25 Settembre 2026

1 thought on “L’Occidente non capisce la battaglia di Israele”

  1. Dire che l’occidente non capisce la battaglia di Israele è un po’ come dire: io lo capisco bene, tu no. Davvero indisponente come atteggiamento.

    Commentare nel dettaglio un articolo che rilancia la propaganda mediatica dei “grandi” giornalai italiani i quali a loro volta non fanno che ripetere a pappagallo quello che suggerisce la “hasbara” sionista è fuori dai miei scopi. Mi limito ad un passo: “Israele, infatti, nasceva nel lontano 1947 promettendo a sé stesso «mai più».”

    Lo Stato di Israele per essere più precisi nasce il 14 maggio 1948, e nello stesso momento in cui prometteva “mai più” si impegnava in un’operazione di pulizia etnica che in sei mesi ha sradicato dalla sua terra più di metà della popolazione palestinese, distrutto più di 500 villaggi, ucciso molte centinaia di civili inermi e commesso occasionalmente alcuni stupri. Questo è un dettaglio non da poco, perché tutte le rivendicazioni palestinesi partono da questo dato, e perdono significato se lo si ignora (come purtroppo ancora oggi fanno in molti).

    Per sincerarsi di quanto accadde non c’è bisogno di andare tanto lontano, basta leggere le dichiarazioni dei sionisti che fondarono lo Stato di Israele, a partire dallo stesso Ben Gurion. Ci sono suoi libri disponibili pubblicamente online, come “Rebirth and Destiny of Israel”, dove ad esempio si legge: “Fino al momento in cui gli inglesi partirono [15 maggio 1948] nessun insediamento ebraico, neppure il più remoto, era stato invaso o conquistato dagli arabi, mentre l’Hagana [armate sioniste], sotto intensi e frequenti attacchi, aveva liberato Tiberiade e Haifa, Jaffa e Safad. […] Così, nel giorno del destino, quella parte della Palestina dove l’Haganah poteva agire era quasi ripulita dagli arabi.”

    Basta un passo come questo per azzerare quasi tutta la propaganda sionista di rimozione della memoria. Quando ancora gli inglesi erano formalmente incaricati di controllare il territorio palestinese, gli arabi non avevano minacciato alcun insediamento ebraico, mentre i sionisti avevano già “liberato” (leggi: conquistato con la forza) molti importati insediamenti palestinesi, e avevano iniziato quel processo di “ripulitura” etnica che da quel momento avrebbe subito una tragica impennata.

    Ogni vita umana conta e l’uccisione di esseri umani deve sempre essere condannata senza ambiguità. Quindi ciò che è successo il 7 ottobre è un evento gravissimo, e il fatto che gli israeliani sapessero da tempo delle intenzioni dei gruppi armati e li abbiano deliberatamente lasciati agire non rappresenta una attenuante.

    Tuttavia indicare la data del 7 ottobre come spartiacque della storia del Medioriente è un altro falso storico introdotto dalla propaganda israeliana. Il 7 ottobre non è un giorno speciale, se non per il fatto che tutti gli altri giorni, a partire dal 1948, sono stati uccisi civili palestinesi, mentre il 7 ottobre sono stati uccisi civili israeliani. Se vogliamo parlare di “inaudita carneficina”, iniziamo dalle stragi sioniste del ’48, per capire che nel 2023 la carneficina era ormai la norma. Se vogliamo parlare di “un branco di lupi feroci” che entra “seminando la strage”, pensiamo prima a quello che è accaduto nel pieno della pulizia etnica sionista.

    Studiando la storia forse non si eviterà di ripetere gli errori del passato, ma almeno di fare brutte figure sì.

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