Il concetto di “entryism islamista” merita un approfondimento, il termine, infatti, non indica semplicemente l’immigrazione musulmana o la pratica dell’Islam: indica una strategia di penetrazione e influenza istituzionale attribuita soprattutto a reti islamiste, con particolare attenzione da parte di *ISGAP alla Fratellanza Musulmana.
Nel novembre 2025 ISGAP ha pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine, The Muslim Brotherhood’s Strategic Entryism into Western Society. La tesi centrale è che alcune reti legate alla Muslim Brotherhood (Fratellanza Musulmana) avrebbero perseguito per decenni una strategia graduale di inserimento nelle istituzioni occidentali: politica, università, associazionismo, organismi religiosi, sistema legale e mezzi di comunicazione. ISGAP la descrive come una strategia di trasformazione di lungo periodo, più istituzionale che terroristica.
Il meccanismo ipotizzato può essere schematizzato così:
- Costruzione di organizzazioni → 2. acquisizione di legittimità → 3. accesso alle istituzioni → 4. influenza sul linguaggio pubblico e sulle politiche → 5. consolidamento dell’influenza.
Il punto importante è proprio questo: non si tratta necessariamente di conquistare il potere con la violenza, ma di sfruttare le regole della società liberale per aumentare progressivamente la propria capacità di condizionamento.
ISGAP collega questa strategia a concetti come tamkeen (radicamento/entrenchment istituzionale) e alla cosiddetta civilization jihad, ricavandoli soprattutto dall’analisi di documenti interni della Fratellanza, fra cui il cosiddetto Explanatory Memorandum del 1991 e The Project del 1982.
Viene definito un “assalto silenzioso”
La metafora funziona se si intende l’entryism come lotta per l’influenza, non come invasione militare.
L’idea è che una democrazia abbia alcune vulnerabilità intrinseche:
- libertà di associazione;
- libertà religiosa;
- finanziamento delle organizzazioni private;
- accesso alle università;
- possibilità di lobbying;
- tutela delle minoranze;
- pluralismo dei media;
- diritto di ricorrere ai tribunali;
- disponibilità delle istituzioni a consultare i rappresentanti delle comunità.
Sono tutte caratteristiche positive di una società liberale ma che possono essere utilizzate strategicamente da attori che non condividono pienamente i valori liberali.
È qui che ISGAP vede il paradosso: la tolleranza della democrazia può diventare, se priva di adeguati controlli sulla trasparenza e sulla rappresentatività, uno strumento per acquisire influenza e potere.
La sfida consiste quindi nel colpire reti, comportamenti, finanziamenti e ideologie antidemocratiche documentabili, non una religione o un’intera popolazione.
Ed è proprio qui che la questione diventa politicamente molto più interessante della semplice formula “assalto silenzioso”: quanto può una democrazia tollerare organizzazioni che utilizzano le proprie libertà per promuovere un progetto politico incompatibile con il pluralismo, senza finire essa stessa per tradire i propri principi?
*ISGAP è l’acronimo di Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (Istituto per lo studio dell’antisemitismo globale e delle politiche), è un centro di ricerca e organizzazione non profit statunitense, fondato nel 2004, che dichiara come missione principale lo studio dell’antisemitismo contemporaneo e lo sviluppo di politiche per contrastarlo.
