La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
Giovan (o Giovanni) Battista Viotti nasce il 12 maggio 1755 nel villaggio di Fontanetto, a sud di Vercelli. Figlio di un fabbro, rimane presto orfano della mamma, di cui sappiamo ben poco.
Secondo la biografia stilata da Giovanni Battista Negri (1810, Archivio parrocchiale di S. Martino Vescovo, Fontanetto Po), già a otto o nove anni il fanciullo suona il violino. Nel 1766 fu condotto a Torino, nella famiglia di Anna Gabriella Enrichetta Caresana, marchesa di Voghera, come compagno musicale del figlio diciottenne, il principino Alfonso dal Pozzo della Cisterna. Dai registri contabili e da altri documenti della famiglia dal Pozzo della Cisterna (Archivio di Stato di Biella) risulta che Viotti, definito “suonatore del principe”, inizia a prendere lezioni di violino attorno ai primi di giugno del 1767 dal “signor Celoniat” (non si sa di quale dei vari violinisti Celoniat si tratti).
Viene ammesso alla scuola di Gaetano Pugnani, un allievo di Giovanni Battista Somis, a sua volta allievo di Arcangelo Corelli. Nel 1773 entra nell’orchestra del Teatro Regio, terzo leggio dei secondi violini per sei anni. A fine del 1775 è chiamato nell’orchestra della Real Cappella e Camera, in organico dal 5 marzo 1776, probabilmente nella fila delle viole il primo anno, quindi come settimo e ultimo leggio dei violini primi.
Da qui in poi le fonti certe sulla sua vita difettano, bisogna affidarsi alle sue apparizioni o alle opere e committenze ricevute per individuare un percorso artistico e di vita. Sappiamo che, dopo la rivoluzione francese, emigra in Inghilterra. Da qui, in seguito allo “Alien bill” (legge sui forestieri), viene espulso, con il pretesto di presunte sue trame giacobine.
Trascorre l’esilio a Schönfeld, presso Amburgo, in casa di un amico; riesce a ritornare in Inghilterra, di certo entro il 1801. Sospesa ogni attività pubblica, prende parte alle serate musicali ebdomadarie in casa Chinnery, così come accaduto fin dal 1794. Nel 1811 ottiene la cittadinanza britannica. Due anni dopo, è tra i fondatori e tra i direttori eletti della Philharmonic Society. Il 30 ottobre 1819 è nominato directeur dell’Opéra, ossia congiuntamente di ambo i teatri, l’Académie Royale de Musique e il Théâtre Italien. Ricopre l’incarico fino al 1° novembre 1821. Il 1° maggio 1821 viene decorato con il grado di Cavaliere della Legion d’Onore.
Gli ultimi anni di vita sono tormentati da problemi di salute, dalle difficoltà finanziarie e dagli sforzi per ottenere dall’Académie Royale una pensione di 6000 franchi: obiettivo forse raggiunto. Il 13 dicembre 1822 fa testamento, lasciando tutti i suoi beni a Margaret Chinnery, compreso il suo Stradivari, ora nella collezione della Royal Academy of Music londinese. Muore il 3 marzo 1824 nella casa di Portman Square, affittata insieme a Margaret.
Pagine di Viotti sono incluse in testi didattici per tutto l’Ottocento e il primo Novecento. Dopo di allora, eccetto il Concerto n. 22, che continua a fruire di un certo saltuario favore nel repertorio, le opere di Viotti non incontrano più l’apprezzamento e la popolarità di cui godevano all’epoca del compositore. La città di Vercelli, a partire dal 1950, gli dedica un festival musicale, inizialmente riservato al piano, poi esteso man mano anche ad altri strumenti.
Così come la sua vita, anche la via a lui intitolata a Torino ha una storia complessa.
Via della Palma, ribattezzata via Giambattista Viotti dal 19 novembre 1894, vede rinnovarsi i suoi due isolati rivolti verso via XX Settembre, dove i vetusti caseggiati sono sostituiti da edifici porticati di grande eleganza.
Lo scomparso vicolo della Campana si apriva nella vecchia via della Palma ed era collocato nell’Isolato di San Mattia. La Guida pratica pei viaggiatori in Torino di Augusto Lossa (1855) indica la sua lunghezza in 21 metri ed è documentato nelle piante di Torino dell’epoca: una di esse, del 1904, riporta il vicolo della Campana, mentre nell’Isolato di San Mattia, dal 1906, è progettata la costruzione del grandioso teatro Trianon Kursaal. Il vicolo della Campana scompare col rifacimento dell’Isolato San Mattia in seguito alla realizzazione di via Pietro Micca, la “Diagonale” dei vecchi Torinesi, decisa nel marzo del 1885 dal Conte Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, Sindaco di Torino, aperta nel maggio 1897.
Via della Palma e il vicolo della Campana sono stati immortalati dalla letteratura, nel romanzo ‘L delit ëd via dla Palma (1890), opera dello scrittore idealista Carlo Bernardino Ferrero (Torino, 1866 – 1924), che descrive con grande realismo e partecipazione le difficili condizioni di vita del proletariato torinese. Carlin Tiochet, soprannome d’arte di Carlo Alfredo Occhetti, (Firenze, 1863 – Torino, 1912) è invece l’autore de I misteri ‘d via dla Palma o La sòpa dël vicol dla ciòca.
In merito alla nascita del Trianon Kursaal, racconta Stefano Della Casa: « Progettato nel 1906, variato fino a conformazione definitiva nel 1908, come spazio polifunzionale di spettacolo che coinvolge gran parte dell’isolato tra Via Bertola, Viotti e Via Monte di Pietà, committente la Società Anonima Tipografica Editrice Torinese, già Delleani & Medici: un grande teatro di gusto Liberty con prospetto su Via Bertola, al primo piano, con la platea in forte pendenza; sui portici di Via Viotti l’affaccio di caffè-birreria-ristorante; nei sotterranei sala da ballo, locali per pubbliche aste, gioco del biliardo e della pelota; e all’interno un giardino con fontane e pergolati per l’estate. In realtà il giardino scompare quasi subito, coperto dall’ampio salone al primo piano, il Cinema Teatro Trianon, inaugurato nel maggio 1911 in versione meno ambiziosa del progetto, chiude già ad agosto » (“La Stampa”, 11/8/2013).
La sala cinematografica era situata nell’edificio, in muratura e cemento armato, che occupava la superficie tra via Antonio Bertola 4, i numeri civici 6 e 8 di via Viotti e via Monte di Pietà 3.
Dopo la stagione del Trianon Kursaal. diventa Itala e successivamente Sabaudo. Nel 1946, dopo una parziale ristrutturazione dei gravi danni causati dai bombardamenti, prende il nome di Cinema Astor e prosegue l’attività fino al 1983, anno della definitiva chiusura.

In tema musicale, in via Viotti si è consumata la chiusura, nel 2015, di un negozio di musica classica, dal titolo emblematico: “Il Classico”.
Il quotidiano “La Stampa” riporta, il 12 gennaio 2015, le sconfortate parole del titolare, Andrea Laiolo, e una fotografia della situazione dei negozi torinesi specializzati in musica.
« Ci sono dischi, cd e dvd. Poco a poco sono sempre meno, negli scaffali del negozio di via Viotti 2. Ma Andrea Laiolo non rinuncia al rito: toglierli dal cellophane, aprirli come si fa con gli oggetti preziosi e farli ascoltare ai clienti più esigenti. Provarli, come fossero vestiti, gioielli o profumi. Perché una sinfonia può avere colori molto diversi, dipende dalla registrazione e dall’interpretazione dell’artista o dell’orchestra e da chi la dirige. E poi c’è il registratore di cassa, in un angolo. Quello che da troppi anni non rende più come una volta.
Quello che ha costretto il proprietario de «Il Classico Dischi», 50 anni di vita sotto i portici del vicolo dietro piazza Castello, a esporre il cartello «vendesi/affittasi negozio o attività». Finisce l’era di un negozio storico del centro. «Getto la spugna perché queste attività di bottega sono condannate a morte – dice Andrea Laiolo –, in pochi anni chiuderanno tutte. Vendere musica classica non mi rende più nulla, pago a malapena i fornitori e non riesco a ricavare più uno stipendio.
Con l’abbandono de «Il Classico», restano solo due negozi specializzati nel repertorio della musica colta. Anzi, per la verità uno, l’Arpa in via Cernaia, perché Frau Musika in via Po tratta l’usato. »
Purtroppo, pur trovandosi nel cuore di Torino, la via è stata vittima di una lenta e progressiva desertificazione commerciale, che ha lasciato un segno evidente. Le serrande abbassate di molti negozi hanno trasformato i portici della via – situata tra i due “salotti” di piazza San Carlo e piazza Castello e affacciata sulla elegante Galleria San Federico – in un’area sempre più depressa, dove persone senza fissa dimora trovano riparo di notte e stazionano durante il giorno.
Quasi nella stessa area, infatti, aveva aperto, la libreria “In Coop” (con ingresso da piazza Castello, di fronte all’edicola che ha chiuso i battenti), sostituita dalla libreria Mondadori che aveva iniziato la sua attività in via Viotti. Sembra che una maledizione aleggi sugli esercizi commerciali di questa via, in un ambiente ad altissimo passaggio pedonale.
Figure dell’articolo: fonte Delcampe.
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF