Il dramma della Striscia di Gaza e “l’indomita flottiglia”. Aria pesante nelle nostre città
Scendono in piazza i nuovi partigiani della Striscia di Gaza. Il corteo ricorda la generazione che “voleva cambiare il mondo” (Giorgio Gaber), e che oggi ha una certa età. Quello attuale è un popolo eterogeneo e multirazziale, fatto di persone comuni e attivisti eccitati, studenti e pensionati, singoli elementi e gruppi arruolati sui social o pianificati nelle università.
Parola d’ordine: bloccare l’Italia!?
Sciopero Generale! Bandiere palestinesi sventolano dietro ai megafoni che inneggiano alla rivolta popolare. Meno operai rispetto a quegli anni 70 e poi, a guardar bene, mentre il corteo passa, quasi nessuno che sventola bandiere dai balconi chiusi. È il silenzio degli altri. Non per questo degli indifferenti.
Netanyahu è un macellaio. Il pensiero accomuna molte persone, ma c’è qualcosa che sta inquinando l’aria e le menti, qualcosa di sfuggente percepito da altre intelligenze prive di ogni opportunismo.
I negozianti temono per le vetrine, brava gente italiana aspetta alla stazione bloccata dalla rivolta perlopiù sindacale. Manifestazione per cosa e perché?
È un fermento che cresce in Europa e se a pensar male si fa peccato, in questo caso qualche peccatore non manca. Forse tutto è sospinto da una ragione trasversale, forse sono le prove generali di un qualcosa di più grande che presto colpirà gli infedeli senza nemmeno sparare un colpo.
La politica dei più buoni ha già sdoganato ogni accoglienza e la jihad islamica non ha più fretta, il più è fatto, e si è fatto da sé. L’antisemitismo invece, è in ascesa esponenziale. Cronaca di giovedì: attentato alla sinagoga di Londra. Vittime, feriti…
Ogni persona di buona volontà è agghiacciata dal genocidio che si sta consumando in quella Striscia di Gaza contesa tra israeliti e filistei già 3000 anni or sono. Gli occhi scricchiolano davanti alle strisce di profughi in balia di se stessi. Il pensiero inciampa nel ripercorrere la genesi e gli sviluppi di quest’ultima guerra di Gaza. Il dissenso è generale. Dalle parole chiare e pacate di Antonio Tajani, italico e capace ministro degli Esteri, fino all’ultimo dei manifestanti sulle piazze d’Italia.
Diverso è il risultato e la cosa è urticante. Da un lato relazioni internazionali, spine difficili da negoziare con Netanyahu & la leadership di Hamas. Dall’altra fuochi inquinanti di copertoni bruciati in mezzo alla strada da studenti deficienti. Sciopero generale! Fermiamo tutto! Fermiamo l’Italia!
Ma cos’è il blocco di Gaza? Cosa c’entra con il bloccare l’Italia?
Le parole hanno un peso, e queste sono schiaccianti. C’è differenza tra “Bella Ciao” cantata in coro contro i poliziotti e il suo significato. Non è bloccando il Paese d’Italia che la flottiglia ha raggiunto il suo scopo. Già, tutti ne parlano, ma solo ora qualcuno lo dice. Il blocco di Gaza fu concordato nel 2007 da Israele ed Egitto, (mandatario della Striscia di Gaza).
Un accordo stilato in seguito all’insediamento di Hamas dopo la guerra civile con Fatah (2005-2006), per il controllo del territorio palestinese. Il blocco di Gaza è stato dunque attivato per impedire ad Hamas, nemico giurato dello Stato ebraico, di ricevere armamenti da impiegare contro Israele.
La questione delle acque territoriali di Gaza, richiede conoscenza.
Le Nazioni Unite condannano Netanyahu, Donald Trump ha proposto un piano sottoscritto anche dal mondo arabo. Stabilito che nessuno condivide l’olocausto di Gaza, i ragazzi della flottiglia sono stati anche fortunati. Quattro parlamentari sono già a casa, gli altri torneranno vivi e l’impresa ha fatto rumore.
Che il convoglio pseudo umanitario avesse sfamato i palestinesi non ci aveva creduto mai nessuno. Il suo significato invece è stato percepito. Da noi, politicizzato certamente sì. Gli attivisti pacifisti torneranno vivi, ma a Torino e a Milano volano i sampietrini.
Bloccare l’Italia: violenza o protesta pacifica?
Barricate nelle città. Un moto di follia collettiva che un’opposizione irresponsabile e sindacati in cerca di pretesti, frustrati dal consenso popolare in caduta progressiva, cercano lo scontro dalla falsa definizione pacifica. I disagi che bloccano l’Italia cominciano a fare molto rumore. Scontri a Bologna, bloccata la tangenziale, feriti anche a Torino. Danni alle Officine Grandi Riparazioni. Insulti e minacce verso Giorgia Meloni. Sale anche la tensione politica. Qualcuno ha torto, qualcun altro ha ragione. Landini farnetica
Nessun paese arabo ha manifestato col pretesto della flottiglia, nessuno sciopero al Cairo o a Dubai. Nessuno striscione contrario al Governo Italiano tra le file dei palestinesi in disperata cerca di cibo. Dunque, un appello al buon senso: se in democrazia dimostrare è lecito, usiamo bene questo privilegio. Stalin spediva nei Gulag ogni voce di sospettato dissenso.
Un appello per la nostra Patria in forzata sofferenza: adesso basta!” Che si fermi a riflettere codesta stupida, politica, partitica, pretestuosa, nevrotica violenza mentale, nemmeno più populista né qualunquista. Non può farci altro che inutile male. Un male soltanto italiano.

Noi italiani siamo come quel marito che per punire la moglie infedele si eviro’. Un fenomeno.
Va bene manifestare per la pace, ma in modo pacifico, informandosi prima sulla storia e la situazione reale di quel paese. Non trasformare la manifestazione in modo politico contro il governo.