Stefano Lo Russo
Le farneticazioni del sindaco Lo Russo, schiacciato tra l’opinione pubblica disorientata e il dileggio dei “cattivi maestri”.
Come da copione annunciato, ieri pomeriggio circa duemila dimostranti provenienti dal mondo anarchico e da centri sociali sparsi in Italia, si sono dati appuntamento a Torino, contro lo sgombero di Askatasuna, seminando violenza e panico. Presente il lunare assessore Rosatelli che dichiara: «Sono qui per esprimere il mio profondo dissenso nei confronti dell’azione del governo e della sua visione. Sono qui per rivendicare il patto di collaborazione. Come ha detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, è un’idea che vogliamo rilanciare. Le città italiane progressiste sono sotto attacco da questo governo». Ma tace dal comunicare che saranno i torinesi a farsi carico degli oltre centosettantamila euro di danni causati dai manifestanti nelle due ultime devastazioni a Torino, senza dimenticare i 7 milioni di euro per 30 anni di violenze, agenti resi invalidi e bollette mai pagate e a carico dello Stato.
Sfilano i NO TAV, reduci dalle ben note violenze perpetrate in val di Susa, esponenti di AVS con a capo l’onorevole Grimaldi che dichiara: Ci siamo mobilitati per difendere uno spazio comune dalla repressione che questo governo vuol far passare per tutela della sicurezza pubblica”, Gli risponde il Presidente della regione Piemonte Alberto Cirio che dichiara: Oggi lo Stato ha confermato che non si lascia intimidire e che illegalità e aggressioni non trovano cittadinanza a Torino e in Piemonte”. Sono parte integrante del Corteo anche alcuni “cattivi maestri”, tra i quali si mette in mostra il professore Revelli, e tutte le sigle di movimenti antagonisti.
Le buone intenzioni dei dimostranti si sono palesate con gli striscioni. “Askatasuna non si tocca, la difenderemo con la lotta” e “Askatasuna vuol dire libertà”. ‘Marrone datte fuoco’, scritta contro l’assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, di Fratelli d’Italia, che entra nel mirino dei writer di area antagonista. “Marrone datte fuoco” è una scritta comparsa in una strada nel quartiere Vanchiglia. “Aska vive” è un’altra scritta, evidentemente tracciata con lo spray dalla stessa mano, apparsa a pochi passi di distanza.
Questi e altri, gli slogan che hanno accompagnato nel pomeriggio di ieri, 20 dicembre, la partenza del corteo contro lo sgombero del centro sociale da via sant’Ottavio. “È il momento di mandare un segnale chiaro a questo governo militare che ha paura di noi”, hanno detto dal microfono. Numerose le bandiere della Palestina, del movimento No Tav ma anche di partiti politici e cartelli sui quali si legge ‘ogni strada sarà Askatasuna’ e ‘le lotte non si arrestano’. Compare anche uno striscione preparato dalle famiglie e bambini del quartiere colorato con le impronte delle mani.
Presente un ingente schieramento di forze dell’ordine che ha disposto anche controlli alle stazioni ferroviarie per monitorare eventuali arrivi da fuori città. Deviati anche i mezzi pubblici che abitualmente attraversano la zona. Il momento della retorica con i discorsi roboanti lascia spazio al vero scopo di questa manifestazione. Infatti, i manifestanti sono giunti in corso Regina Margherita, tentando di avvicinarsi al centro sociale sgomberato. Per disperdere la folla le forze dell’ordine hanno azionato gli idranti.
Il corteo continuava ad avanzare con i manifestanti incappucciati che hanno capovolto diversi cassonetti per la strada, lanciando pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine, con gli agenti che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni. I disordini sono continuati nel corso del pomeriggio in un quartiere totalmente presidiato. Lungo corso Regina Margherita vengono dati alle fiamme alcuni cassonetti portati a centro strada. Tutto il traffico viene bloccato dalle vie laterali, compresa via Rossini. I manifestanti, oltre a buttare bombe carta e pietre contro la polizia, si sfogano danneggiando strade e arredo urbano. Tanto pagano i torinesi, benedicente il sindaco Lo Russo. In chiusura, il corteo si sposta da corso Casale in piazza Vittorio Veneto.
Uno dei leader di Askatasuna, arrivato alla Gran Madre, verso le 18, annuncia la fine del corteo dando appuntamento alle prossime lotte e dicendo con cinismo: «Siamo diecimila» In chiusura si annunciano nuove proteste a Torino nella notte di Capodanno, Il 17 gennaio con una grande assemblea, seguita da una manifestazione il 31 gennaio.
«Askatasuna non muore: rinasceremo ancora più forti con un progetto collettivo che metterà insieme tutti» slogan altamente programmatico e funesto.
Ma cos’è successo nei giorni scorsi, dopo lo sgombero di Askatasuna e il ferimento di 10 poliziotti? Abbiano evidenziato in precedenti articoli la presa di posizione ferma contro la pluriennale volenza dei componenti del centro sociale sgomberato, da parte di esponenti del centro destra e della società civile. Non sono però mancate le prese di posizione avverse di Cgil e Arci, realtà che anche in queste drammatiche ore tentano di mascherare, con la difesa della libertà di parola e del dissenso, lo sgombero di semplici “discepoli” della violenza e dell’eversione. Accusare il Governo di essere fascista per aver fatto semplicemente rispettare le regole, a cui l’Amministrazione cittadina ha deciso di abdicare per anni, denota lo scollegamento dalla realtà di un sindacato schizofrenico che ogni tanto si ricorda di recitare il ruolo di parte sociale per occultare la sua discesa in campo partitica. Infine, non sorprende la conclamata solidarietà e presenza al corteo, dei “garanti del patto tra Askatasuna e il Comune, che stigmatizzano lo sgombero e annunciano, con toni minacciosi, che ciò prelude a «ulteriori contrapposizioni e violenze». Ecco i nominativi dei firmatari già noti in ambienti collaterali al PCI e a altri movimenti di estrema sinistra che escono ora allo scoperto: Maria Chiara Acciarini, Giorgio Airaudo, Alessandra Algostino, Eleonora Artesio, Sandro Busso, Amedeo Cottino, Angelo d’Orsi, Leopoldo Grosso, Roberto Lamacchia, Livio Pepino, Gianfranco Ragona e Marco Revelli secondo i quali «la perquisizione effettuata dalla Digos, ha solo accertato la presenza nei piani superiori di sei “attivisti” e due gatti (sic!): assai poco per dimostrare l’esistenza di un centro sociale operativo e in grado, addirittura, di attentare all’ordine pubblico. Nel proclama degli pseudo intellettuali, seguono frasi esilaranti sulle finalità dell’operazione di polizia, “come è chiaro nei tempi e nella dinamica e come si legge tra le righe delle dichiarazioni del ministro, è quella di contrastare le mobilitazioni contro il genocidio in Palestina e contro le derive autoritarie e la repressione delle opinioni dissenzienti in atto in città e nel Paese, assumendo come pretesto episodi di violenza a cui avrebbero partecipato, tra gli altri, attivisti del collettivo Askatasuna destinatari di provvedimenti dell’autorità giudiziaria».
«L’operazione di polizia, per costoro “appare una rivincita del Governo contro le ripetute smentite, anche giudiziarie, delle sue politiche di ordine pubblico e contro la scelta del Comune di avviare un dialogo con realtà antagoniste in vista di un governo della città inclusivo e capace di dare spazio a tutte le sue componenti nella prospettiva del superamento di contrapposizioni violente e improduttive. Non manca l’attacco al pusillanime sindaco Lo Russo. “A fronte di questa operazione, sorprende e preoccupa l’atteggiamento del sindaco di Torino che ha dichiarato in tempo reale la “cessazione” del patto di collaborazione». Per poi concludere, «Esprimiamo la più ferma protesta per l’operazione di polizia, chiediamo alla Giunta comunale e alle forze politiche che la sostengono di adoperarsi per la riattivazione del progetto e ribadiamo il nostro impegno ad operare in tale direzione, convinti che le complesse dinamiche cittadine richiedono dialogo e confronto e non interventi autoritari e repressivi che – è facile prevederlo – determineranno solo ulteriori contrapposizioni e violenze. Parole profetiche se esaminiamo i fatti avvenuti ieri pomeriggio. Tirato in causa, Il sindaco Lo Russo si è esibito in voli pindarici per difendere la validità della sua vision che è ormai destinata al fallimento. Condanna la violenza e fa un distinguo tra le responsabilità penali individuali e quelle collettive per lui improponibili. Nel finale, il messaggio polemizza e prende le distanze dal centrodestra e dal Governo nazionale. “Torino, ricorda il sindaco, è Medaglia d’Oro della Resistenza, una città profondamente democratica e antifascista. “Torino dissente profondamente dalle scelte e dall’impostazione culturale di questo Governo”, afferma, rivendicando l’autonomia di visione dell’amministrazione comunale. Nessun cambio di rotta, dunque: “non intendiamo modificare le nostre priorità né cambiare approccio”.
E’ tutt’altro che pentito Lo Russo perché non seppellisce Askatasuna. “Anche se il patto di collaborazione è cessato all’indomani dello sgombero, l’amministrazione continuerà a immaginare il futuro dell’immobile di corso Regina Margherita 47 come uno spazio a piena vocazione pubblica e sociale, aperto al quartiere di Vanchiglia e alla città: inclusione, servizi di prossimità, attività culturali e formative, un luogo per famiglie, giovani e per chi oggi fatica a trovare risposte.” Lo Russo è avvolto in paroloni più grandi di lui, senza cogito e prospettive. Evviva!
A lui e ai suoi amici garanti dell’illegalità, risponde una nota articolata di Forza Italia. “Gli amici di Cgil, Arci, Avs e delle associazioni del quartiere Vanchiglia create per tenere in piedi il Circo Barnum delle sinistre torinesi e di Askatasuna, insieme con i “rinforzi” venuti da tutta Italia a Torino, anche oggi stanno mostrando il loro vero volto. La loro vocazione è la minaccia, la violenza, l’aggressione, la guerriglia urbana. C’è da domandarsi perchè dei ‘bravi ragazzi’, ai quali, nella narrativa post sgombero delle sinistre, viene consegnato il tè caldo da una dolce vecchiettina, decidano oggi di coprirsi il volto. Forse perchè si vergognano? Eh no, serve per occultare le loro identità, mentre scrivono sui muri, per dare l’assalto a presidi di agenti, per incendiare cassonetti, per lanciare bottiglie a chi difende quei cittadini e commercianti che ogni giorno si alzano, vanno a lavorare, pagano le tasse che sono servite per mantenere spesato un centro illegale come Askatasuna e magari, se si indagasse, molti di loro risulterebbero nullatenenti.
La nostra solidarietà va agli agenti che stanno difendendo in questa giornata prenatalizia i torinesi, garantendo la normale vita quotidiana.
E poi siamo vicini all’assessore Marrone che ha subito lo sfregio di scritte minacciose, sapendo che non si farà intimidire: gesti come questi ci convincono a raddoppiare gli sforzi per spazzare via dalla politica torinese quella cappa di connivenza che ancora ieri il sindaco Lo Russo ha continuato a sostenere, confermando di voler proseguire sul modello del progetto “kulturale” precedente.
Per noi esiste la cultura non la kultura di chi non conosce neppure i valori fondanti della Costituzione». Ad affermarlo il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana rispettivamente segretari Provinciale e Cittadino di Forza Italia.
