La rischiosa corrente che soffia altezzosa dall’est
Il bullo americano scoppietta e borbotta, fa molto baccano, gliel’hanno giurata è il primo nel mirino. È uno spaccone yankee, è una deformazione atavica e razziale. È andato ad Ankara per il tutto e il contrario di tutto, per sgridare gli alleati, per riverire l’ospitale turco odor di spezie & repressione, autocrate ben poco affabile, con le galere zeppe di rivali politici. Non è il solo tiranno che se la tira in questo mondo sempre più quadrato, che non gira più, ma rimbalza e saltella.
C’è il bullo coreano con la zazzera a spazzola, rigorosamente agghindato di nero che dall’oriente profumo d’anice e di menta, gioca con i razzi puntati verso il Pacifico, ma di pacifico non promette niente. Il duro israeliano bombarda a destra e a manca, piccolo Satana sempre in mezzo alla bagarre, e poi, guerra di spie tra Roma e il Cremlino.
Questo stanco pianeta dalla pelle dura, di cialtroni, prepotenti ed assassini ne conta a 2 × 2 finché dispari non fa, è così che va, fin dall’inizio della nostra storia.
Per tornare a oggi e a un altro bandito di un certo spessore, basta sfogliare l’ultimo giornale. Il bullo dell’est è piccolo, sprezzante, con l’occhietto azzurro e furtivo. Siede al Cremlino da più di ¼ di secolo, e se una “gatta ci cova”, gliel’ha insegnato lui. Ha lo sguardo clinico e il cuore di ferro, eredità d’una infanzia di pugno e di coltello nella periferia di Leningrado.
Attendista e manipolatore, Vladimiro il conquistatore vuol ricostruire l’impero zarista, e un pezzo dopo l’altro quasi quasi ce la fa. Strampalate idee dei dittatori: “tutto a me, niente a te”, è questione di reputazione, di spinta emozionale, di credito, di merito, oppure, davvero chi lo sa? L’unica certezza è che c’è sempre in ballo una nuova guerra, nel nome dello spazio vitale, di un vecchio conto da saldare, dell’asino di tuo zio che un giorno mi ha calpestato un fiore.
Ed eccoci al punto focale. Vladimiro ha fatto i conti male. Della Ucraina doveva fare un solo boccone più di quattro anni fa, quando oltre 1.000.000 di soldati russi strappati alle campagne dietro gli Urali, erano ancora vivi, zappando le aride campagne. Terra della grande madre Russia: 300 etnie sparpagliate tra le capanne di un continente eurasiatico odor di vodka e permafrost; sciolti i ghiacci della Siberia.
Vladimiro il duro emana odor di morte, ha cancellato una generazione di ucraini, ma non è passato, ha sbattuto il naso, gli hanno chiuso le porte. Oltre quattro anni di massacri tra le steppe d’Ucraina. Carri armati bruciati lungo la strada, fanti accucciati nelle trincee. Droni assassini cercano il loro uomo. Missili balistici su Kiev e Odessa, crollano i palazzi, la gente vive sotto le città. Vladimiro è incavolato davvero. Quel buffone di Zelensky gli ha tirato un drone sulla villa di campagna, ha colpito una raffineria, ha colato a picco una corvetta nel Mar Nero! “Ma si fa così?” Non a un “zadira” della periferia di Leningrado, ex KGB, che in cuor suo, a quest’ora vorrebbe essere arrivato nuovamente a Berlino.
Nel frattempo i fanti arrancano nel Donbass, si crepa a centinaia per un pugno di terra. Non resta che sparare, sparare, e poi sparare altri missili balistici sulle città. La cattiveria cova sempre molta debolezza, il pugno duro, scarsa sensibilità. Vladimiro il Terribile ha perso la faccia, lo sappiamo, non si dice, ma anche lui lo sa.
E dunque, se il nemico non crolla, ne serve un altro a cui dare la colpa. Democrazia è una bestemmia da estirpare, l’Occidente è solo uno scherzo casuale di una geografica svista, l’Europa che vive in pace da un po’ di tempo in qua, è il rivale da colpire prima che colpisca per prima, e il popolo russo lo deve sapere.
L’Europa è il male da estirpare, è la colpa di un momento d’arresto, è gettare tutto sul rosso, col rischio di far saltare il banco con cui non si erano chiusi i conti e i confini, quell’ultima guerra che pare non sia finita allora. La caduta dell’Urss è solo un inciampo storico, niente che non si possa rimediare. La Guerra Fredda invece, quanta nostalgia!
Mobilitazione generale! Nella grande madre Russia ormai è nell’aria, e Vladimiro, sicuro di sé, sta minacciando, ci ha puntato il dito: “Il cattivo sei tu”! Adesso che Donald the best, il nuovo compagno di merende americano gli ha detto: “facciamo un po’ per uno”, e sta smontando la NATO, si apre uno spazio “grosso così” per parolacce, scaramucce e poi, missili su altre capitali. L’Europa è un po’ alle strette, sia per bilancio che per politica, un po’ smarrita tra le chiacchere se è meglio oppure no drizzare le banane poiché pare rientri nel 2% dell’agroalimentare.
E allora io personalmente ho un po’ paura per i nostri figli. Non c’è unità, non c’è amor proprio tra le strade delle nostre città, non c’è amor di patria, e se Bob Dylan canta che “è l’ultimo rifugio che c’è”, non c’è voglia di fare alcuna guerra, ma questo Vladimiro lo sa. E dunque, quel che sarà domani, domani lo sarà, nel frattempo il tempo sembra che sta accelerando, forse è colpa dell’età, ma se quel che temo arriverà, allora il diavolo avrà vinto la partita e questa vecchia Europa che profuma di buon vino & libertà, ma bisticcia, cigola e vacilla, chissà come scriverà il resto della sua storia…
Ma forse esagero, è solo suggestione, Giuseppe Conte dice che è tutta un’invenzione del governo e che Vladimiro è un bravo ragazzo…
Carlo Mariano Sartoris

Egregio Carlo Mariano, lei scrive:
“Non c’è unità, non c’è amor proprio tra le strade delle nostre città, non c’è amor di patria, e se Bob Dylan canta che “è l’ultimo rifugio che c’è”, non c’è voglia di fare alcuna guerra, ma questo Vladimiro lo sa.”
Vorrebbe gentilmente riferire dove Dylan canta codesta frase, il contesto, il significato.
Grazie.
Fulvio
Sweetheart like you – 1983
“They say that patriotism is the last refuge to which a scoundrel clings steal a little and they throw you in jail. Steal a lot and then they make you king.”
Trad.:”Dicono che il patriottismo è l’ultimo rifugio a cui si aggrappa un mascalzone, ruba poco e ti mettono in galera. Ruba tanto e poi ti fanno re.”
Il verso è un esplicito riferimento sarcastico alla celebre massima del saggista inglese Samuel Johnson: “Il patriottismo è l’ultimo rifugio del farabutto”. La citazione viene usata per criticare il falso amore per la patria utilizzato spesso come scusa per giustificare azioni disoneste o immorali.
Questo il contesto, il significato e le parole di Dylan.
gentile signor Ori, La ringrazio per l’approfondimento perché significa che si è dedicato all’articolo fin nei minimi particolari, e questo mi fa piacere. Spero abbia notato un andamento pseudo armonico delle parole basato su un ritmo di 12 battute, battute sovente tristemente ironiche, su notizie che, oltre a trapelare, mi vengono confermate direttamente da una cara amica, corrispondente da San Pietroburgo. Detto ciò, mi sono impadronito della frase del maestro Dylan per inserirla in un contesto “trasversale”, laddove la mancanza di amor di patria è comunque percepita in un panorama più vasto.Un programma di suddivisione del potere a livello globale orchestrato da delle innominabili lobby sioniste e nordamericane (Immani farabutti) sta coltivando Una disgregazione della società praticamente su tutto l’emisfero boreale. Il concetto che si tratti di un ultimo rifugio che c’è, è puramente ironico ma il senso di rassegnazione cova al di sotto della frase. Spero che Bob approvi e capisca. Infine, si avrà piacere di leggermi ancora, prossimamente mi occuperò delle lobby sopraccitate. Attendo informazioni molto riservate. Con questo vi auguro una buona giornata. Grazie ancora I
Grazie per la risposta gentile Sartoris.
Peccato che per distrazione non avevo notato l’andamento così ricercato ed inusuale. E’ apprezzabile, ha fatto bene a segnalarcelo.
Cercavo il senso dell’articolo, l’aderenza al reale sul tema Russia.
Bel rischio, davvero non facile giocare con le parole per parlare di un regime sanguinario in atto. Rileggendo, vedo che le é venuto bene, anche su suddivisione del potere e disgregazione della società in atto.
Utile anche la presa di posizione nella sua risposta, mi domando se i diversi redattori dialoghino mai insieme.
Ho cercato di intendere a pieno la sua citazione di Dylan che non gradirebbe una strumentalizzazione e neanche noi lettori.
La traduzione é chiarissima a tutte le latitudini, anche qui:
Rifugio -il patriottismo- é la copertura per giustificare azioni disoneste o immorali.
Anche la religione é stata usata come il patriottismo, quale copertura indegna all’imbroglio.
Dylan lo canta in Jokerman (stesso album “Infidels”-1983).
Saluti, grazie.
Gentile Sig. Sartoris, sono certo che dopo Trump e Putin, ci delizierà con qualche ” apprezzamento” su Ursula von ser Leyen.
grazie Gentile signor Silvio, tra i nuovi dittatori, i due farabutti non sono i soli e non sono i peggiori, se riuscirò ad avere le giuste informazioni, vedrò di Dipingere certi diavoli del sionismo cristiano/Lobby USA. un Gruppo che ha ben poco di umano, Si sta espandendo e vuole controllare il mondo. Cosa che fa già…
Ottimo estratto
Sempre sagace e “puntuale” Carlo Mariano, nel commentare la tragica attualità del momento, in questo mondo “quadrato: dominato da despota sanguinari. Approvo e condivido, ahimè, le sue perplessità, e non resta che sperare in un miracolo, basta che si verifichi, dovunque e comunque provenga! Complimenti, cpme sempre, all’autore.
Purtroppo è così, personaggio con una visione legata ad un passato che dovrebbe considerarsi superato, oggi più che mai servirebbe una visione collaborativa che svincoli il mondo dalle antiche divisioni storiche e per farlo servirebbero figure che la Russia avrebbe anche avuto (vedi Navanly) ma sembra che la classe di potere non abbia intenzione di abbracciare l’idea di questo tipo di figure distanti dalla storica diffidenza e freddezza degli anni del comunismo.
stando al percorso storico di Vladimir Putin, dal KGB a Berlino e quindi, dalla sua transizione al Cremlino favorita da Boris El’cin e dei membri della sua “famiglia”, Tra cui l’imprenditore Boris Berezovsky, Vladimiro ha sorpreso tutti gli oligarchi corrotti con il pugno di ferro. Non è che in Russia non vi sia l’idea di distanziarsi dalla diffidenza del comunismo, è semplicemente che tutto questo non è concesso, ma represso. Altrimenti che oligarca è? E che problemi ci sarebbero? Il problema è serio. L’intelligence suggerisce che così è. Spero di avere fonti di informazione… Male informate