Piccoli Stati dalla posizione strategica, mentre la flotta USA si avvicina all’Iran
Il 5 gennaio 2025 CIVICO 20 pubblicava un articolo stimolato dalla crescente rivalità tra Cina e USA, laddove anche minuscoli Stati del Corno d’Africa assumono grande importanza strategica, stabilita dalla sete di egemonia delle superpotenze e dagli attriti con vecchi e nuovi antagonisti regionali.
L’articolo era relativo al Somaliland, piccola regione del Corno d’Africa indipendente nel 1991 dopo una feroce guerra civile che ha portato la Somalia al collasso. Il nuovo Stato Sovrano è diventato importante per il porto di Berbera, approdo cruciale per gli interessi marittimi di mezzo mondo. Riferimento: Dopo Taiwan, la tensione tra Cina e Usa si sposta in Africa, sulle coste del Somaliland
Sono trascorsi 13 mesi e quel Corno d’Africa ex colonia italica, è sempre più all’attenzione delle cronache legate ai nuovi assetti della geopolitica, soprattutto in questa convulsa era neo–Trumpiana e del più recente attrito tra Iran e USA, con risvolti bellicosi che minacciano tutto il Medioriente.
La Trumpolitik infatti, sta mettendo il mondo di fronte al dubbio sulla sua lungimiranza o meno. Gli effetti sono in continuo divenire e il futuro è imprevedibile. I fatti narrano che la 3ª Flotta USA di cui è ammiraglia la portaerei Lincoln è entrata nel Golfo Persico. Sul campo si rincorrono numerosi scenari, nel frattempo le basi militari a guardia del Mar Rosso sono in allerta, tra cui anche i presidi italiani nel Somaliland e soprattutto a Gibuti, dove ha sede la base italiana intitolata ad “Amedeo Guillet”, l’incredibile “Comandante Diavolo”, eroe della, resistenza italiana in Africa orientale contro gli inglesi, dal 1941 al 43, e non solo… (Storia imperdibile, è da conoscere!)
Perché Gibuti è soprannominata: sentinella del medio Oceano
Gibuti è uno dei paesi più̀ piccoli dell’Africa: situato all’ingresso del Mar Rosso conta circa 1,2 milioni di abitanti, è sempre più ambito da ogni “alleanza militare del Pianeta” in quanto funge da ponte tra Medio Oriente e Africa, trovandosi lungo una delle rotte più trafficate al mondo.
Proprio grazie alla sua posizione che fronteggia il golfo di Arden, il minuscolo angolo del Corno d’Africa è diventato un condominio di basi militari, dove grandi potenze, sovente rivali, convivono e si dividono pochi km² di terra e di costa iper-strategici. Interessi globali che stanno aumentando la plusvalenza dei terreni di Gibuti.
Per secoli è stato un lembo di deserto gestito da sultanati islamici e clan di pastori nomadi. Nella metà del XIX secolo, quella fetta di terra è stata comprata dalla Francia e solo dal 1977 Gibuti è tornata Stato sovrano e indipendente. Nel frattempo, al posto di una modesta pastorizia, oggi Gibuti si garantisce entrate significative grazie ai servizi portuali dell’Etiopia (che non ha sbocco sul mare) e soprattutto grazie alla rendita che deriva dall’affitto di terreno per basi militari o installazioni logistiche che appartengono ai seguenti paesi:
- Francia: ex potenza coloniale che mantiene la più grande base francese nell’Africa subsahariana, privilegiata nella sua storica influenza nella regione;
- Stati Uniti: la loro base di camp Lemonnier è l’unica permanente nel continente africano, sempre più vitale per gli USA soprattutto ora con il crescente attrito con l’Iran e le operazioni di transito nel Mar Rosso;
- Cina: dal 2017 ha stabilito un suo primo presidio militare d’oltremare a pochi km da quello americano;
- Giappone: prima base estera nipponica del dopoguerra focalizzata sulla lotta alla pirateria e alla sicurezza delle rotte commerciali;
- Italia: dispone di una Base Militare Nazionale di supporto impiegata per supporto logistico alle operazioni navali nel Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano.
Anche l’Arabia Saudita, il Regno Unito, la Germania e la Spagna hanno punti di approdo a Gibuti. Tanti inquilini per un angolo di deserto che conta 23.000 km². Vicini di casa con interessi simili tutt’altro che turistici, in quanto Gibuti è vitale punto di riferimento per le marine militari che operano nell’area.
La base Militare Italiana di Supporto (BMIS) Amedeo Guillet.
Situata in una zona strategica, a 17 km dal confine somalo, la base consente il controllo delle rotte da e verso il Mar Rosso, e ospita un centinaio di militari dediti al supporto logistico e strategico per le unità della Marina Militare italiana che si alternano nel controllo dello Stretto di Bab Al Mandab & pericolose acque confinanti, tra basi di al Qaeda, forze yemenite e Houthi, pirati somali, nonché latenti tensioni tra le superpotenze che si mostrano i muscoli.
Attualmente, le unità della MM che operano da Gibuti sono: la fregata Antonio Marceglia e il PPA Federico Martinengo, impiegate nella Operazione Aspides, promossa dall’Unione Europea per la protezione attiva contro gli attacchi dei droni Houthi, scortando mercantili nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.
… E mentre la flotta americana va, il Mondo come sempre rotola nell’universo, chiedendosi il perché sul continuo, nervoso andirivieni dell’homo sapiens sulla sua superficie, stanca di piccoli, presuntuosi, dannosi ospiti, spuntati soltanto da 200.000 anni eppure così devastanti. È previsto che non dureranno.
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Intrigante la storia di Guillet!
Sono d’accordo con Montanelli: se fosse nato inglese o soprattutto americano sarebbe conosciuto da tutti e ricordato in diversi film…
Ottima idea, credo che scriverò la sua storia tanto per cominciare
Molto interessante questo articolo…con tutti i dettagli della distribuzione di potere sul territorio! Concordo con il finale…” nervoso andirivieni dell’homo sapiens sulla sua superficie, dannosi ospiti seppure cosi devastanti “…