Le proteste, da noi evidenziate nel precedente articolo del 15 giugno, sono iniziate come mobilitazione contro un controverso progetto di sviluppo turistico sulla costa albanese e si sono progressivamente trasformate in un più ampio movimento di contestazione del governo, con richieste di dimissioni di Edi Rama, la formazione di un governo ad interim o tecnico, nuove elezioni e riforme costituzionali, maggiore trasparenza e lotta alla dilagante corruzione.
Secondo le cronache delle ultime settimane, il movimento è stato soprannominato da alcuni media “Rivoluzione dei fenicotteri” (“Flamingo Revolution”), perché i fenicotteri sono diventati il simbolo della protesta nata per difendere un’area naturale interessata da un grande progetto turistico. Il progetto è legato a investimenti che coinvolgono anche la società di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.
Negli ultimi giorni si sono verificati anche scontri con la polizia, con l’uso di idranti, spray urticante e, in alcune occasioni, lacrimogeni. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre, uova e altri oggetti contro edifici pubblici e forze dell’ordine; sono stati segnalati feriti e arresti.
Il governo di Rama continua a sostenere che il progetto turistico rappresenti un’opportunità di sviluppo economico e respinge le accuse di corruzione e cattiva gestione, mentre i manifestanti ritengono che la vicenda sia il simbolo di problemi più profondi nella governance del Paese.
Va ricordato che l’area interessata ha anche un’importanza strategico-militare, soprattutto per quanto riguarda l’isola di Sazan (Saseno).
L’isola si trova all’ingresso del golfo di Valona, nel punto in cui si incontrano il Mar Adriatico e il Mar Ionio. Per questa posizione è stata considerata strategica per oltre un secolo.
Durante il periodo italiano (1914-1943) fu una base militare fortificata destinata al controllo dell’accesso all’Adriatico, mentre durante il regime comunista di Enver Hoxha divenne una delle basi navali più segrete dell’Albania, con centinaia di bunker, gallerie sotterranee, depositi di munizioni e installazioni militari.
Dopo l’ingresso dell’Albania nella NATO (2009), pur non essendo una base operativa di primo piano, l’isola mantiene una rilevanza strategica per la sua posizione nel Canale d’Otranto, uno dei principali punti di accesso tra Adriatico e Mediterraneo.
Va però distinta la componente militare, da non sottovalutare, da quella ambientale, le proteste riguardano infatti due aree collegate:
- l’isola di Sazan, ex base militare dove è previsto uno sviluppo turistico di lusso;
- la laguna e l’area protetta di Vjosa-Narta/Zvërnec, habitat di fenicotteri e numerose specie protette, dove gli ambientalisti denunciano un forte impatto sull’ecosistema.
Alcuni osservatori sottolineano che la trasformazione di un’ex infrastruttura militare situata in una posizione così sensibile in un grande complesso turistico solleva interrogativi anche sotto il profilo della sicurezza nazionale e della gestione di un sito storicamente strategico.
