17 Aprile 2026

2 thoughts on “Polizia Penitenziaria nel mirino di “Radicali Italiani”

  1. I radicali odierni sono ormai divenuti l’ossessione d’Italia con le loro denunce stantie e la perversione del continuo piagnucolo peloso e accusatorio.

  2. Caro Rovera,
    tanto mi divide dai Radicali, ma non l’attenzione costante al decisivo tema di civiltà che sono le carceri. Questo, da sempre è un merito di una forza politica che ha saputo incidere assai (non sempre in modo encomiabile, per carità) nella e sulla storia politica italiana.
    Di carceri, caro collega, si occupano solo i radicali e i cattolici (quelli non giustizialisti e securitari). A volte insieme, penso alla battaglia per l’amnistia condivisa tra Marco Pannella e il mio indimenticabile direttore Luigi Amicone. E ovviamente ignorati da quelli che… chiudeteli dentro e buttate via la chiave!
    La realtà del carcere, del quale mi sono occupato come giornalista e come direttore editoriale, è complessa. Il dettato costituzionale sulla funzione riabilitativa della pena, con poche eccezioni e nonostante il grande impegno degli operatori, è largamente disatteso.
    Nessun criminalizza la Polizia Penitenziaria nel suo complesso ( tantomeno i Radicali). Gli agenti della PP vivono esattamente gli stessi problemi delle persone ristrette in carcere (persone e non criminali, persone che hanno commesso dei crimini o che di essi sono imputati… e si dovrebbe aprire una grande parentesi sulle distorsioni della carcerazione preventiva). Proprio perché non lo si fa, anzi si riconosce quanta umanità ci sia nell’agire di molti di loro, non si può tacere di fatti/atti come quelli di Torino (e di Cuneo, più recentemente saliti alla ribalta delle cronache). Le difese indiscriminate e collettive, in ultimo ideologiche non meno di quanto si accusa di essere gli altri, non sono un buon servizio.

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