I Carabinieri del NORM della Compagnia di Bra traggono in arresto un albanese che ha deliberatamente violato una “misura cautelare” emessa a suo carico.
A distanza di una sola settimana siamo nuovamente a parlare della Compagnia Carabinieri di Bra, una delle otto realtà territoriali facenti parte il Comando Provinciale Carabinieri di Cuneo.
Nella mattinata odierna il Comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri della Granda, Tenente Colonnello Daniele Riva, ci ha comunicato che “proseguono i controlli dei Carabinieri della Compagnia braidese nella zona della Stazione Ferroviaria cittadina e nella contigua Piazza Roma, con il supporto delle Squadre di Intervento Operativo del 1 Reggimento Carabinieri di Moncalieri”.
La notizia è molto rilevante perché – da anni – seguiamo la cronaca della Città di Bra e tanti nostri lettori ci hanno manifestato un senso di profondo rammarico per l’esagerata presenza di immigrati che fanno precisamente quello che vogliono, soprattutto nella zona della Stazione Ferroviaria.
Dalla Caserma Gonzaga vanno diritti al punto dicendoci che “nell’ambito di queste attività è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria un cittadino di origini albanesi, 42enne, più volte oggetto di controlli da parte dei Carabinieri”.
La domanda che molti si fanno è sempre la medesima: se i Carabinieri hanno più volte controllato il soggetto e lo hanno deferito alle competenti autorità dello Stato, perché non si è provveduto al rimpatrio? Perché bisogna continuare a tollerare questo orrido fenomeno che è ormai conosciuto come “immigrazione criminale”?
Dalla Compagnia Carabinieri di Bra, retta dal Tenente Colonnello Tommaso Gioffreda, precisano che “proprio nei giorni scorsi i militari hanno ricevuto una denuncia dai gestori di un bar ubicato nella zona della Stazione Ferroviaria che negli ultimi mesi erano stati presi di mira” dall’immigrato albanese.
I gestori del pubblico esercizio erano in ansia e visibilmente spaventati dal momento che l’albanese li avrebbe “anche minacciati di morte”.
Per fortuna ad Asti c’è una Procura della Repubblica piuttosto risoluta e così è stato prontamente avviato un procedimento all’epilogo del quale “il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Asti ha emesso nei confronti del 42enne un divieto di ritorno nel Comune di Bra ed il divieto di avvicinamento a non meno di 1.000 metri (1 km n.d.r.) di distanza dalle vittime”.
La cosa sembrava risolta. Per chi non segue con attenzione la cronaca questi provvedimenti sembrano efficaci ma è proprio qui che “casca l’asino”.
Siamo in grado di dire, infatti, che nonostante “la notificazione del provvedimento, l’uomo ha continuato a permanere nel Comune di Bra ed a recarsi nei pressi dell’esercizio commerciale dove erano presenti le vittime che avevano denunciato il suo comportamento”.
I divieti di avvicinamento, i divieti di dimora, i distanziamenti giudiziari, non servono assolutamente a nulla. Chi li riceve è abituato a violare le norme giuridiche e dei provvedimenti interdittivi fa effettiva carta igienica.
Il Legislatore deve prendere atto che servono azioni di maggiore repressione, nelle quali lo Stato possa esercitare con prontezza la sua coercizione.
Le vittime di questi soggetti vanno tutelate perché non è bello denunciare un soggetto e poi ritrovarselo dinanzi perché gli si è intimato un semplice “divieto di avvicinamento”.
Per fortuna i Militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bra, lo scorso 30 marzo, hanno individuato l’albanese “mentre violava, per l’ennesima volta, la misura cautelare, procedendo al suo arresto in flagranza”.
A questo punto, dinanzi ad una situazione al limite del tollerabile, “il Tribunale di Asti, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto nei suoi confronti una misura cautelare custodiale”.

Sono sempre di più i cittadini italiani che auspicano un’azione di remigrazione nei confronti di quegli immigrati che vengono nel nostro Paese e che decidono deliberatamente di non rispettare le nostre leggi e il nostro costrutto ordinamentale.
Nei giorni scorsi l’on. Laura Ravetto, “Lega”, di professione avvocato, ospite della trasmissione “Dritto e Rovescio”, ha detto quello che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire: “La cittadinanza va revocata a chi commette reati contro la persona o il patrimonio”.
Si potrebbe aggiungere, citando il Generale di Divisione Roberto Vannacci, “Futuro Nazionale”, che chi sbaglia deve pagare e deve essere remigrato a casa sua.
Non possiamo tenerci – come ha detto ieri sera, sempre a “Dritto e Rovescio”, l’on. Susanna Ceccardi, “Lega” – “tutta la feccia” che arriva dall’estero.
Alle Elezioni Politiche ed Amministrative del 2027 questo tema influirà – e non poco – sulla scelta degli elettori. O si espellono un po’ di attori di immigrazione criminale o gli italiani si sposteranno sempre più verso una coercizione di Destra.
