Rossiya Airlines e Nordwind (Severny Veter) volano a Cuba non per portare turisti russi, ma per evacuarli dall’isola, mentre Air Canada sta facendo lo stesso con migliaia di canadesi bloccati. L’immagine è impressionante: aerei che arrivano vuoti e ripartono pieni, nel pieno dell’alta stagione, evacuando i visitatori di fronte al crollo del turismo cubano.
L’esodo di massa dei turisti non è un adeguamento degli orari o una decisione isolata, ma il sintomo più visibile del collasso del principale motore economico del Paese. La carenza di carburante per aerei ha raggiunto un punto critico, costringendo prima il trasferimento dei turisti all’interno del sistema alberghiero, la chiusura di strutture per mancanza di risorse e ora la cancellazione delle vacanze e il rientro anticipato dei viaggiatori.
L’origine di questo esodo risiede nella crisi energetica che colpisce direttamente gli aeroporti cubani. Le autorità hanno informato le compagnie aeree internazionali di non poter garantire la fornitura di Jet A-1, il carburante essenziale per i voli commerciali, almeno fino all’11 marzo. Di fronte a questa situazione, diverse compagnie hanno sospeso le operazioni o cercato soluzioni di emergenza.
Le compagnie aeree russe Rossiya (parte del gruppo Aeroflot) e Nordwind hanno confermato che opereranno solo voli di rimpatrio per evacuare i propri cittadini e sospenderanno completamente le loro rotte per Cuba fino alla normalizzazione delle forniture. Non ci saranno voli regolari, pacchetti turistici e nuovi arrivi.
Nel frattempo, Air Canada, la principale compagnia aerea che collega Cuba con il suo più grande mercato turistico, ha annunciato l’invio di voli speciali per rimpatriare migliaia di canadesi e la sospensione completa delle sue operazioni verso l’isola per almeno un mese. Anche Air Transat e WestJet hanno ridotto o cancellato i voli. Le compagnie aeree europee Iberia e Air Europa sono state costrette ad aggiungere scali tecnici in paesi terzi per rifornirsi prima di volare a L’Avana.
Per i turisti che sono stati trasferiti dopo la chiusura degli hotel, la decisione di andarsene è stata inevitabile. L’incertezza su come e quando poter tornare nei loro paesi ha trasformato le vacanze in una fonte costante di stress. Senza voli garantiti, senza un servizio affidabile e con interruzioni di corrente quotidiane, restare non era più un’opzione.
La carenza di carburante si ripercuote su tutto: voli, trasporti interni, elettricità, servizi di base. Quella che avrebbe dovuto essere una vacanza rilassante si è trasformata in attese infinite, cambi di hotel forzati e una corsa contro il tempo per assicurarsi un posto su un volo.
Quando le compagnie aeree smettono di portare turisti e vengono solo a prenderli, il messaggio è chiaro: Cuba non è più una destinazione, è una via di evacuazione.
Fonte: Cubitanow
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Brutta pagina in un momento di crisi geopolitica globale assai instabile.