Brescia è stata teatro di un episodio deprecabile. La comunità maomettana approfitta subito per giocare la carta del vittimismo.
Nei giorni scorsi, qualche soggetto con poca intelligenza, ha appeso una testa di maiale al portone della futura moschea di Brescia che sorgerà in Via Camozzi. Sulla vicenda stanno indagando la Polizia Scientifica, la Digos e diverse unità della Questura di Brescia.
Intanto dal Centro Culturale Islamico di Brescia hanno diramato un comunicato stampa vittimistico: “La Comunità islamica di Brescia esprime la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio che nella notte tra il 7 e l’8 luglio ha colpito la futura moschea di Via Camozzi”.
Va ripetuto che chi ha “appeso una testa di maiale” è persona poco intelligente e, come è giusto che sia, ne pagherà le conseguenze quando le Forze dell’Ordine ne scopriranno identità e connotazioni.
Dal centro maomettano di Brescia dicono che “colpire un luogo di culto di qualsiasi religione è un atto gravissimo che va contro i principi di democrazia e di libertà religiosa che fanno parte della nostra Costituzione. Intimidire dei credenti significa ferire un’intera comunità”.
Parole che sarebbero assolutamente da condividere, non fosse che non le abbiamo mai lette quando dei Cristiani sono stati uccisi durante la Celebrazione della Santa Messa in qualche luogo da comunità maomettane.
Dov’era il presidente del Centro Culturale Islamico di Brescia quando, il 14 aprile 2004, l’ex militare italiano Fabrizio Quattrocchi venne rapito e giustiziato dai maomettani dell’Iraq?
Sa il presidente dei maomettani bresciani che la Medaglia d’Oro al Valor Civile Fabrizio Quattrocchi venne assassinato mentre gridava con patriottico orgoglio “vi faccio vedere come muore un italiano!”?
Bene fa il presidente Ridha Mechergui a confidare “nel lavoro delle Autorità competenti affinché vengano accertati i fatti e vengano individuati i responsabili” ma come mai non ha detto nulla sui fatti di Milano dove l’immigrato algerino Mohammed Saidi ha “sfregiato con un coltello una ragazza marocchina nel mezzanino” della Metro?
Il soggetto poco intelligente che ha “appeso la testa di maiale al portone della futura moschea di Brescia” ha compiuto un atto deprecabile e criminale. Allo stesso modo l’immigrato maomettano algerino che ha sfregiato una ragazza marocchina è da considerarsi un estremista e un criminale.
Se veramente il Centro Culturale Islamico di Brescia desidera “lavorare con serenità e determinazione, promuovendo il dialogo e il rispetto reciproco, in collaborazione con le istituzioni e col resto della cittadinanza” dovrebbe prendere le distanze da quegli immigrati, maomettani, che in nome del corano sfregiano, uccidono, minacciano, creano terrore.
Il piagnisteo lagnoso delle comunità maomettane che si dicono vittime di odio e di discriminazione suona piuttosto stucchevole se guardiamo ai numeri di migliaia di Cristiani uccisi perché seguaci della Sacra Bibbia e di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato.

Grande Elia, sono d’accordo con te. Premesso che una persona italiana come si deve non avrebbe dovuto fare il gesto provocatorio, tuttavia non mi sento di schierarmi a favore dei musulmani: se la sbrigano bene già da soli a fare le vittime!! Le decine di chiese in medioriente e in Africa, che i musulmani fanno saltare in aria con dentro i cristiani che stanno pregando chi le piange?? Chi dice una parola di condanna e di verità? E gli stessi musulmani che ricevono soldi dai petrolieri arabi non sarebbe meglio che la smettessero di fare gli sbruffoni e si accontentassero di come sono protetti?
Non so se questa persona sia poco o molto intelligente, quasi certamente ha voluto mostrare disprezzo per i fedeli di una religione diversa dalla sua.
Il comunicato non mi sembra “vittimistico”, anzi come lo stesso autore dell’articolo riconosce è del tutto condivisibile. Quello che non capisco è cosa c’entrino gli episodi che lo stesso autore tira in ballo nel resto dell’articolo. Non è che ogni volta che protesto con il mio vicino perché ha fatto cadere un vaso dal suo balcone devo anche ricordare tutti le volte in cui la popolazione civile è stata uccisa da un bombardamento, e se non lo faccio la mia protesta perde validità.
La violenza va sempre condannata, ma questo non significa che dal mattino alla sera si debba andare in giro col megafono a ricordare – per fare un esempio – le migliaia di civili iraniani uccisi dagli USA o le decina di migliaia uccisi da Israele. O forse si dovrebbe?
Signor Pietro, le faccio notare che nessuno ha parlato di “ogni volta” ma del fatto che costoro “mai hanno condannato” quando le nefandezze le commette la loro comunità.