REFERENDUM del 22 e 23 Marzo 2026
A cura di Maria Grazia Spadaro
Apre il dibattito il Dr. Eugenio Bravo, Segretario Generale Provinciale SIULP Torino, riguardante le scelte propositive di 15 membri che dovrebbero far parte
dell’Alta Corte Disciplinare, così distribuiti: 3 scelti dal Presidente della Repubblica, 3 dal Parlamento, 6 dai Giudici e 3 dai Pubblici Ministeri.
La prima domanda relativa al fatto che esiste per alcuni, un potenziale stravolgimento sui disequilibri tra Magistratura e Politica, viene rivolta al Presidente dell’ANM, Dottor Cesare Parodi, schierato per il NO, che definisce la separazione delle carriere, di cui si parla tanto, una modifica cara ad una parte della classe forense e che, a suo avviso, si poteva realizzare attraverso una legge ordinaria, e in breve tempo. Non condivide questa procedura referendaria, pur rispettando le posizioni di tutti, poichè non la vede come separazione delle carriere, non come Riforma vera e propria della Costituzione, bensì come riforma del CSM; cioè s’ inserisce una nuova visione dell’Organo Disciplinare sulla Magistratura.Ovvero, Il CSM, viene meno, come organo in grado di tutelare le funzioni giurisdizionali, spiegando, sempre secondo una sua opinione, nel caso di approvazione della riforma, che i Giudici saranno sottomessi alla politica. Ma il CSM, come previsto dall’art. 104 della Costituzione, è sorto per garantire l’autonomia e l’indipendenza dai poteri politici. Dunque, nel momento in cui vengono sorteggiati i singoli Magistrati, viene meno il principio di rappresentatività, cioè la Magistratura non potrà più scegliere le persone idonee allo svolgimento dei loro compiti, mentre ciò che veramente conta è l’efficacia della Giustizia.
Si conferma che l’indipendenza della Magistratura, risulta l’unica vera garanzia per i cittadini, in grado di applicare uguaglianza di tutti davanti alla legge, in caso contrario, si potrà assistere alla tutela, diciamo, del cittadino di serie “a”, “b”, “c”.
Interviene la D.ssa Donatella Masia, già Magistrato, affermando chiaramente che questa non è una Riforma della Giustizia, ma è una Riforma della Magistratura Penale, sottolineando che la 7^ disposizione transitoria della Costituzione, già prevedeva la necessità di adeguamento dei principi dell’Ordinamento Giudiziario,ma che praticamente non è stata mai attuata, in quanto i detrattori, lasciavano ad intendere un “attentato alla Costituzione”. Pertanto chi enuncia il SI’ sull’approvazione della riforma, dice sì all’attuazione estremamente tardiva di principi costituzionali, che esistevano sulla carta, ma mai applicati, anche perchè non c’è mai stata una terzietà del Giudice, rispetto al Pubblico Ministero. Dunque, la riforma riguarda il Giudice e la sua terzietà. Coloro che si focalizzano sulla figura del Pm, affermando che la separazione delle carriere creerebbe un “Superpoliziotto”, dipendente dall’Esecutivo, dicono castronerie, poichè il PM continuerà a fare il suo mestiere, (art. 358 del C. di procedura penale), che impone al Pm di evidenziare elementi a favore dell’indagato/imputato, rimarcando che questo principio, non ha mai funzionato.
Il Pm deve attuare l’ indagine preliminare, ma sostiene solo una tesi, rispetto alla quale il Giudice è indipendente, terzo autonomo nell’acquisizione, gestione e valutazione delle prove. Ciò significa che col rito accusatorio, introdotto nell’ 89, l’interessenza sostanziale e formale tra Pm e Giudice, non ci potrà più essere, e ancora, la Dott.Ssa Masia, sintetizza il contenuto descritto sulla base di un triangolo, dove al vertice presiede il Giudice e, in basso, a seguire, la Pubblica accusa e la Difesa, in posizione paritetica.
Nella primordiale fase lavorativa, sotto il rito inquisitorio, afferma l’ex Magistrato: “Il Collegio era formato da tre persone, e il Pm sedeva a fianco del Giudice a latere, a dimostrare contiguità tra Pm e Giudice, mentre attualmente, il Giudice monocratico o collegiale, sta dietro al banco da solo, e sia la Pubblica accusa che la Pubblica difesa, stanno davanti a lui sulla stessa linea parallela”.
Una premessa è fondamentale, ovvero, il Giudice deve essere indipendente rispetto al Pm, già nota introduttiva col cod. Vassalli,entrato in vigore nel 1989, ma con la costituzionale del 1999 attraverso l’art. 111, viene inserito il principio di giusto processo, che recita:
-….Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale….-
Purtroppo tale effettività, non è mai avvenuta. Se, dunque, la riforma, sarà confermata attraverso poi le leggi attuative, la separazione delle carriere, implicherà due concorsi distinti per entrare in Magistratura, con il ruolo rispettivamente di Giud. e Pm., ed ognuno avrà il suo Consiglio Superiore della Magistratura.
Si sa che il CSM è un organo di rilievo costituzionale, che tutela l’autonomia della Magistratura da influenze politiche esterne/interne, ma nello specifico, asserisce, l’ex Magistrato Masia, che la Magistratura si deve occupare delle procedure amministrative, relative alle assunzioni, all’assegnazione degli incarichi e delle sedi, alle valutazioni di professionalità, così come si dovrà occupare delle valutazioni di eventuali illeciti commessi dai Magistrati.
Due funzioni prettamente di Alta Amministrazione che chiaramente non potranno, nè dovranno essere influenzati da altri ambiti: da qui la convinzione sulla separazione delle carriere, al fine di distogliere ipotetici condizionamenti dell’operato del PM sul Giudice.
Non tutti gli Avvocati però, sono d’accordo su questa separazione citata. Così l’Avv.Maurizio Riverditi, Prof. di Diritto Penale, disquisisce particolarmente il fatto che a seconda dell’appartenenza di colore politico, i prossimi votanti di questa referendum, non sono realmente informati su questa elaborazione, ma fanno riferimento alle adesioni politiche personali.L’Avvocato ci tiene a rimarcare il fatto che il Pm deve essere un Magistrato sopra le parti, che fa le indagini e applica la Legge, una volta verificate le verità, e valuta alcune responsabilità. E’ chiaro che il PM, ha l’obbligo di perseguire fatti considerati reali e poi, afferma l’Avvocato, nel rispetto della legge e della deontologia, avendo un mandato, una nomina, ed essendo di parte, non gradisce che il PM diventi parte nel processo, e soprattutto, che diventi una parte uguale all’Avvocato, poichè il PM, deve essere Super Partes, e per tale motivo, non vede necessità di questa modifica referendaria.
Esistono anche fasi processuali, come in quelle preliminari, nelle quali vengono richieste misure cautelari, in quel caso Giudice e PM possono sembrare vicini.
Poi ancora, il Parlamento formerà una lista, ma non si sa di quanti componenti e se i sorteggiati verranno acquisiti dagli appartenenti alla maggioranza.
Infine, questa preoccupazione di togliere le correnti è una parte esigua, in quanto, essendoci in media 9.200 Magistrati, e fra le correnti ne fanno parte solo in numero di circa 2000 toghe, fare un sorteggio, significa sfidare la sorte. Tutti d’accordo che il CSM nella sua modalità di funzionamento, garantisce che Magistrati del PM e Magistrati Giudicanti siano e si sentano autonomi rispetto agli altri poteri dello Stato.
Il Senatore Stefano Esposito, ( già Parlamentare PD), interviene esplicando il pensiero di molti che, il Pm potrà essere sottoposto al Governo, dall’altra parte esistono preoccupazioni, come ha detto lo stesso Violante, che il PM diventerà un Superpoliziotto senza controllo, quindi il “no”, ha 2 posizioni che fra loro non sono conciliabili, ma fortunatamente tutti abbiamo capito che ciò non sta scritto da nessuna parte.
Ancora, una riflessione è dovuta, suggerisce il Senatore. -Quanti Pm cercano prove a discapito di chi indagano-?
Un’espressione forte, visto che scatta l’applauso del pubblico presente. In questo paese, prosegue, il 95% delle richieste di intercettazioni telefoniche è accolta dal Gip/Gup, e anche le richieste di rinvio a giudizio. Per un cittadino, cambia molto se deve essere valutato in sede di udienza preliminare o dover rifare il processo.
Anche perché dopo il 1° grado, se assolto, esiste l’Appello e poi si decide per la Cassazione, e non va bene, poichè il tutto s’inoltra per anni. Parlando del sorteggio del Parlamento e il sorteggio di circa 9200 dipendenti pubblici che hanno vinto un concorso, è offensivo, secondo il Senatore, visto che il Parlamento è eletto dal popolo, e non si può mettere sullo stesso piano.
Il Parlamento poi,è fatto di nominati, non ha problemi a dirlo, e riferendosi al CSM, ricorda a tutti che non è un organo previsto dalla Costituzione, in termini di rappresentanze.
Definisce inoltre, L’Alta Corte di Disciplina, come una questione che si potrebbe anche affrontare attraverso una Legge Ordinaria, così come già illustrato dal Presidente dell’ANM, ma nel caso, fosse stata attuata in questo modo, si sarebbe gridato “al Fascismo”, quindi va bene che si può andare a votare.
Parlando di soggetti arrestati, ma innocenti, il CSM, punisce un numero irrisorio di Magistrati, continua il Senatore, e quando vengono puniti in maniera grave, li trasferisce dal penale al civile. Pertanto se il meccanismo della Giustizia, non sta funzionando, è giusto provare una nuova via, votando SI’ per il cambiamento, altrimenti tutto rimane così com’e’ e senza lamentarsi dopo. Il Dottor Parodi, puntualizza sulla lentezza veritiera della Giustizia, giustificando però il carico di lavoro del PM.
Nelle fasi di intercettazioni e nelle fasi di misure cautelari è il codice di procedura che lo prevede, c’è da dire che il ruolo della difesa è estremamente limitato.
Le assoluzioni avvengono perché intervengono le difese degli Ordini degli Avvocati, che prospettano sul tavolo tesi differenti. Allora sarebbe utile cambiare la procedura del codice penale. Infine, fa dei confronti con i paesi europei: In Italia il PM ha a carico almeno 1200 procedimenti, in Europa circa 200.
Le statistiche confermano che in Europa su 100Mila abitanti, vi sono 18 Giudici, in Italia 11, questi dati incidono molto.
La giustizia disciplinare italiana, dice il Dottor Parodi, è solerte in riferimento ai dati ove, in Italia, si condanna il doppio rispetto alla Spagna, e 3 volte rispetto alla Francia, e, ancora, dà un dato oggettivo: lo stesso Ministro della Giustizia, appella il 3% delle assoluzioni, ciò vuol dire che tutte le altre vanno bene.
In conclusione, il Senatore Emerito, sostiene che il sistema correntizio è quel meccanismo che ha distrutto la credibilità della Magistratura.

Maria Grazia Spadaro
3 Marzo 2026
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