Torino si conferma “capitale della chiesa socialista”. Il Referendum Giustizia nel mirino di Luigi Ciotti.

Giovedì 19 febbraio 2026 tutte le agenzie giornalistiche – tra cui “ANSA” – battevano la notizia dell’ingerenza politica fatta da Luigi Ciotti, sacerdote che tutto fa fuorché il prete, sulla vicenda del Referendum Giustizia del prossimo mese di marzo.
Abbiamo atteso qualche giorno, com’è nel nostro stile, per vedere se l’Arcivescovo di Torino, Roberto Repole, prendeva le distanze dalle assurde considerazioni del fondatore di “Gruppo Abele” e “Libera”.
Parliamo di Repole perché don Luigi Ciotti appartiene all’Arcidiocesi di Torino nella quale si occupa solo di impegno sociale e lotta alle mafie. Poteva fare l’educatore o l’assistente sociale visto che di presbiterale non fa assolutamente nulla.
Per analizzare l’ennesima invasione di campo di Luigi Ciotti andiamo direttamente alle sue parole: “Più che riformare la Costituzione è opportuno rispettarla e applicarla”.
Ciotti, anziché pensare al Referendum Giustizia, pensasse a svolgere il ministero sacerdotale, rispetto al quale ci sarebbe molto da dire.

Eppure l’81enne Ciotti, in un incontro pubblico organizzato dal Comitato “Giusto dire NO” si è scatenato dicendo che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha compiuto un “gesto immenso” partecipando ai lavori del Consiglio Superiore della Magistratura.
Mattarella, in quanto Capo dello Stato, bene fa a partecipare ai lavori delle Istituzioni, e altrettanto bene fa quando chiama tutti gli italiani, politici compresi, alla sobrietà e alla moderazione. La parola del Quirinale deve essere saggia e pacificatrice.
Secondo Ciotti, invece, “Ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile, un imperativo etico. Oggi c’è bisogno di una riforma, ma quella della giustizia, non della magistratura. C’è una diffusa stanchezza della democrazia”.
Dopo le vergognose parole del Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, si sperava che i “comitati del NO” avrebbero usato un poco più di prudenza ma nulla di più fantasioso.
All’incontro tenutosi a Torino, a fare da corollario a Luigi Ciotti, vi erano anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati – ANM, Cesare Parodi, la scrittrice Benedetta Tobagi, e – nella platea con il pubblico – il Procuratore Generale del Piemonte, Lucia Musti, ed il Procuratore Capo di Torino, Giovanni Bombardieri.
Presente in sala anche il Consigliere Comunale Ferrante De Benedictis, “Fratelli d’Italia” che ha dichiarato: “Don Ciotti ha la nostra stima e il nostro affetto” ma ha anche sottolineato come voterà convintamente “SI” perché il Referendum Giustizia serve e non può essere procrastinato.
Abbiamo sentito molti tesserati e sostenitori di “Fratelli d’Italia” che non sono assolutamente concordi con la “stima” e l’“affetto” a Luigi Ciotti che vive una vita tutta incentrata sul contrasto a quanto non proviene dalle file della Sinistra del Paese.
Ciotti passerà alle cronache per aver detto: “più che riformare la Costituzione è importante impegnarsi ad applicarla e rispettarla”. Sarà il suo testamento spirituale?
Il 22 e 23 marzo, intanto, gli italiani si recheranno alle urne per esprimere la loro posizione riguardo la Giustizia. Voteranno “SI”, voteranno “NO”, lasceranno la “SCHEDA BIANCA” o creeranno una “SCHEDA NULLA”.
In qualsiasi caso andranno rispettati perché l’opinione del Popolo è sovrana, quella di Luigi Ciotti no.

Anche le sinistre hanno il loro cappellano
Ne avesse solo uno 😅
È mai possibile che i preti facciano di tutto fuorché annunciare la parola di Dio con rigore e fedeltà!!! ????D. Ciotti è politicizzato fino alla radice dei capelli ed ormai è un cappellano dei sinistri!!!!Ma il tempo di fare il prete quando lo trova? Lo trovasse anche sarebbe modernista, woke, propal, pro Ucraina e tutto il rovescio di ciò che dovrebbe essere
Credo che l’amico Ferrante si sia espresso con equilibrio: non si può infatti negare la politicizzazione a sinistra di don Luigi (che meriterebbe forse critiche più nel merito), ma nemmeno un meritorio impegno suo e dei suoi nel sociale (certo, anche su questo si potrebbero far emergere contraddizioni, ma occorrerebbe il succitato “andare nel merito”)
Se dovessimo fare un’analisi del Ministero di Luigi Ciotti non basterebbero 7.000 parole. È un operatore sociale (manco eccellente) che facendo il prete ha avuto una notorietà che, altrimenti, non avrebbe avuto.
Teologicamente, poi, è assai lacunoso.
Sulle alcune in teologia, in effetti, difficile non concordare. Sul resto sarei più generoso, pur con giusti distinguo da alcuni suoi metodi