La Polizia Penitenziaria nel mirino dei pro-detenuti di “Antigone” e “Ragazzi Dentro”.
Ieri vi abbiamo parlato delle accuse al personale della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Cuneo. Oggi, invece, del personale della Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Istituto Penale Minorile “Casal del Marmo” di Roma.
Sulla vicenda – che va sottolineato essere presunta – di “Casal del Marmo” si è pronunciata l’Associazione “Antigone – Per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, mediante il suo dipartimento “Ragazzi Dentro”.

Il Presidente di “Antigone”, Patrizio Gonnella, ha esplicitato: “Nella primavera dello scorso anno l’associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze. Raccolte queste testimonianze si era deciso di procedere alla presentazione di un esposto dove si dettagliavano alcuni di questi episodi”.
Asserzioni assai importanti, se vogliamo anche “pesanti”, ma che meritano di essere prese in considerazione, analizzate, valutate.
Gonnella, poi, prosegue: “Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture. E ci auguriamo che si metta la parola stop a ogni deriva militaresca nelle carceri per adulti e per minori. Siamo grati alla magistratura per l’inchiesta che si speri porti a rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni”.
Sarebbe interessante – ed è veramente doveroso – rammentare ad “Antigone” che parlare di “deriva militaresca” è fuorviante quanto offensivo. Nell’ambiente militare albergano spirito di cameratismo, amor di Patria, ordine, disciplina, coerenza e costanza.

In ambiente militare non si parla di torture, violenze, episodi di vessazione. Cosa si intende con un generico, e non dettagliato, “deriva militaresca”?
Il Coordinatore Nazionale e Responsabile dell’Osservatorio Minori di “Antigone”, Susanna Marietti, ha detto: “Quello che emergeva da quei racconti è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema. Ma ci dice anche che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone”.
E’ incredibile che nel 2026 si parli con leggerezza del fatto che “non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema”. Ah sì?

Se esiste “un problema di sistema” significa che il Ministero della Giustizia non controlla, che il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria non lavora bene, che i Direttori delle carceri non denunciano quando succede qualcosa di brutto, ecc…
Nel mondo dei pro-detenuti c’è sempre il solito vizietto: prendere il caso eclatante, singolo e sporadico, enfatizzarlo, gonfiarlo, per gettare discredito sulla Polizia Penitenziaria e su chi indossa onorevolmente una divisa.
La chiosa su quanto presuntamente accaduto all’Istituto Penale per Minorenni “Casal del Marmo” suona così: “E’ importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuino ad essere resi possibili”.
Importante – a dire il vero – sarebbe che il personale della Polizia Penitenziaria venisse apprezzato, valorizzato, incentivato, a svolgere il servizio preziosissimo che svolge a salvaguardia di un settore della sicurezza troppo spesso dimenticato.
Il resto suona come un attacco – manco velato – ad una non ben chiara “deriva militaresca” nelle carceri dove, peraltro, la Polizia Penitenziaria è Corpo ad ordinamento civile.
