“Cuneo per Gaza” ha trovato una nuova scusante per scendere in piazza e protestare un po’.
In queste ore tutte le Agenzie di Stampa hanno parlato del bombardamento di Israele – con l’appoggio degli Stati Uniti d’America – ai danni della Repubblica Islamica dell’Iran.
Le valutazioni geopolitiche verranno fatte più “a freddo” perché bisogna sempre analizzare il quadro geografico, politico, storico e sociale.
La cosa che si può – e si deve – dire adesso è che la Sinistra extraparlamentare ed antagonista italiana ha immediatamente cavalcato l’onda bellica per avere un po’ di visibilità. Gli stessi che erano pro-Pal, divenuti poi pro-Maduro, oggi si presentano come pro-Ayatollah Khamenei.
A ben guardare il tempo, le iniziative, i presidi, le movimentazioni, di questi soggetti sorge spontanea una domanda: “Questa gente non ha altro da fare?”.
La Sinistra di Cuneo – ovviamente – non può esimersi dal fare un po’ di insana propaganda pro-regime iraniano.
Siamo in grado di dirvi che alle ore 13:19 – pochi minuti fa – il collettivo “Cuneo per Gaza” – già resosi noto per iniziative quantomeno bizzarre – ha lanciato un comunicato dal titolo “ISRAELE E USA BOMBARDANO L’IRAN E NOI SCENDIAMO IN PIAZZA”.
Nel comunicato, chiaramente solidale con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, si dice che “è in corso l’ennesimo atto di terrorismo di stato, in violazione di ogni norma del diritto e in piena espressione del loro imperialismo terrorista”.
Sono assai simpatici i “compagni” Cuneesi perché quando viene attaccato un regime loro invocano le “norme del diritto” ma, al contempo, quando il regime soggioga con violenza il Popolo loro non se ne accorgono. La stessa ridicola posizione la ebbero quando Donald J. Trump, a gennaio, mise fine alle prepotenze di Nicolas Maduro in Venezuela.

I “compagni” di “Cuneo per Gaza” insistono: “Sappiamo bene che della libertà del popolo iraniano non interessa nulla, né al governo di Trump né a quello di Netanyahu”. Dov’erano i “compagni” della Granda quando il fanatico maomettano Khamenei affogava le proteste degli iraniani nel sangue?
La risposta non è dato conoscerla. Ciò che conta per i già “bivaccanti di Piazza Europa” è che “in gioco c’è esclusivamente il dominio sulle risorse naturali e il controllo politico, economico e militare dell’area mediorientale”.
I “comunistelli” del terzo millennio, per giustificare le loro anacronistiche manifestazioni, dicono sempre che quando si mette fine ad un regime lo si fa per un non ben chiaro “dominio sulle risorse naturali”.
Per questo motivo, in modo del tutto inspiegabile, oggi i “Cuneo per Gaza” scendono “in piazza per affermare che nessun popolo è sicuro finché USA e Israele potranno commettere impuniti i loro crimini di pirateria e i loro massacri: dal Venezuela a Cuba, al Medio Oriente a tutto il mondo”.

Non poteva mancare, poi, l’attacco al Governo Italiano che, a differenza di “Possibile”, “Sinistra Italiana”, “Alleanza Verdi Sinistra”, “Potere al Popolo”, ha vinto le elezioni democraticamente e onestamente.
I “compagni” di Cuneo non si esimono dal fare un loro “indispensabile” proclama: “Anche questa volta assorda il silenzio del Governo Meloni, perché non solo non condanna l’attacco all’Iran, ma addirittura fornisce supporto logistico offrendo l’Italia (a partire dalla Base Militare di Sigonella) come punto di partenza e di alloggio per gli aerei che hanno preso parte all’attacco”.
I “comunistelli” della Granda non hanno evidentemente chiaro che quando si appartiene ad un’Alleanza Atlantica come la NATO si deve garantire supporto, assistenza e collaborazione ai Paesi membri.
Israele ha fatto bene? Benjamin Netanyahu ha fatto male? Non sta ai giornalisti prendere una posizione e stabilire chi è nella ragione e chi nel torto.
Importante, oggi, è auspicare una “pace disarmata e disarmante”, scongiurare qualsivoglia azione di antisemitismo, e metter fine alla gogna mediatica che da anni infanga in modo indecente lo Stato di Israele ed il suo Popolo.
Anche questa situazione, inevitabilmente, costringerà il giornalismo italiano ad analizzare, riflettere e raccontare. Nulla che i giornalisti italiani non sappiano fare con onestà intellettuale e competenza.

Forse a Cuneo oggi è ancora carnevale!
Caro Francesco, speriamo non mettano in scena la guerriglia urbana come hanno fatto altrove.
Non ho parole. Questa insistenza mi fa pensare molto male! Lo sanno che alla gente non piace l’inneggiare continuo alla guerra, alla difesa di imam in varie città italiane. Comincio proprio a pensare che li paghino….. il Qatar ha questo vizietto….
Cara Margherita, voi che mi leggete non avete chiaro che i “compagni” asseriscono io non sia iscritto all’Ordine dei Giornalisti per cercare di delegittimare il diritto di cronaca e di informazione.
Chissà che non pensino farmi fare la fine di Sergio Ramelli.
Per prima cosa, escludendo comunque una recrudescenza della violenza politica estremista in Italia, ti esprimo la massima solidarietà per gli attacchi: un collega, al di là di quanto condivida o non condivida delle sue opinioni, deve sempre vederci al suo fianco quando viene attaccato per l’esercizio che fa del diritto di cronaca e di opinione.
Ciò messo immediatamente in chiaro, con la stessa franchezza e nettezza, permettimi di dissentire rispetto alla scarsa problematizzazione in merito all’interventismo bellicista di Usa e Israele, attori eccessivamente attivi in un contesto che assomiglia sempre di più a quella “terza guerra mondiale a pezzi” che profeticamente individuava Papa Francesco.
Il Medio Oriente, proprio nell’ottica di quella pace disarmata e disarmante, avrebbe bisogno di sguardo e di pensiero lungo, oltre che il superamento di ogni spirito “di crociata”. Purtroppo, stiamo assistendo a uno spirito ben diverso e a una reattività che può dimostrarsi ben pericolosa.
Ho letto, a proposito di quanto sta accadendo, due interessanti riflessioni/prese di posizione, registrando un’inaspettata quanto “benedetta” convergenza tra esse, l’intervista di mons. Derio Olivero a La Stampa online e il commento di Riccardo Cascioli su “La nuova Bussola Quotidiana”.
La via maestra deve essere quella della “comprensione profonda” della “posta in gioco” e questa non può che essere indirizzata al superamento della “logica delle armi”.
Quanto alle manifestazione di questo pacifismo consunto, proprio perché il valore della pace ha bisogno di argomentazioni dense e capaci di (ac)cogliere la complessità, bisogna ammettere che le “parole d’ordine” risentono troppo di ideologismi d’antan. Certo non va dimenticato che la NATO è un’alleanza difensiva (se lo si dice a proposito del conflitto in Kossowo e criticando le “pungolatore” alla Russia, beh, va tenuto presente sempre)
Ringrazio per la solidarietà. L’analisi da lei proposta è degna di riflessione anche se – personalmente – non nutro nessuna fiducia nella dialettica vaticana. Bergoglio aveva una posizione a mio avviso veramente ideologica e Derio Olivero è chiaramente filo-maomettano. Ho letto le sue dichiarazioni ai colleghi de “La Stampa” e devo dire che non mi attendevo nulla di difforme.
Grazie ancora per la solidarietà.