polemiche. La scorsa settimana ha boicottato i lavori del consiglio sulla TAV, lunedì medesimo copione, lanciando anatemi contro la libertà personale di un consigliere regionale.
Alla ripresa dei lavori, Maurizio Marrone ha precisato che l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è un ordine religioso di Casa Savoia nato formalmente nel 1572, in analogia ad altri Ordini religiosi istituiti in Italia e nel mondo in altri periodi.
Per il capogruppo di FdI, l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro rappresenta, “L’ossessione di Avs e dell’opposizione tutta per il vicepresidente Marrone che sta diventando patologica. Evidentemente a sinistra sono attanagliati dal timore che davvero si candidi a sindaco di Torino, con innegabili possibilità di vincere le elezioni – replica il capogruppo FdI in Regione, Carlo Riva Vercellotti –. Per questo motivo si affannano da tempo a polemizzare con qualunque pretesto e a cercare di screditare qualsiasi iniziativa sia portata avanti dal vicepresidente della Regione. In questo caso però, francamente, mi sembra si sia superato ampiamente il limite del ridicolo. Imbastire una polemica a fronte di un’investitura onorifica e puramente simbolica come rappresentante di un Ordine cavalleresco che fonda le sue radici nel lontano Medioevo di per sé è imbarazzante. Ma sono surreali gli appelli al rispetto della Costituzione, sottintendendo chissà quali minacce o complotti oscuri si celino dietro a questa vicenda”.
“Mi stupisco che l’opposizione si imbarazzi per una foto di Marrone con Emanuele Filiberto di Savoia – conclude il capogruppo di FdI –, ma non trovi nulla da eccepire sugli scatti fatti da alcuni esponenti del cosiddetto Campo largo con gli antagonisti di Askatasuna responsabili delle devastazioni nel centro di Torino o con presunti finanziatori di Hamas e nemmeno quando un consigliere di minoranza ha finto di rollarsi una canna in Aula”.
Prima di scandalizzarsi per una veste, forse bisognerebbe conoscerne la storia.
Nei giorni scorsi Torino ha visto riunirsi nuovamente gli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia e, sotto la guida del Principe Emanuele Filiberto di Savoia, sono tornati visibili simboli, insegne e tradizioni che appartengono da secoli alla storia del Piemonte.
Qualcuno ha scelto di vedere una cocolla, invece di. quasi mille anni di storia.
Quelle vesti non sono nate per una fotografia del 2026. Le ritroviamo nei ritratti dei Principi e dei Re di Casa Savoia, nella storia dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e in un patrimonio che ha lasciato un’impronta profondissima su Torino e sul Piemonte.
Emanuele Filiberto non ha inventato quei simboli: li ha ereditati insieme alla responsabilità di custodire una tradizione dinastica antichissima e di darle continuità nel presente.
Si può discutere del presente e si possono avere opinioni diverse su Casa Savoia. Ma trasformare in motivo di scherno una tradizione che appartiene alla storia stessa di questa terra significa dimenticare ciò che Torino e il Piemonte sono stati per secoli.
Gli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia operano oggi attraverso una struttura associativa privata e dichiarano attività benefiche per oltre 750.000 euro tra il 2023 e il 2024, a favore di associazioni, parrocchie, ospedali, laboratori e borse di studio.
La tradizione non può venire cancellata da una polemica politica, ma rimane!
Già sapevano che l’opposizione al governo e alla regione Piemonte è ossessionata dal Fascismo. Ora apprendiamo che lo sono pure dalla Storia.
