Le costose portaerei, sembrano cedere il passo a unità di nuova concezione.
Dopo il recente articolo dedicato al ridimensionamento delle grandi portaerei d’attacco…
Tra numerose marine militari sta crescendo l’interesse per navi porta-droni (o “drone carriers”), e in molti casi si pensa possano essere più convenienti rispetto alle portaerei convenzionali, sinora spina dorsale delle flotte d’attacco, pur con limiti e scenari in evoluzione.
Ma cosa sono, chi ci sta lavorando, vantaggi e svantaggi, e “più economico” significa davvero vantaggioso?
Le “porta-droni” sono navi progettate o adattate in modo da lanciare, recuperare e operare con droni (UAV, UCAV, UAS, etc.), aerei a pilotaggio remoto, e in alcuni casi anche mezzi di superficie o subacquei senza pilota (USV/UUV).
Non sono necessariamente delle portaerei nel senso tradizionale, con stormi grandi e aerei convenzionali: sono più leggere, spesso con dislocamenti inferiori, strutture semplificate, minor equipaggio, e con caratteristiche ottimizzate per operazioni remote/autonome.
Quali marine lo stanno sviluppando
- Marina Militare Italiana: sta valutando l’integrazione su navi già in servizio di droni (ala fissa, ala rotante) e ha approvato un programma per potenziare capacità ISR marittime, con UAV su FREMM, PPA, pattugliatori.
- Iran: ha convertito una nave mercantile in porta-droni chiamata Shahid Bagheri.
- Turchia, Spagna, Portogallo, Cina e USA sono anch’essi coinvolti in progetti o studi per piattaforme marittime con focus su droni.
- La Corea del Sud ha un progetto chiamato HCX-23 Plus, che è pensato come vettore per droni, con capacità multiple, ed è presentato come alternativa più economica rispetto alla realizzazione di una portaerei leggera CVX con F-35B.
Perché le porte-droni sono convenienti
Alcune delle ragioni che fanno pensare che una porta-droni possa essere più economica rispetto a una portaerei convenzionale:
- Dislocamento e struttura più leggera – meno tonnellaggio, meno acciaio, meno strutture complesse di supporto aereo/ponti di decollo tradizionali (catapulte, trampolini, etc.), meno equipaggio necessario, meno sofisticatezza in alcune aree.
- Tipologie di velivoli meno costose – droni, in molti casi, sono meno costosi da costruire, mantenere, rifornire (carburante, supporto) rispetto a jet con pilota. Anche il rischio operativo (se un drone si perde) è in genere più accettabile che non la perdita di un aereo con pilota.
- Costi operativi più bassi – minori esigenze logistiche, meno personale, potenzialmente meno manutenzione complessa, meno combustibile (in certi casi), spesso operazioni meno frequenti o impegnative rispetto a quelle di una portaerei a pieno carico.
- Minore complessità tecnologica – se non serve supportare aerei da combattimento convenzionali pesanti, non servono alcune infrastrutture costose come catapulte, sistemi di lancio a vapore, hangar di grandi dimensioni, etc.
Limiti e svantaggi rispetto alle portaerei
- Capacità e impatto operativo ridotto: le portaerei tradizionali portano stormi numerosi di aerei, possono svolgere missioni di supremazia aerea, bombardamento, difesa di zone ampie, attacco prolungato. Le porta-droni avranno generalmente capacità più limitate in numero di velivoli, carico utile, autonomia, capacità offensiva/defensiva.
- Resistenza e difesa: strutture leggere, equipaggiamenti più semplici, potrebbero essere più vulnerabili. La protezione navale (navi da scorta, sistemi antiaerei, missili, guerra elettronica) è ancora essenziale.
- Complessità nell’integrazione: coordinare droni, recupero in condizioni disagiate (mare agitato, vento), comunicazioni sicure, manutenzione, autonomia, resilienza dei sistemi: tutto ciò pone problemi tecnici, anche se in miglioramento.
- Dipendenza dalla tecnologia remota/autonoma: vulnerabilità a guerra elettronica, hacking, disturbi nelle comunicazioni, problemi legati all’affidabilità dei droni.
Alcune cifre e comparazioni economiche
- Nel caso sudcoreano del progetto HCX-23 Plus, pare che si stimino risparmi di almeno 1 miliardo di dollari rispetto alla realizzazione di una portaerei leggera CVX con 20 F-35B.
- In generale, il mercato delle portaerei è costoso non solo per la costruzione ma anche per l’operatività (due aspetti che le porta-droni potrebbero alleggerire).
- In Italia, l’investimento che la Marina sta facendo sugli UAV navali (programma “Potenziare capacità ISR”) è molto modesto rispetto al costo di altre grandi portaerei come la Cavour, adatte a operare in contesti strategici ultra mediterranei, obiettivi che necessitano navi di scorta, delle quali, attualmente, forse la nostra Marina Militare non ne ha un insostituibile bisogno.
La “Sciamano Drone Carrier”: La Marina Militare italiana infatti, sta lavorando a un progetto per una nave dedicata al lancio e recupero di droni, finanziato dal Piano Nazionale di Ricerca Militare. - Questa nave è pensata per svolgere missioni di sorveglianza, intelligence e anche per saturare le difese nemiche tramite sciami di droni.
Conclusione e proiezione verso il futuro
Alla luce delle attuali valutazioni, le unità porta-droni possono essere più economiche delle portaerei convenzionali in termini di costruzione, operatività e manutenzione, specialmente per nazioni che non possono sostenere il costo delle portaerei di grande dimensione o non ne necessitano per la loro area di competenza strategica.
Occorre ribadire poi, che “più economiche” non vuol dire “equivalenti” in termini di potenza, capacità, raggio d’azione o impatto bellico. Il ruolo attuale delle porta-droni è nel fornire una capacità di proiezione, sorveglianza, attacco limitato, non nel sostituire completamente le portaerei.
Questo lo scenario attuale, anche perché la tipologia sia dei droni aerei che dei droni navali si sta sviluppando soltanto ultimamente e non solo da parte delle nazioni belligeranti. Infatti, anche numerosi paesi contrassegnati da una tecnologia non particolarmente avanzata, stanno producendo droni a basso costo, sempre più evoluti.
Una tipologia d’arma che ha sorpreso molte nazioni occidentali e che il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha sottolineato, ammettendo l’arretratezza attuale delle Forze Armate Italiane nel caso di un malaugurato conflitto. Ancor di più dopo le recenti “accuse preventive” del Cremlino nei confronti della NATO.
Parole pesanti che non si possono ignorare. Purtroppo.
© 2025 CIVICO20 NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF

è il riferimento all’articolo precedente